Arrow – Stagione 2

Arrow – Season 2 (USA, 2013/2014)
con Stephen Amell, Emily Bett Rickards, Katie Cassidy, Caity Lotz, Celina Jade, David Ramsey, Manu Bennett, Willa Holland, Colton Haynes, Susanna Thompson, Paul Blackthorne

Dopo una prima stagione divertente, ricca di azione, a tratti un po’ in difficoltà nel bilanciare al meglio gli aspetti più assurdi e camp della faccenda, oltre che nel gestire l’ingaggio dell’insopportabile cagna maledetta Katie Cassidy per un ruolo di punta, la seconda annata di Arrow apre tutto e si lancia nel vuoto senza vergogna. Un tuffo eseguito in vari modi, fra i quali spiccano magari l’inserimento di una trovata narrativa abbastanza contestualizzata per introdurre il concetto di superpoteri e più in generale lo sciogliersi un po’ sul tono, andando fra l’altro a formare meglio il protagonista, che da quella specie di giustiziere della notte che era inizialmente cambia in qualcosa di un po’ diverso. Nel mentre, ahinoi, si continua a dar spazio a quella cagna maledetta, affidandole definitivamente il ruolo – fondamentale in quasi tutte le serie TV americane di un certo tipo – della stordita che piazza un errore dietro l’altro, non è in grado di avere relazioni umane dignitose e crea continuamente problemi. Una delizia.

Ma insomma, sorvolando su questo piccolo dettaglio, la seconda stagione di Arrow è, tanto quanto la prima e forse anche di più, uno spacco. Certo, bisogna voler guardare un telefilm di supereroi che prende la saggia decisione di staccarsi un po’ dal nolanismo che infettava il primo anno e apre maggiormente le porte al fantastico, all’assurdo e al puramente geek (la mascherina! Le apparizioni e gli omaggi che escono dalle fottute pareti! Flash! La Suicide Squad! Il supergruppo!) ma, insomma, stiamo parlando della serie basata sul Robin Hood dei fumetti DC, non è che ci si possa aspettare molto di diverso. E va bene così, anche perché gli autori continuano ad essere molto bravi nel giocarsi le loro carte, bilanciando l’ansia da apparizioni speciali, riferimenti e tripudio geek con un buon lavoro di equilibrismo nel mantenere comunque la serie accessibile per chi non coglie neanche un centesimo di tutto quel che viene recuperato.

Il risultato è una serie action divertente, piena di scazzottate e assurdità, che si gioca bene il parallelo fra presente e passato coi misteri dell’isola. E soprattutto lo sfrutta per costruire come si deve il rapporto fra protagonista e principale antagonista, che dà poi vita a un gran bel crescendo nella seconda metà di stagione, nonostante Manu Bennett che fa il serio con la vocina bisbigliante sia abbastanza impresentabile. Fra l’altro, ma come mai tutti quelli che tornano dall’isola bisbigliano? È il cambio di clima? Una volta che ti sei abituato a quell’umidità, la secca Starling City ti asciuga le corde vocali? Vai a sapere. Ad ogni modo, Arrow è una serie magari un po’ scema, sicuramente assai sopra le righe e che quando la butta troppo sul melodramma fa fatica, ma che ha la saggezza di abbracciare il suo essere una tamarrata in maniera semplice, diretta e in fondo adorabile. Bene così.

Me lo sono visto su Netflix, in lingua originale e in tutto lo splendore del tripudio di voci impostate, bisbigli e accenti improbabili. Va detto che in binge watching probabilmente guadagna un sacco, perché smaltisci più facilmente le puntate che la buttano troppo sul piagnisteo.

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