Le ultime due settimane di The Walking Dead

Ieri, ancora brutalmente preda del jet lag per il rientro da San Francisco e dalla Game Developers Conference, mi sono guardato le ultime due puntate di The Walking Dead. E mi sono piaciute (più la prima della seconda). Colpa del jet lag? Merito del jet lag? Il jet lag non c’entra nulla? Vai a sapere. Però mi sono piaciute. E mi sono piaciute nonostante le abbia viste in uno stato mentale che oscilla fra il coma etilico e l’allucinazione da droga pesante. Uno stato mentale in cui mi basta distrarmi un attimo e svengo addormentato come un blocco di cemento. Invece nulla, non un attimo di noia, nonostante per due puntate di azione praticamente non se ne veda e il monologo a tradimento sia sempre dietro l’angolo. Beh, bene, no? Spero di sì. Anche se va detto che queste righe le sto scrivendo ancora forte di una condizione psicofisica piuttosto traballante.

Perché mi sono piaciute? Perché un po’ tutta questa situazione della banda di sopravvissuti cazzutissimi trapiantati nella comunità di ingenui zuzzurelloni mi pare ben gestita, nello sviluppo in generale e nelle piccole cose. È divertente Carol che si finge tonta e poi sbrocca con le minacce di morte al bambino. È deliziosa la storia del piccolo redneck dal cuor tenero che si sente fuori posto e lega con quell’altro personaggio fuori posto per motivi diversi. Son belle ed efficaci trovate come quella di Carl improvvisamente spiazzato dalla normalità dei suoi coetanei e per un attimo incapace di comunicare con loro. E in generale è ben tratteggiato quel mix di timore, dubbio, sospetto e vera e propria incapacità mentale di adattarsi alla situazione in corso. Più o meno tutti hanno il loro momento e più o meno tutti si comportano in maniera credibile e coerente con quello che è stato il loro viaggio fino a qui.

Poi, certo, alla base della faccenda ci sono anche i dubbi su cosa possa eventualmente nascondersi dietro alle mura di Alexandria, e in questo – a meno di sorprese nell’adattamento – vale sempre il fatto che, avendo letto i fumetti, mi manca un po’ di tensione. Ma tutto sommato gli autori stanno lavorando bene nel rimestare le carte, cambiare piccole cose, buttar lì depistaggi, sfruttare le situazioni inevitabilmente diverse (Sasha come nuova Andrea… Daryl e le sue faccende… ) e portare avanti il racconto in maniera interessante. Insomma, il punto è che ho visto due puntate di The Walking Dead che hanno raccontato bene quel che dovrebbe essere un po’ il cuore della serie: i suoi personaggi. Non sempre capita, quando capita fa piacere. Nonostante le facce buffe insostenibili di Andrew Lincoln mentre ascolta i pipponi della bionda.

Mancano tre puntate. Arriverà Negan? Le W saranno roba sua? Che fine ha fatto Morgan? Daryl incontrerà Lucille? Ah, le grandi domande!

4 pensieri riguardo “Le ultime due settimane di The Walking Dead”

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