Exodus: Dei e re

Exodus: Gods and Kings (USA, 2014)
di Ridley Scott
con Christian Bale, Joel Edgerton

Di un film come Prometheus si può dire tutto il male che si vuole, però è difficile negare che abbia almeno un paio di lati positivi non da poco: David è un personaggio eccezionale, interpretato alla grandissima da Michael Fassbender, e sul piano visivo si tratta di una fra le robe più incredibili, semplicemente belle, viste in questo decennio (e, in una certa misura, pure in quello prima). Poi, per carità, la sceneggiatura fa acqua da tutte le parti, quasi tutti i personaggi si comportano più o meno a caso e, in linea generale, è un film con dei problemi enormi, che quando va in alto raggiunge quel paio di picchi non da poco, ma quando va in basso prende la pala e si mette a scavare. Ecco, Exodus: Dei e re è l’esatto contrario. È un film che non ha problemi enormi, ma allo stesso tempo non ha un punto alto che sia uno. È mediocre, un compitino che fa il suo dovere dall’inizio alla fine, non affonda quasi mai per davvero ma, allo stesso tempo, non riesce neanche per un attimo a spiccare il volo. Scorre tranquillo e placido, non scatena mezzo brivido e passa via più o meno come stare tutto il pomeriggio attaccati a una maratona di repliche di Il mio amico Arnold.

Fatico però a identificare questa “tranquillità” del film come un pregio. La verità è che allora preferisco il Ridley che parte per la tangente, sbraca e, pur in film discutibili, mi tira fuori quei picchi improvvisi, o quantomeno affronta temi interessanti, propone qualcosa che ti rimanga almeno un pochino addosso. Vale per Prometheus e vale, tutto sommato, anche per The Counselor, ma non vale certamente per questa nuova versione di una storia raccontata tante altre volte, che sceglie la strada dello pseudo-realismo moderno, secondo cui devi sempre lasciarti aperta la possibilità che in fondo siano tutte coincidenze e Mosé sia un pazzo che si immagina le cose. È tutto normale, tranquillo, medio, scorre placido e non morde. Non mordono, per dire, le interpretazioni dei due protagonisti, adeguati ma con materiale proprio scarso in cui affondare i denti, ed è come se non ci fossero le varie facce note di contorno, che fanno la loro apparizione, salutano con la manina, staccano l’assegno e si congedano senza disturbare, sotto utilizzate al punto da far pensare che, vista anche una certa frettolosità del primo atto, molto di loro sia rimasto in sala di montaggio. E, a margine, vien da chiedersi cosa abbia spinto il povero Aaron Paul, la cui carriera post Breaking Bad sembra non avere molte speranze, ad accettare il ruolo di stalker di Mosé, utile solo per picchiare sul punto del “ma ci fa o ci è?”.

Ma si torna poi al punto di partenza: di fondo, il film poteva essere portato su un piano superiore da sir Ridley. Purtroppo è difficile non chiedersi se, comprensibilmente, la morte di Tony, avvenuta in piena lavorazione di Exodus, abbia tagliato le gambe alle potenzialità espressive del film. È tutto competente e professionale, ma non c’è una singola vera invenzione visiva, quel che dovrebbe dare spettacolo lascia abbastanza indifferenti e l’unica idea dignitosa, il Dio bambino piagnucolone e rabbioso, non è né originale né particolarmente ben sfruttata. Alla fin fine il problema sta tutto lì: esci dal cinema dopo aver visto sul grande schermo le piaghe d’Egitto, il Mar Rosso che si spalanca, i dieci comandamenti, Dio che parla a Mosè, la potenza dell’impero egiziano, battaglie furiose e cavalcate devastanti, ma hai l’impressione di esserti guardato il filmino delle vacanze in Spagna di Ridley Scott. Fatto bene, eh, alla faccia del filmino, ma le emozioni stanno altrove.

L’ho visto in lingua originale (non particolarmente utile: le interpretazioni sono quello che sono) al cinema (non particolarmente utile: lo spettacolo è quello che è), in 3D (non particolarmente utile: l’effetto non è nulla di spettacolare e l’oscurità aggiunta fa sembrare che l’Egitto sia preda di costante eclissi), qua a Parigi, qualche settimana fa, dato che l’hanno fatto uscire sotto Natale, immagino per cavalcare il tema. In Italia ci arriva questa settimana, forse per quel campo minato che è la distribuzione cinematografica natalizia italiana.

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