Fargo – Stagione 1

Fargo – Season 1 (USA, 2014)
creato da Noah Hawley
con Billy Bob Thornton, Martin Freeman, Allison Tolman, Colin Hanks

Che senso ha candidare True Detective agli Emmy nella categoria Drama Series quando Fargo e American Horror Story, strutturate sostanzialmente allo stesso modo, se ne stanno belle tranquille in zona Miniseries? Secondo me nessuno ma, ehi, le regole lo permettono, e in fondo non è tanto diverso dalla barzelletta di Daniel Brühl candidato agli Oscar come Supporting Actor per Rush. Per altro, in entrambi i casi, coda fra le gambe e bocca asciutta. Bonus: ai Golden Globe True Detective ci va come miniserie, perché lì le regole sono più limitanti. Nel mentre, Fargo s’è portato a casa gli Emmy per la miglior miniserie e la miglior regia, oltre in generale a un’esplosione d’amore figlia almeno in una certa misura del fatto che, onestamente, in pochi avrebbero scommesso qualcosa sulla riuscita del progetto. Si erano già viste in passato serie TV della madonna nate da film (che so, M.A.S.H. e Friday Night Lights) ma è un tipo di operazione dai risultati spesso indecorosi e nello specifico si partiva da un capolavoro pluripremiato e considerato fra le cose migliori partorite dai fratelli Coen. Insomma, era dura. E invece.

E invece Fargo, nonostante un episodio pilota che magari fatica un pochino a ingranare (ma quegli ultimi minuti!) è una fra le migliori nuove serie TV del 2014 e ha solo bisogno che le diate il minimo di fiducia necessario per una storia che si prende il tempo che le serve. Sta proprio lì in cima, assieme ad altre due o tre cose come The Knick, Transparent e sicuramente altro che mi dimentico, che non ho visto o che non ho già citato là sopra. Fra l’altro, a proposito di quello che ho citato là sopra, dopo averlo già fatto per The Knick, mi tocca l’ingrato compito di sostenere che, sì, anche Fargo è meglio di True Detective. È più forte Hulk o la Cosa? Non lo so, però so che anche Transparent è meglio di True Detective e lo scrivo qui perché ho finito di guardarlo l’altro ieri e, fra una cosa e l’altra, non so quando avrò modo di parlarne più approfonditamente. Ha senso mettersi a fare le classifiche? No, dai, però avevo voglia di buttare lì ‘sta cosa in maniera gratuita e un po’ polemica.

Fargo, dal film dei fratelli Coen, recupera l’ambientazione – un profondo Minnesota innevato e sopra le righe che fa incazzare chi in Minnesota ci vive – e la burla dello strillone iniziale “Basato su una storia vera” anche se di vero non c’è nulla. Ne va poi a pescare anche quel tono meravigliosamente incastrato fra la commedia dell’assurdo, il thriller tesissimo e il parabolone morale in cui chiunque, se messo nelle condizioni giuste, finisce per macchiarsi delle peggiori nefandezze e anche l’anima più pura, messa alle strette, può ritrovarsi costretta a immergere le mani nel fango. Sulle prime, pur raccontando una storia diversa negli sviluppi, sembra voler ricalcare il film dei Coen, la natura dei personaggi, i temi, in maniera forse anche poco ambiziosa, ma bastano un paio di puntate per capire che Noah Hawley, creatore della serie e sceneggiatore dell’intera stagione, vuole andare ben oltre. Il Fargo televisivo non è assolutamente succube delle sue origini, pur omaggiandole nel tono, recuperandone e ampliandone i temi e presentando un paio di personaggi difficili da non ricondurre a quelli dei Coen. È una creatura splendida che vive di vita propria e allarga oltre misura i confini dell’idea originale, ipnotizzandoti pian piano e conducendoti senza tregua verso una meravigliosa puntata conclusiva, in cui la tensione si taglia con la motosega.

