Blob – Il fluido che uccide

The Blob (USA, 1988)
di Chuck Russell
con Shawnee Smith, Kevin Dillon, Donovan Leitch Jr.

Quattro anni dopo quel capolavoro di La cosa, due anni dopo quell’altro capolavoro di La mosca, nel 1988 se ne salta fuori un ulteriore horror che aggiorna, attualizza e incupisce un successo di qualche decennio prima. Del resto, sono gli anni d’oro dei remake, è il periodo in cui degli autori dotati di un cervello funzionante ci regalavano reinterpretazioni di spessore, ben lontane dai rifacimenti al microonde cui siamo abituati oggi. In questo contesto, c’è poco da fare, Blob fa la figura del fratello scemo, ma la verità è che si tratta di un film divertente, dal gran ritmo, sorprendentemente cattivo (ci lascia le penne pure un bambino!) e che riesce appieno nel suo intento di riportare in sala quello spirito da drive-in che caratterizzava l’epoca da cui trae spunto.

Paparini del progetto sono dei giovani Chuck Russell e Frank Darabont, che scrivono assieme la sceneggiatura ma riescono a recuperare i finanziamenti per realizzare il film solo dopo essersi occupati di Nightmare 3: I guerrieri del sogno, da cui tirano per altro fuori uno fra i film più amati e di maggior successo della saga di Freddy Krueger. Dopo aver contato i soldi, quindi, spazio al loro remake, che recupera l’idea di base originale ma trasforma la massa informe assassina da creatura aliena a esperimento di laboratorio. Il classico tema dell’ansia da invasione comunista dei bei tempi si trasforma quindi, così timidamente che non è chiaro se Russell e Darabont siano davvero interessati alla cosa, in un metaforone sul terrore dell’A.I.D.S. che scuote il mondo in quegli anni. Ma d’altra parte l’idea, è piuttosto palese, sta soprattutto nel divertire e divertirsi.

Dove Russell e Darabont recuperano lo spirito dei bei tempi è infatti nel taglio assolutamente camp, seppur maggiormente cupo, ben supportato dalla truppa di caratteristi piazzati davanti alla macchina da presa. In questo senso, mi preme ricordare soprattutto gli occhi allucinati di Jeffrey DeMunn (attore feticcio di Darabont, ottimo Dale in The Walking Dead) e il classico anti-eroe motociclista con giacca di pelle, in pieno stile fifties, interpretato da Kevin Dillon (il Dave Franco degli anni Ottanta). È anche grazie a loro se Blob è fondamentalmente una divertente baracconata, che funziona alla grande ancora oggi grazie alla cattiveria, ai lievi accenni di satira e al puro senso di divertimento che sa esprimere. Anzi, forse funziona ancora meglio oggi, a quasi trent’anni di distanza, per quella sorta di affetto che si tende a provare nei confronti di un cinema ruspante, fisico, sincero e artigianale che oggi appare confinato alle piccole produzioni indipendenti, ma nel 1988 poteva permettersi un budget di tutto spessore. C’è ritmo da vendere, la fantasia nell’utilizzare l’assurdo mostro per ammazzamenti ingegnosi non manca e ci si diverte dall’inizio alla fine. Altro che Carrie.

L’ho visto al cinema, in lingua originale, come terzo film della maratona notturna sulle invasioni aliene al PIFFF 2014. Il terzo film è quello del giro di boa, dopo le tre di notte mi passa il sonno e da lì è tutto in discesa.

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