Terminator: Genisys

Terminator: Genisys (USA, 2015)
di Alan Taylor
con Arnold Schwarzenegger, Emilia Clarke, Jsaon Clarke, Jai Courtney

Ci sono poche cose che funzionano in Terminator: Genisys e nessuna è sufficiente a salvarlo per davvero, ma quantomeno riescono a renderlo una visione moderatamente gradevole, dal buon ritmo, che pur nella sua mediocrità tira dritta fino alla fine. C’è il pasticciare con la cronologia dei vecchi film, che è una cosa assolutamente fine a se stessa e non va molto oltre il tirar di gomito a chi se li ricorda, ma tutto sommato è gestita abbastanza bene nei modi e nei tempi con cui modifica le situazioni, mescola i ruoli dei personaggi, ripropone quel che ci ricordiamo. Certo, se lo “spunto” realizzato meglio del tuo quinto episodio è la versione su pellicola della sezione Trivia dalle schede su Internet Movie Database dei primi due episodi, beh, l’ambizione è proprio scarsina. Ma insomma, è un qualcosa con cui ci si può tutto sommato divertire, nonostante Alan Taylor metta tutto in scena all’insegna di una visione banale, spenta, moscia, e nonostante mezzo cast sia totalmente fuori ruolo. Mh, sto già scivolando nei lati negativi, aspetta, riproviamoci.

Che altro c’è, di buono? Beh, Arnold Schwarzenegger, nel ruolo del terminator un po’ catorcio, alla fin fine non è male. Si potrebbe scherzare sul fatto che gli viene facile recitare, quando il punto sta tutto nell’evitare di mettere in mostra emozioni, nel fare l’impassibile e nel mostrarsi impacciato, ma tant’è, il suo androide con endoscheletro metallico semi-settantenne non è malaccio e tutto sommato non esagera con gli ammiccamenti e le battutine sceme, pur andandoci parecchio vicino. Il film si preoccupa pure di giustificare le sue movenze artritiche, anche se poi Arnie si muove in quella maniera pure in un paio di scene nelle quali, teoricamente, dovrebbe essere in formissima. Del resto all’età non si sfugge. Ah, a proposito di terminator, Byung-hun Lee è un bel T-1000. Sul serio, funziona! E… e basta, direi che i lati positivi finiscono qua. Non molti, già.

I lati negativi? Beh, dicevo del cast totalmente fuori ruolo: Emilia Clarke e Jai Courtney nei panni di Sarah Connor e Kyle Reese sono quanto di più sbagliato si potesse fare. Lei, tutta ciccipucci e morbidosa, che arranca nel tentativo di risultare una dura, fa veramente imbarazzo, considerando che eredita una fra le donne action più cazzute nella storia del cinema hollywoodiano (e con la quale, vedi un po’ le coincidenze della vita, se l’era cavata decisamente meglio la sua compagna di draghi Lena Headey). Lui è un canotto ambulante che, poveraccio, mi sta anche simpatico, ma ormai s’è conquistato il ruolo di sfascia-franchise. E io vorrei davvero scambiare due chiacchiere con chiunque abbia pensato che fosse il caso di affidare Sarah Connor a una bratz e Kyle Reese a un exogino. A voler ben vedere, il concetto stesso di Kyle Reese più grosso dei terminator che lo inseguono è un po’ il simbolo massimo di quanto questo film fraintenda tutto.

Per il resto, avevano un colpo di scena, discutibile quanto si vuole, ma pur sempre colpo di scena, trattato assolutamente come tale e piazzato poco oltre metà film, ma presi da un attacco di panico hanno deciso di bruciarselo nella campagna promozionale. E il bello è che quando succede quella cosa lì, beh, il film s’inabissa in una sorta di remake bruttarello di Terminator 2, diretto da un regista che non ha nemmeno l’ombra del manico di James Cameron. Poi, sì, il ritmo c’è, le esplosioni pure, qualche altra svolta quasi sorprendente (ho detto quasi) anche, a cercar bene si trovano perfino una o due buone idee e l’autoironia è abbastanza ben dosata. Alla fin fine, se ci si accontenta di un film d’azione medio, derivativo, pieno d’esplosioni, con un Arnie che ci crede ancora, un Jason Clarke che fa il possibile alle prese con un ruolo ingrato e quella generale impressione d’imbarazzo da zappa sui piedi, figlia dell’essersi andati a cercare il confronto diretto e impietoso coi due originali, beh, appunto, ci si può accontentare. Voglio dire, tutto sommato, se lo chiedete a me, Terminator: Genisys è più divertente di Terminator Salvation e meno fastidioso di Terminator 3. Una vittoria di misura nel prestigioso campionato della sfiga, insomma.

Fun fact: leggo in giro che, come spesso accade, la versione italiana è impreziosita da un linguaggio decisamente più scurrile. Siamo personcine a modo, insomma.

8 pensieri riguardo “Terminator: Genisys”

  1. la verità stà nel mezzo ne dimostra 45, giopep che voto gli daresti da 1 a 10? tu che sei uomo di mondo è vero che i nordici invecchiano peggio? è una leggenda?

    ps Terminator Salvation imho è meglio del 3 e di questo, più serio e originale.

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  2. Le darei un 8, va. 😀
    Saggezza popolare dice che le bellezze nordiche invecchino male, sì, ma onestamente non ho sufficientemente esperienza da esprimermi al riguardo.

    Salvation, boh, perché più originale? Di fondo racconta cose che già sapevamo infilandoci un ibrido come qui (solo che lì è buono). Al di là di quello, io l'ho trovato proprio moscio moscio. Ma insomma, stiamo veramente facendo la gara fra gli sfigatelli, son tre filmetti.

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