St. Vincent

St. Vincent (USA, 2014)
di Theodore Melfi
con Bill Murray, Jaeden Lieberher, Melissa McCarthy, Naomi Watts

Film d’esordio del regista Theodore Melfi, St. Vincent è una commedia dei buoni sentimenti, che butta lì un po’ di scorrettezza un tanto al chilo, lascia spazio a qualche battuta fuori luogo, sconfina a tratti nel malinconico, ma fondamentalmente dirige spedita verso il classico lieto fine da manuale e si tiene in piedi soprattutto grazie alla bravura e al carisma degli attori. Chi viene colto da pellagra alla sola idea farebbe meglio a starne lontano, non c’è niente da vedere, circolare. D’altro canto, non c’è nulla di male in un film che segue bene una formula classica, mettendo tutte le cose giuste al punto giusto e appoggiandosi sull’efficacia degli interpreti. Voglio dire, non è che sia concettualmente molto diverso o particolarmente meno originale rispetto all’ennesimo film di supereroi con l’ennesima mezz’ora finale in cui esplode tutto. È solo meno cool.

L’aspetto più intrigante di St. Vincent, se vogliamo, sta nel fatto di mostrarci una manciata di attori in ruoli tutto sommato abbastanza diversi da quelli a cui ci hanno abituati. E se la prostituta dal macchiettistico accento russo di Naomi Watts lascia il tempo che trova, è confortante vedere Melissa McCarthy, una volta tanto, non trascorrere tutto il film urlando come un’indemoniata, gettandosi in giro e facendo la cretina dall’inizio alla fine. È un po’ come quando guardi quella manciata di film in cui Adam Sandler e Will Ferrell provano a fare le persone normali e scopri che non sono affatto male. È piacevole. Ed è altrettanto piacevole ritrovare un Bill Murray in là con gli anni che esce dal ruolo di Bill Murray vecchio da routine post Tenenbaum/Coppola e interpreta, beh, una versione ben più credibile di come ti aspetteresti di veder diventare sessantenne il Bill Murray degli anni Ottanta.

Alla fin fine, lo dice espressamente il titolo, St. Vincent è più che altro il suo film, una sorta di Gran Torino più rilassato e divertente, il tradizionale racconto di formazione che vede un ragazzino tanto dolce e insicuro alle prese con un modello di vita dagli atteggiamenti discutibili. È un film in cui si ride in maniera prevedibile, le svolte narrative vengono rese note per telefono con largo anticipo e le subdole manipolazioni emotive sono sbracate senza la minima vergogna. Eppure, sarà che gli attori funzionano, sarà che fa piacere riscoprire un Bill Murray ancora in grado di recitare senza sbavarsi sulla camicia, sarà che il piccolo Jaeden Lieberher è adorabile e il rapporto fra i due convince davvero, ma St. Vincent m’è risultato simpatico, mi ha divertito e mi ha perfino messo addosso un po’ di magone. Che vi devo dire, sono una persona semplice. 

Me lo sono visto in lingua originale su Netflix e tutto sommato credo che il borbottare di Bill Murray faccia abbastanza parte dei motivi per cui l’ho apprezzato. Detto questo, in Italia esce al cinema domani, giovedì 18 dicembre. Del resto è un film da Natale, no?

3 pensieri riguardo “St. Vincent”

  1. Ma secondo me neanche ci prova ad essere scorretto. O, meglio, ci prova nei limiti di quella scorrettezza all'acqua di rose tipica di questo genere di commedie. È tutto molto regolare e inquadrato, ma lo è in partenza, non lo vedo come un tentativo fallito di fare altro.

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