Why Horror?

Why Horror? (Canada, 2014)
di Tal Zimmermban, Nicolas Kleiman e Rob Lindsay

Peché l’horror? Se lo chiedete a me, ho le risposte pronte. Perché ritengo che per certi versi sia il genere cinematografico (e non solo) più puro, per la maniera essenziale in cui sfrutta ogni sfumatura tecnica del cinema al fine di raggiungere i suoi obiettivi. Perché è un genere che funziona incredibilmente bene quando prova a raccontare l’umanità, il mondo, la società, e a fare i metaforoni che ci spiegano quanto siamo sporchi dentro. E perché c’è una forma di divertimento puro, catartico, brutale, ma anche sicuro, innocente e protetto, nello spaventarsi davanti a uno schermo. O, insomma, queste sono le ragioni che mi sentirei di dare io.

Ovviamente, qualunque appassionato può dare risposte diverse e probabilmente sono tutte giuste, tanto quelle assolutamente personali, quanto quelle che trascendono l’esperienza del singolo e vanno a indagare sull’horror come fenomeno di massa. Nel suo documentario, Tal Zimerman prova a fare entrambe le cose, esplorando le ragioni della sua passione smisurata, i motivi che l’hanno portato ad amare il brivido fin dalla tenera età e trasformarlo addirittura in uno sbocco professionale. Indaga quindi su se stesso, andando a chiacchierare con la propria famiglia, ricordando gli anni dell’adolescenza e arrivando perfino a sottoporre sua madre a un esame medico per cogliere le reazioni fisiche generate dalla visione di vari film horror. Ma prova anche ad esplorare aspetti più generali, vagando per il mondo alla ricerca di risposte.

Se l’aspetto più personale è curioso e intrigante, è soprattutto il secondo approccio a rendere Why Horror? un documentario degno di nota. Da un lato ci sono gli interventi di svariati registi più o meno veterani del settore, non tutti con cose davvero illuminanti da dire, ma in ogni caso sempre adorabili da osservare mentre chiacchierano di ciò che amano. Dall’altro ci sono i viaggi in giro per il mondo, alla scoperta di approcci lontanissimi per argomenti simili, fra il giorno dei morti messicano, l’approccio nipponico all’orrore e le origini europee letterarie e artistiche del genere, tramite i lavori d Hieronymus Bosch, William Hogarth, Francisco Goya e Mary Shelley. Si va perfino a sfiorare il mondo dei videogiochi! Carico di spunti interessanti e gradevole per tutta la sua durata, Why Horror? non offre risposte definitive (come potrebbe?) e finisce forse per risultare un po’ inconcludente, ma apre una finestra gradevole tanto sulla capoccia di un appassionato (e, di riflesso, su quella di tanti altri), quanto su tante diverse sfaccettature del rapporto che abbiamo con la morte, il morboso, l’inquietudine.

Per il momento siamo ancora fermi al giro dei festival mondiali, ma immagino che prima o poi Why Horror? uscirà da qualche parte. Non starei comunque a sperare in una distribuzione nei cinema italiani, ecco.

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2 pensieri su “Why Horror?”

  1. Adoro i documentari sull'horror. Una volta mi era capitato di vedere The American Nightmare del 2000, molto interessante ma “limitato” ai capisaldi horror degli anni '70-'80. Se questo spazia nei tempi e nei Paesi è un motivo in più per cercarlo, appena sarà reperibile… anche perché nemmeno io ho ancora capito il motivo per cui mi piaccia così tanto l'horror XD

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