R100

R100 (Giappone, 2013)
di Hiroshi Matsumoto
con Nao Ōmori e un po’ di pazzi furiosi

Quarta regia di quel pazzo scriteriato di Hiroshi Matsumoto, R100 si intitola così in riferimento al sistema di rating nipponico, in una sorta di meta-tripudio. La storia del protagonista Nao Omori, padre di mezz’età, la cui moglie sopravvive attaccata alle macchine in un letto d’ospedale, che per ritrovare la gioia di vivere si concede al masochismo, è raccontata sotto forma di film nel film, con degli stacchi durante i quali si esce dal racconto e si osservano le discussioni degli addetti all’applicazione del visto censura, sconvolti da quel che stanno osservando, da quanto in là il film si spinga e dall’insensatezza della trama. Nel mentre, in sala, il regista, centenario, se la ride della grossa, convinto che solo persone della sua età siano in grado di comprendere il film. E il whaddafack si sparge a macchia d’olio.

R100, sulle prime, sembra un film quasi normale. Almeno, nei limiti di quanto possa esserlo la storia di un uomo che accetta di subire pestaggi e umiliazioni, così, quando meno se l’aspetta, durante la vita di tutti i giorni, davanti alle reazioni sbalordite della gente, secondo le regole del club a cui si è iscritto. E che trova gioia, espressa attraverso un effetto speciale che gli modifica gli zigomi e gli fa emettere pulsazioni, solo quando viene raggiunto l’apice dei maltrattamenti. Ecco, in questo contesto qua, R100 è un film quasi normale, malinconico e divertente, sparato a schermo con un affascinante uso dei colori, talmente spenti da sfiorare il monocromatico, e raccontato con quella capacità tutta orientale di saltare senza vergogna dal delicato dramma di una moglie in coma al delirio demenziale più spinto offerto dalle dominatrici assurde che attaccano il protagonista.

Verso metà film, dopo la meravigliosa esibizione di Saliva Queen, roba che quasi ci resto secco dal ridere, R100 scollina e svacca definitivamente verso il delirio, trasformandosi in una specie di sconclusionato film d’azione in cui il protagonista e la sua famiglia, a causa di un incidente in cui ci scappa il morto, vengono presi di mira dalle “regine” più pericolose del gruppo. E il bello è che il conseguente tripudio di assurdità non si dimentica di portare avanti i suoi meta-discorsi, per esempio coi continui accenni a un fantomatico terremoto infilati solo perché, a quanto pare, nel cinema giapponese è obbligatorio parlare di questioni d’attualità. E insomma, R100 è sostanzialmente un gran casino, un film assurdo, pieno di invenzioni folli, con un protagonista incredibilmente bravo nel riuscire a veicolare comunque drammatica intensità all’interno di quel delirio. Ha forse un po’ il limite di tirar troppo per le lunghe la parte finale, quando ormai le gag hanno un po’ esaurito la benzina. O forse no. O forse quel concerto d’estasi su cui si chiude tutto è bellissimo. Non ne ho idea.

È uscito in Giappone a ottobre dello scorso anno e si è girato un po’ tutti i festival internazionali, compreso il Paris International Fantastic Film Festival 2014, che è dove l’ho visto io. È uscito in qualche forma negli USA ed esiste un’edizione in DVD cinese, con sottotitoli anche in inglese. Non vorrei comunque dare l’impressione di stare consigliandolo. O sconsigliandolo. Non lo so. Voglio la mamma.

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