Broken

Bang-hwang-ha-neun kal-nal (Corea del Sud, 2014)
di Jeong-ho Lee
con Jae-yeong Jeong, Sung-min Lee, Jun-Young Seo

Broken è il secondo adattamento cinematografico del romanzo The Hovering Blade, scritto dal giapponese Keigo Higashino e già arrivato sul grande schermo in una produzione nipponica del 2009. Higashino gode, a quanto pare, di un discreto successo in Corea del Sud, se consideriamo che questo è il terzo film coreano tratto dalle sue opere nel giro di cinque anni, ma del resto si parla di vendetta, che non è esattamente un tema raro in quella cinematografia. Ad occuparsene è Jeong-ho Lee, che torna alla regia dopo l’esordio di quattro anni fa e firma un’opera coinvolgente, dalla grande forza emotiva, che perde forse un po’ di ritmo nella seconda parte ma merita comunque una chance. A patto di non essere allergici all’estremizzazione del dramma che si manifesta per forza di cose quando un film coreano si mette a parlare di padri incazzati per la perdita della prole e, in generale, all’idea di trascorrere un paio d’ore immersi nella depressione più spinta.

La storia racconta, per l’appunto, di un padre vedovo che si ritrova improvvisamente ad affrontare un nuovo, devastante, lutto quando la figlia adolescente finisce preda di un circoletto di simpatici coetanei dalle abitudini poco simpatiche. Il padre finisce per mettersi alla ricerca dei colpevoli e, quando li trova, non li tratta esattamente coi guanti. Scatta quindi la doppia caccia, con la polizia che cerca di trovare l’assassino rimasto in vita ma anche il padre trasformato in omicida, l’uomo in questione che prosegue nella sua ricerca senza essere al corrente della situazione generale e il ragazzino colpevole che non ha la minima idea di cosa stia per piombargli in testa. Parte del fascino del film sta in questa struttura particolare con cui si sviluppano gli eventi, ma in realtà Broken si distacca dalla struttura del classico revenge movie pieno di morti ammazzati per mettersi soprattutto a chiacchierare di società, legalità e del mondo brutto in cui viviamo, oltre che per affondare le mani nella disperazione di un padre finito all’inferno.

Fra i temi proposti c’è il continuo interrogarsi sul modo in cui la legge coreana tratta i crimini dei minorenni e la facilità con cui possono passarla relativamente liscia anche dopo aver commesso gli atti più truci. La cosa viene sfruttata molto bene soprattutto per raccontare una storia senza caratterizzazioni facili, in cui il padre protagonista non viene certo tratteggiato come eroe con cui simpatizzare e tutto si sviluppa all’insegna del cupo malessere. Non ci si trova, come in altri film, a tifare per il protagonista in cerca di vendetta e, anzi, tutto è raccontato in modo da comunicare alla perfezione il disagio e l’insensatezza di una situazione da cui non c’è una via d’uscita che possa donare pace. Tutti fanno quel che sentono di dover fare, nessuno riesce davvero a trarne soddisfazione, al massimo punizione e senso di colpa. Broken è un film che affronta il tema della vendetta in maniera intelligente, ricca di spunti e molto meno banale del solito. Ah, ed è anche messo in scena con una notevole cura per l’immagine e degli attori bravissimi. E buttali.

Oltre che, ovviamente, in Corea del Sud e in Giappone, il film si è fatto un giro a distribuzione limitata anche negli USA, quindi dovrebbe essere più facilmente reperibile di molti altri.

1 commento su “Broken”

  1. Ho scoperto ora questo blog ed è davvero interessante! Comunque, nei film coreani i protagonisti incavolati in cerca di vendetta sono un classico, ma questo sembra più originale e profondo del solito! Cercherò di vederlo!

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