Third Person

Third Person (USA, 2014)
di Paul Haggis
con Liam Neeson, Olivia Wilde, Mila Kunis, Adrien Brody, Moran Atlas, James Franco, Maria Bello, Kim Basinger

Nei salotti bene, quelli in cui si chiacchiera fra geek appassionati di cinema, Crash – Contatto fisico si piazza senza sforzo tra le prime posizioni di una classifica invidiabile, quella dei film che non se lo meritavano. È l’A spasso con Daisy del nuovo millennio, il maledetto che ha vinto l’Oscar senza meritare particolarmente, rubacchiandolo ad altre opere superiori. È vero? Non è vero? C’è di peggio? Non importa, perché tanto lui ormai si è beccato quel ruolo e finisce per saltar fuori ogni volta che ne capita l’occasione. E in effetti, considerando la lista degli altri in lizza per gli Oscar del 2005, faccio fatica a non essere d’accordo. Voglio dire, Brokeback Mountain, Capote, Good Night and Good Luck e Munich. Su, dai. Non che Crash sia necessariamente un brutto film, anzi, è ben confezionato e recitato, ma fondamentalmente ha avuto la fortuna, o la furbizia, di centrare i temi giusti al momento giusto, facendo leva sul senso di colpa e sulle problematiche che in fondo ancora oggi infestano gli USA. Hai detto niente. Ad ogni modo, in teoria qua dovrei parlare di Third Person, ma il preambolo era banalmente dovuto, perché Paul Haggis, dopo la (non malvagia) parentesi poliziesca di The Next Three Days, è tornato sul luogo del delitto.

Third Person ripropone infatti bene o male la stessa struttura di Crash, raccontando una serie di storie che si collegano fra loro in maniera improbabile, spingendo al massimo sul melodramma esagerato e sull’utilizzo di ogni possibile cliché senza alcuna vergogna. E sui colpi di scena. Ah, i colpi di scena! Per un po’ segui il racconto (anzi, i racconti) e non ci pensi, ma poi arriva il primo, arriva il secondo e inizi a capire che da lì in poi sarà solo una lunga raffica di twist messi in fila uno dietro l’altro, fino a svelarti, nei minuti conclusivi, che Bruce Willis è morto. O qualcosa di molto simile. Per fortuna tutto è messo in scena con una discreta cura per l’immagine, un certo gusto nel far filare il racconto in maniera scorrevole e, soprattutto, un buon lavoro da parte degli attori. Anche perché Haggis, questo bisogna concederlo, è davvero bravo nell’assemblare i suoi cast, sempre piuttosto nutriti.

Certo, non sono tutte stelle di prima grandezza, ma ci sono parecchi attori più o meno noti, tutti pronti a dare il massimo per un regista che comunque non nega mai loro una sequenza in cui sfogarsi con un po’ di urla e qualche lacrima in primo piano. Sai mai che vada bene anche a ‘sto giro e ci scappi l’Oscar. Ma il vero colpo di genio (?) di Third Person sta nella decisione di far ruotare tutto attorno alle vicende di un romanziere in piena crisi creativa, sfruttando la cosa come pretesto per una serie interminabile di gag, battute, strizzatine d’occhio e giri in tondo metanarrativi. La cosa raggiunge poi l’apice nel gran finale, al punto di lasciare addosso l’impressione che un po’ tutto il film sia, forse, una specie d’ammissione di colpa da parte del suo autore. Magari Haggis sa di non essere poi ‘sto gran sceneggiatore, ma tanto, fino a che gli attori gli vanno dietro e i film glie li producono, che problema c’è? Ah, figurati, nessuno. Io il film me lo sono anche guardato, pur sapendo a cosa andavo incontro, quindi alla fine ha ragione lui.

Poi, per carità, c’è Olivia Wilde a vari livelli di svestimento, quindi comunque uno sguardo se lo merita.

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