Sabotage

Sabotage (USA, 2014)
di David Ayer
con Arnold Schwarzenegger, Olivia williams, Sam Worthington, Mireille Enos, Terrence Howard, Joe Manganiello, Josh Holloway

Sabotage è il terzo tassello extra-Expendables nel tentativo di rimettersi in carreggiata da parte del Governatore di ritorno al cinema. Dopo aver partecipato all’esordio occidentale di quello squilibrato di Kim Jee-woon e averci finalmente regalato – ed essersi mangiato – il tardivissimo team-up con Sylvester Stallone, tocca al film brutalmente anni Ottanta, senza se e senza ma, curato dal regista e sceneggiatore che oggi, forse più di chiunque altro, ancora insegue quel genere di testosterone sanguinario, brutale, senza compromessi. Ovviamente, così come per gli altri due tasselli, ne è venuto fuori un discreto flop al botteghino, probabilmente alla base dei motivi per cui il film in Italia ci arriva solo oggi, e direttamente sul mercato dell’home video. E altrettanto probabilmente a questa tripletta di flop si deve anche il fatto che al momento la pagina IMDB di Arnie vede come progetti in arrivo solo un film di zombi e tre ritorni a serie vintage che gli hanno sempre dato soddisfazione: se non gira neanche con questi, c’è proprio poco da fare.

Comunque, Sabotage è in larga misura proprio quel che sarebbe lecito attendersi se metti assieme uno Schwarzy carico a mille e l’uomo responsabile a diversi livelli per roba come Training Day, Harsh Times o End of Watch, ma lasci che quella brutta persona di Skip Woods (qui un pratico elenco dei suoi crimini) metta mano alla sceneggiatura. Intendiamoci, lungi da me sostenere che i problemi di Sabotage siano tutti colpa sua, in fondo Ayer non è esattamente infallibile, però è difficile non maturare sospetti al riguardo. E quali sono i problemi di Sabotage? Beh, innanzitutto il fatto che si tratta fondamentalmente di un film dall’intreccio in stile procedurale senza sorprese particolarmente azzeccate, anzi, dagli sviluppi bene o male legnosetti e abbastanza telefonati. Oltretutto, il finale puzza lontano un miglio di roba appiccicata con lo sputo senza troppa convinzione e a supporto della tesi giunge la versione alternativa inserita come contenuto extra, decisamente meno “catartica” e più a tema con il tono generale del film. Ma insomma, a questo si può sopravvivere, anche considerando che pure il finale “ufficiale”, per quanto davvero impacciato, non è che sia esattamente lieto.

Detto questo, si parla comunque di un film che pare estratto di peso dai favolosi anni Ottanta, per livello di violenza, maschilismo e spirito tosto come la sella di un cosacco. È il classico film “serio nonostante qualche gag” come il caro Arnie ne faceva una volta, diretto da un Ayer senza peli sulla lingua, in cui l’azione, per quanto non tantissima, è messa in scena in maniera solida e il sangue zampilla in ogni dove. In più c’è un cast dal tasso di testosterone fuori scala, interamente composto da uomini del cinema di genere recente la cui carriera ha fatto ciao ciao con la manina, fra i quali spicca la carica di un Joe Manganiello che ci crede e ce la mette tutta. Sono tutti maschi, sporchi, rozzi, scorreggioni e immersi nel sangue e anche le uniche due donne sono fondamentalmente due maschi, fra una Mireille Enos strafatta e con la bava alla bocca e una Olivia Williams poliziotta tutta d’un pezzo e dal taglio di capelli tattico. Ora, mi rendo conto che quanto ho appena descritto in questo paragrafo, per molti, possa essere tranquillamente inserito fra i punti deboli, ma il fatto è che stiamo parlando di un film con protagonista un vecchio Arnie che prova a rifare ciò che l’ha reso grande trent’anni fa, filtrandolo attraverso le sue condizioni attuali. Se ti metti a guardare un film del genere, do per scontato che sia quel che cerchi. E quindi a posto così. No?

L’ho visto qualche tempo fa nella versione Unrated del Blu-ray americano. Non ho idea della forma in cui viene proposto sul mercato italiano, ma mi sento di puntare cinque euro sul fatto che sarà la stessa edizione che ho visto io. Crediamoci.

1 commento su “Sabotage”

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