The Walking Dead 05X16: "Conquistare"

The Walking Dead 05X16: “Conquer” (USA, 2015)
con le mani in pasta di Scott Gimple e Robert Kirkman 
puntata diretta da Greg Nicotero
con Andrew Lincoln, Steven Yeun, Danai Gurira, Melissa McBride, Norman Reedus, Lauren Cohan, Michael Cudlitz, Chandler Riggs, Sonequa Martin-Green

E anche quest’anno siamo arrivati alla fine, con una puntata conclusiva un po’ più lunga del solito (un’ora e spiccioli senza pubblicità) che, come da tradizione della serie, non cerca necessariamente il “botto”, la tranciata finale che ti lascia appeso, e punta piuttosto sul portare a compimento i vari discorsi aperti e gettar lì una serie di questioni che verranno affrontate nell’annata successiva. Insomma, per i cliffhanger che ti abbandonano sul divano con gli occhi insaguinati, urlando e sbavando contro la TV, insultando il dio sceneggiatore infame, bisogna rivolgersi altrove. Voglio dire, quand’è stata l’ultima volta che un finale di stagione di The Walking Dead ci ha abbandonati preda della disperazione? Io non me la ricordo, onestamente. Quei momenti se li tengono per metà stagione. Al massimo, toh, potrei citare il finale della seconda annata e il modo in cui mi aveva gasato il mix fra il lancio della Ricktocracy, con forse l’ultimo monologo davvero gustoso di Andrew Lincoln, e le fugaci apparizioni di prigione e Michonne. Ma insomma, ormai ci siamo abituati. La questione è un’altra: si è chiuso bene, questo bel filotto di puntate consecutive dalla gran qualità?

Secondo me sì, pur magari con qualche perplessità. In generale, la scelta di realizzare una puntata “allungata” ha fatto bene allo sviluppo del racconto e dei personaggi, permettendo agli autori di prendersi i loro tempi per raccontare tutto quel che volevano e costruire il crescendo conclusivo nella maniera giusta. Dall’altro, a tratti, ho avuto un po’ la sensazione di stare guardando il Let’s Play di un episodio del The Walking Dead di Telltale Games, in cui ogni singolo personaggio ha a disposizione almeno un minutino per dire la sua e far ciao con la manina. Giusto? Sbagliato? Probabilmente anche un po’ inevitabile, nel momento in cui vuoi fare il punto della situazione e tirare le fila delle varie faccende, ma tant’è, a tratti m’è parso un po’ forzato. Allo stesso tempo, però, ne sono venuti fuori discorsi interessanti, fra questa Carol ormai sempre più Terminator, anche al punto di rischiare d’alienarsi un po’ i compagni, questo Glenn costretto a prendere in mano la situazione e far vedere nuovamente di che pasta è fatto e quella Sasha che sembra proprio star partendo per la tangente tanto quanto il fratello. In generale, ho l’impressione che la stagione si sia chiusa riuscendo nell’impresa di tornare a dare solidità a un po’ tutti i personaggi, compresi quelli che, come Glenn e Maggie, si erano persi per strada. Non è poco, considerando quanto è diventato ampio il cast (ciao Morgan!).

In tutto questo, han funzionato bene anche i momenti un po’ più d’azione, a cominciare da quella articolata trappola che mostra almeno un po’ le azioni dei “lupi”. A proposito: chi sono? Faranno parte di quelle cose che chi ha letto i fumetti attende con ansia? Non penso. Saranno il tema principale dell’avvio di sesta stagione? Probabile. Potrebbero essere gli esiliati da Alexandria di cui si è parlato un paio di volte? Vai a sapere. Onestamente, nella loro breve apparizione, non mi hanno convinto molto, sono serviti più che altro a farci vedere Morgan in versione Denzel/Eli, ma ci sarà tempo per approfondirli. Bene invece la scazzottata notturna fra Glenn e Nicholas, come un po’ tutta la sottotrama che li ha riguardati, e molto bene il crescendo finale, con quel montaggio alternato che porta al dunque i vari casini in ballo mentre tutti parlano alla riunione e Abraham dà spettacolo grazie alla sua capacità di sintetizzare i concetti in un paio di “shit”. Il tutto poi per condurre a un gran finale in cui, forse prevedibilmente, non abbiamo visto nuove morti di peso, ma gli autori sono stati comunque bravi a sfruttare il paio di vittime predestinate in maniera intelligente, per dare loro un peso forte nello sviluppo delle vicende. Quella della sesta stagione sarà un’Alexandria parecchio diversa, guidata da un Rick che si è esibito in un discorsone non poi così dissimile da quello che chiuse la seconda annata. E sarà un’Alexandria che sono molto curioso di visitare, anche perché, a questo punto mi sento di dirlo, pur coi suoi alti e bassi e i suoi problemi, questa quinta stagione di The Walking Dead potrebbe essere la mia preferita. Del resto a me capita spesso che la quinta annata di un telefilm sia la mia preferita. Coincidenza? Io non credo.

E adesso vediamo un po’ come va con lo spin-off, che dovrebbe arrivare in estate.

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