Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet


The Young and Prodigious T.S. Spivet (Francia/Australia/Canada)
di Jean-Pierre Jeunet
con Kyle Catlett, Helena Bonham Carter, Judy Davis, Callum Keith Rennie, Niamh Wilson, Jakob Davies

Ah, che bello. Ogni tanto ci vuole proprio, un film leggero, dolce, onesto, che si racconta in maniera gioiosa e semplice senza per questo schivare necessariamente argomenti che possono farti sudare gli occhi. Ci vuole in particolar modo, poi, dopo che te ne sei tornato a casa dalla visione di Maggie, che veramente guarda è una botta d’allegria che non ti dico. Ma di quello ne parliamo un’altra volta. Oggi, invece, si parla del nostro amico Spivet, ultimo film di quello scombinato mentale di Jean-Pierre Jeunet, che quasi quindici anni dopo l’esperienza di Alien – La clonazione è tornato in zona USA. Certo, l’ha fatto con una coproduzione tra Francia, Australia e Canada e, considerando che il film è in buona sostanza un’appassionata lettera d’amore agli Stati Uniti, credo questo dica molto della sua opinione sull’esperienza con gli studi hollywoodiani. Ma insomma, poco importa. Quel che importa è che Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet è un gran bell’esempio di film per ragazzi che non tratta il suo pubblico come un branco di rincretiniti. Pare poco, non lo è.

È anche un film di Jean-Pierre Jeunet in tutto e per tutto, c’è il suo stile sopra le righe, il suo immaginario da favoletta bizzarra sempre e comunque, l’estremizzazione di tanti personaggi a livello macchietta, ed è bene puntualizzarlo a favore di chi non riesce a farselo piacere. Però, ed è un però non da poco, è tutto molto ben contestualizzato in quello che di fondo è un racconto filtrato dallo sguardo di un bambino di dieci anni, vale a dire lo Spivet del titolo, nato nel romanzo Le mappe dei miei sogni di Reif Larsen e interpretato con grande intensità dall’esordiente (sul grande schermo) Kyle Catlett. Magari non farà la differenza per tutti ma, per dire, io nel 2001, ogni volta che Amelie mi guardava dallo schermo del cinema volevo spararle in faccia con un bazooka. E invece qui mi sono emozionato, divertito, a tratti perfino commosso, per un centinaio di minuti abbondanti che sono davvero un piacere per gli occhi e per il cuore.

Intendiamoci, Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet non è certamente un capolavoro, anzi, ha i suoi momenti che non funzionano poi così bene. La sequenza con Dominique Pinon sembra un po’ appiccicata ed è difficile non pensare che stia lì solo perché Jeunet non può fare a meno di infilarlo dappertutto. Il finale, forse, gestisce le cose in maniera un po’ troppo semplicistica, ma insomma, tutto sommato si incastra bene nel tono generale di un film che racconta una favola deliziosa e toccante e lo fa appoggiandosi su una serie di cartoline fantastiche. Jeunet riprende gli Stati Uniti con una potenza esplosiva di colori, suoni, omaggi e riferimenti incrociati, infilando in ogni dove trovate visive e assurdità assortite, trasportandoti nella mente dei suoi personaggi, raccontando con delicatezza, umorismo e forza una fra le tragedie più grandi che possano capitare in una famiglia. E ne viene fuori un gran bel film.

Me lo sono visto ieri sera su Netflix e devo ammettere di avere un po’ rosicato per il fatto di essermelo perso quando è passato al cinema dalle mie parti. In Italia è uscito la scorsa settimana.

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