Z Nation 01X01: "Puppies and Kittens"

Z Nation 01X01: “Puppies and Kittens” (USA, 2014)
creato da Karl Schaefer e Craig Engler
episodio diretto da John Hyams
con Harold Perrineau, Tom Everett Scott, DJ Qualls, Nat Zang, Russell Hodgkinson, Michael Welch

Dunque, l’altro giorno mi sono guardato l’episodio pilota di Z Nation, un po’ per curiosità, un po’ perché avevamo deciso di registrare un The Walking Podcast sull’argomento. Che infatti abbiamo registrato e sta a questo indirizzo qua. Era, diciamo, una visione estemporanea, che non ho intenzione di portare mano a mano avanti, a prescindere da se e quanto mi sia piaciuto l’episodio. Piuttosto, se è il caso, mi guarderò l’intera stagione in fila a giochi fatti. Ma, piccolo passo indietro, che cos’è Z Nation? È una serie TV sull’apocalisse zombi, iniziata qualche settimana fa, in cui un gruppo di persone incontra un tizio immune al virus e si trova incaricato di portarlo da New York alla California, nella speranza che dal suo corpo si possa tirar fuori una cura. A caratterizzare realmente la serie, però, c’è il fatto di essere una produzione Asylum/Syfy. Ora, io, tutto quel che so su Asylum e Syfy l’ho imparato leggendo I 400 Calci. Ma non lo affermo così per dire: fino alla scorsa settimana non avevo mai visto un film o un telefilm da lì proveniente, giusto qualche trailer. No, neanche Sharknado. Ciononostante, proprio grazie alle letture di cui sopra, sapevo bene o male cosa aspettarmi.

Z Nation è fondamentalmente una trashata, o magari anche una puttanata, dedicata al tema degli zombi. È una produzione a basso budget che non si vergogna di esserlo e, anzi, ci marcia proprio sopra, divertendosi nel suo trashume, fra personaggi tagliati con la motosega, situazioni assurde, effetti speciali dal profilo bassissimo e via dicendo. Ma non c’è, attenzione, quel sarcasmo ricercato (o convinto di esserlo) in stile Zombieland o Shaun of the Dead, siamo proprio alla comicità bassa della parodia fatta un po’ come capita e delle scemenze surreali. Insomma, non si ride – ammesso che si rida – per una gag sottile, si ride per la cretinaggine dei soldati che si riparano dallo sbocco zombi con gli scudi antisommossa, per l’aereo che decolla e precipita subito, per i personaggi-macchietta che fanno da minimo sindacale della parodia. Loro si prendono mortalmente sul serio e affrontano il racconto come se fosse chissà quale dramma ma noi, da fuori, ridiamo di loro, sapendo che è quel che ci chiedono gli autori. Insomma, Z Nation è quella classica cosa che guardi ridendone, perché è talmente brutta da fare il giro e diventare bella, ma fatta apposta. Prova volutamente ad essere talmente brutta da fare il giro e diventare bella. E ci riesce? Quasi.

L’inizio è spumeggiante, ma poi l’episodio si incarta un po’ su se stesso, faticando a trovare il giusto equilibrio sul confine fra la cretinaggine che dovrebbe essere il punto e un malsano prendersi sul serio senza poterselo permettere. Per fortuna, gli ultimi venti minuti la buttano in caciara, regalano perfino una gustosa sorpresa e soprattutto sembrano una meravigliosa dichiarazione d’intenti all’insegna del trash. Quel che si vede lì mi ha sicuramente incuriosito e fatto venir voglia di andare avanti, fermo restando che per provarci aspetterò di avere a disposizione l’intera prima stagione e, magari, di aver letto qualche opinione al riguardo. Ma cosa si vede? Eh, spoiler. Diciamo che diventa protagonista un poppante e che ho riso molto. Al di là di questo, va anche detto che i primi due episodi sono stati diretti da John Hyams, figlio d’arte noto anche come quello che ha diretto gli ultimi due Universal Soldier tirandone fuori due belle cosette (qua e qua). E infatti, se il pilota è guardabile è anche grazie alla sua capacità di tirar fuori dell’azione decente con una produzione da quattro soldi. Se avessero affidato a lui le sparatorie di The Walking Dead, magari, non ci avrebbero fatto venire la depressione. Ma lui ha diretto solo i primi due episodi, poi com’è andata? Vai a sapere. Magari qualcuno che è andato avanti può dirmelo. Io, per ora, mi fermo qui.

L’ho visto in lingua originale – non che ci siano ‘sti grandi attori da ascoltare – e non ho idea di se e quando potrebbero trasmetterlo in Italia.

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