Dieci puntate scritte e dirette (da cinque registi diversi, due a testa) in maniera pazzesca, che abbagliano per lo splendore visivo, la capacità di montare bordate di tensione improvvisa, il modo meraviglioso in cui viene risolto il conflitto Solverson/Malvo e la bravura degli attori. Il killer di Billy Bob Thornton e il mediocre ometto di Martin Freeman dominano la scena, il primo vagando fra le nevi con la sua figura dalla surreale imponenza, il secondo viaggiando su quel labile confine che riesce per brevi tratti a farti tifare per un uomo capace di assurde nefandezze, solo per poi prenderti a schiaffi con le meschinità di cui è capace. Ma attorno a loro ruota un cast semplicemente pazzesco, strapieno di attori che regalano performance fuori scala e con al centro i veri protagonisti della storia, i poliziotti interpretati da Colin Hanks e Allison Tolman, quest’ultima per altro bravissima a evitare di finire nel trappolone Frances McDormand. Insomma, Fargo è una meraviglia e non vedo l’ora di piazzarmi davanti alla già confermata seconda stagione, che vedrà nel cast Kirsten Dunst e Jesse Plemons, racconterà gli eventi di Sioux Falls del 1979 cui spesso fanno riferimento diversi personaggi e sarà ovviamente pure lei una storia vera.

Io me lo sono visto su Netflix e, insomma, non so se in Minnesota parlino davvero così, ma gli accenti sono uno meglio dell’altro e vanno gustati. Senza contare che Billy Bob Thornton e Martin Freeman danno spettacolo. Detto questo, stasera – con calma – iniziano a trasmettere la serie anche in Italia, su Sky Atlantic.

10 pensieri riguardo “Fargo – Stagione 1”

  1. Ma sì dai, checcefrega. Più che altro è tutta la gente in ginocchio che la osanna come fosse una reliquia che da fastidio. Piuttosto Kirsten Dunst non è che mi garba più di tanto ma le voglia dare comunque fiducia. Jesse Plemons se deve fare l'odioso con la faccia da bamboccio è perfetto

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  2. ma è colpa della crisi che le serie tv hanno sempre meno episodi? prima 22, poi 13, adesso 10, ce ne sono anche da 6….passa un'anno prima di vedere la continuazione, con serie tv come il trono di spade, pesa molto, uno si scorda le faide

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  3. Provo a spiegare semplificando molto e partendo dall'assunto che non sono informatissimo, quindi potrebbe uscirmi qualche corbelleria.
    Le serie da 20 e passa episodi sono quelle dei network “pubblici”, che hanno bisogno di raggiungere quelle cifre, se non sbaglio, per i meccanismi delle syndication, repliche e così via.
    Le serie da una decina di episodi, tipicamente, sono quelle dei network via cavo, che fondamentalmente si gestiscono come vogliono e possono quindi produrre stagioni della lunghezza che preferiscono.
    Hai l'impressione che si sia passati da una cosa all'altra perché nell'ultimo decennio sono esplosi i network via cavo, ma in realtà le serie di lunghezza tradizionale continuano ad esserci (per esempio The Good Wife, Arrow, i vari CSI, NCIS e compagni… ).

    Ribadisco che ho sicuramente semplificato e poi ci sono le eccezioni, eh! 🙂

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  4. Eh, sicuramente c'è tanta, troppa roba, e si finisce per produrre cose non di grande qualità per fare massa. Poi boh, alla fine preferisco avere più scelta che meno… se poi siano effettivamente troppe suppongo lo dirà il mercato. Fino a che continua ad arrivare roba di qualità…

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  5. Sì, allora, “meglio di True Detective” è alla fine una cosa un po' buttata lì per divertimento e figlia anche del fatto che TD mi è piaciuto molto (del resto lo metto fra le cose migliori dell'anno) ma non m'ha provocato il super scappellamento globale e lo apprezzo più per l'importanza che ha in quanto “tipologia” di produzione. Mi sto incartando.

    Diciamo che la sostanza è che si sta parlando di serie belle. Son tutte belle, poi uno preferisce questa o quella. 🙂

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  6. Caspita, meglio di True Detective?! Io TD l'ho adorato (quasi quanto Breaking Bad – che però fa classe a sè, con le sue cinque stagioni a livelli monstre) subito dopo aver visto il primo episodio in inglese…

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