1981: Indagine a New York

A Most Violent Year (USA, 2014)
di J.C. Chandor
con Oscar Isaac, Jessica Chastain, David Oyelowo

Nel 1981, New York City dovette affrontare quello che le statistiche stabilirono essere l’anno più violento nella storia della città, grazie alla bellezza di 1841 omicidi. Il senno di poi ci dice che quel record durò poco, dato che il tasso di violenza continuò a crescere in maniera ininterrotta fino al 1991, ma tant’è, vai a raccontare a un newyorchese del 1981 di non lamentarsi perché poi le cose andranno peggio. Da questo dato statistico nasce il titolo dell’ultimo film di J.C. Chandor, regista parecchio apprezzato da queste parti grazie agli ottimi Margin Call e All Is Lost, che con questa sua terza opera si conferma autore interessante, estremamente versatile e dalla notevolissima personalità, capace di emergere anche quando, come in questo caso, si impegna soprattutto ad omaggiare i grandi classici del passato e realizzare un film come non se ne fanno più.

A Most Violent Year è infatti sotto molti punti di vista una sorta d’esercizio di stile, un tentativo riuscitissimo di realizzare un film che pare uscito per direttissima da un’epoca ormai svanita dell’Hollywood che conta. Il suo fascino tutto particolare arriva in larga misura proprio da questo approccio riverente, magari a tratti troppo innamorato del proprio classicismo, ma che comunque non scivola mai in ammiccamenti forzati. Nonostante questa natura un po’ retrò, chiaramente resa ancora più forte dal contesto narrativo, dall’ambientazione d’epoca sottolineata a botte di abiti e pettinature, Chandor riesce però a imprimere sul racconto una personalità unica e fortissima. Lo fa grazie alla pazzesca ricerca visiva, al taglio funereo che la fotografia imprime su tutto il film, alla forza espressiva che emerge nell’utilizzo di ogni singola location e alla capacità di padroneggiare temi alti e raccontarli senza ipotizzare un pubblico di storditi da imboccare col cucchiaino.

Quella di Chandor è una New York viva, ma moribonda, preda di una decadenza morale a cui il suo protagonista cerca strenuamente di opporsi, ritrovandosi però costretto a scendere sempre più a patti con la realtà. Ne viene fuori un film strano, dal ritmo letargico ma bizzarramente ipnotico, una sorta di thriller placido che a tratti si risveglia con due o tre sequenze dalla potenza e dalla tensione fuori scala. E tutto ruota chiaramente attorno all’incredibile bravura di Oscar Isaac, che ancora una volta prende possesso di un film e lo domina dall’inizio alla fine, in ogni momento, in scene clou come quel fantastico monologo ai dipendenti ma anche in momenti più piccoli e apparentemente insignificanti. A Most Violent Year è soprattutto suo, nonostante il resto del cast esprima comunque il magnetismo delle grandi occasioni, ed è anche e soprattutto per godersi un’altra notevole performance di uno fra i migliori attori sulla piazza che bisognerebbe gustarselo. In attesa che jedi e mutanti riescano a donargli l’attenzione che meriterebbe ormai da un po’.

Uscito in America a fine 2014, probabilmente nel tentativo fallimentare di inseguire qualche Oscar, A Most Violent Year si è poi girato un po’ tutti i paesi che contano ma sembra proprio non avere intenzione di graziare con la sua presenza i cinema italiani. Regolatevi di conseguenza, se non l’avete ancora fatto.

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