Kill List

Kill List (GB, 2011)
di Ben Wheatley
con  Neil Maskell, Michael Smiley, MyAnna Buring

Prima di cominciare a scrivere questo cumuletto di caratteri che – si spera – qualcuno là fuori sta leggendo, mi sono messo a spulciare nella scheda di Kill List su IMDB. Così facendo, ho avuto la conferma – sai mai – che il film di Ben Wheatley non è mai uscito al cinema nello stivale, ma ho scoperto che è stato trasmesso sulla TV italiana il 21 gennaio 2014. Mi sento di azzardare che sia passato su un qualche canale satellitare, ma ovviamente posso sbagliarmi. Qualcuno di chi legge questo cumuletto di caratteri sa darmi conferme al riguardo? È importante. Ci tengo. Grazie. Comunque, se scrivo oggi di Kill List è perché l’uscita ufficiale in Italia viene data a oggi, direttamente sul mercato dell’home video. E come mai esce il 20 novembre 2014 un film di tre anni prima, che chiunque faccia parte del suo target di riferimento ha probabilmente già visto in qualche maniera? La risposta non so darla. O forse sì: io, in linea di massima, faccio parte del target di riferimento, eppure, per un motivo o per l’altro, pur essendomi pappato i successivi Killer in viaggio e A Field in England, non l’avevo ancora visto e l’ho recuperato su Netflix per l’occasione. Quindi, insomma, vai a sapere.

Ad ogni modo, come chi conosce questo film potrebbe avere intuito, ho cazzeggiato sulla fascia per un paragrafo non solo perché volevo fornire un po’ di contesto, ma anche perché Kill List è uno di quei film in larga parte basati sul mistero alle spalle del racconto. Quindi preferirei evitare di svelare troppo, dato che si finirebbe per rovinare una discreta fetta di quel che il film ha di buono. Il suo fascino principale sta nel modo in cui si evolve viaggiando da un genere all’altro e trascinandosi verso un crescendo conclusivo di quelli che ti lasciano con un punto di domanda enorme svolazzante sopra alla capoccia. E il bello è che ogni svolta di genere viene affrontata da Wheatley con grande padronanza. All’inizio, per dire, Kill List sembra un classico e molto ben realizzato dramma famigliare britannico, con una famigliola che ha problemi di liquidità, litigi furiosi e noiose cene in doppia coppia. Anche se va detto che fin da subito intuisci che qualcosa non va, quando ti rendi conto che fondamentalmente i due litigano perché non hanno i soldi per riparare la Jacuzzi. E, insomma, eh, ma che gente, c’è la crisi e tu ti preoccupi della Jacuzzi.

Poi, però, il nostro amico protagonista di dramma familiare britannico standard decide di accettare quel lavoro che rifiutava da un po’ e improvvisamente il film si trasforma in una discesa verso l’inquietudine a base di gente che muore male, gente che merita di morire male e martellate fortissime verso le ginocchia. Nel mentre, la moglie svedese (che ricordiamo con piacere per la brutta fine fatta in The Descent) si rivela un personaggino tutto pepe e attorno al nostro eroe si manifestano sempre più segnali del fatto che c’è parecchio marcio in Danimarca. Cosa sia il marcio in questione non sto qui a dirlo, anche perché la verità è che non viene spiegato proprio benissimo. Kill List parte in un modo, si evolve diventando altre due o tre cose e finisce per trasformarsi in un claustrofobico macello, ma si gioca il finale in quella maniera lì. Ti piazza davanti agli occhi una svolta piuttosto forte, per quanto intuibile con discreto anticipo, ma poi chiude senza spiegare sostanzialmente una fava. E mi va bene, eh, anzi, ho in antipatia i film che spiegano tutto, pero qua tende a rimanerti in testa più che altro solo un grosso whaddafuck (e anche una certa sensazione da fratello scemo di The Wicker Man, ma forse è solo perché l’ho visto al cinema l’anno scorso). Dopodiché, intendiamoci, Kill List merita, è coinvolgente, girato con un gran occhio e tre o quattro inquadrature molto, molto belle, oltre che con un uso della violenza trucido al punto giusto. Però, boh, non so, whatever.

In tutto questo, visti gli accenti allucinogeni tramite cui si esprimono i protagonisti, forse ha almeno un po’ di senso l’uscita italiana. Credo.

7 pensieri riguardo “Kill List”

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