The Equalizer – Il vendicatore

The Equalizer (USA, 2014)
di Antoine Fuqua
con Denzel Washington, Marton Csokas, Chloë Grace Moretz 

Nominalmente, The Equalizer è l’ennesimo tentativo di prendere un telefilm più o meno conosciuto degli anni Ottanta e trasformarlo in un nuovo franchise cinematografico, possibilmente di successo, da cui tirar fuori perlomeno una trilogia. Nella realtà dei fatti, è l’ennesimo film dedicato alla vena sul collo di Denzel, con cui, certo, si sta provando a generare un nuovo franchise cinematografico, possibilmente di successo, da cui tirar fuori perlomeno una trilogia. Ma la sostanza è quella: la vena sul collo di Denzel che si chiude e la conseguente brutta fine di chi ha generato la chiusura. Nel caso specifico, co-protagonista del film assieme alla vena è un uomo dalle manie ossessivo-compulsive in termini di ordine, cronometraggio di ogni cosa che fa, disposizione delle posate sul tavolo e abitudini quotidiane. Lavora in un grande magazzino del bricolage, sembra un innocuo sessantenne, tutti lo chiamano nonno, si comporta da bravo samaritano con chiunque incontri e nasconde un passato oscuro di cui non parla mai, ma che noi sappiamo fin dal primo istante essere un passato da Denzel con la vena chiusa che piglia a schiaffi il mondo. Un bel giorno, guarda il caso, il nostro amico comincia ad incappare in gente con problemi grossi.

C’è la giovane prostituta con la faccia di Chloë Grace Moretz che piglia gli schiaffi dal suo protettore, c’è la negoziante costretta a pagare il pizzo, c’è una collega che viene rapinata… c’è insomma la gente comune alle prese col mondo cattivo. Il nostro amico prova a resistere, ma dura poco, la vena sul collo si chiude e partono gli schiaffi. In pratica, ci ritroviamo con un Punitore su commissione, che non va a cercarsi i criminali ma si scatena solo quando glie lo chiedono per favore o quando proprio non può farne a meno. Tra l’altro – fun fact – anche il primo film dedicato al personaggio Marvel, in Italia, era stato intitolato Il vendicatore. Pensa te le coincidenze! Ad ogni modo, come sempre accade in questi casi, l’attività da santo protettore della gente sfigata finisce per andare a toccare gli interessi di gente molto brutta. Questa gente molto brutta invia a risolvere la faccenda un tizio con la faccia di Marton Csokas, vale a dire quello lì che avete sicuramente visto in centomila film e ha una faccia davvero cattiva. Il suo personaggio si chiama Teddy, probabilmente per creare un simpatico contrasto col fatto che porta in dote una caratterizzazione da antagonista molto sottile ed equilibrata, una roba dalle parti del cattivo di 13 assassini e che, se non avete visto il (bellissimo) film di Takashi Miike, potremmo riassumere brevemente in “Satana”. A questo punto the game is on e resta solo da capire se la chiusura della vena sul collo abbia portato Denzel a immischiarsi in faccende più grandi di lui o se le faccende che credono di essere più grandi di lui debbano prepararsi ad un’amara sorpresa. Vi do un indizio:

Fondamentalmente The Equalizer è questa cosa qua. Un altro film in cui a Denzel partono i cinque minuti e poi partono anche gli schiaffi. Continua ad arrivare gente teoricamente più pericolosa ma Denzel continua a non fare una piega e a prendere tutti quanti a schiaffi. Ogni tanto hai l’impressione che le cose si stiano facendo più difficili, ma finisce sempre allo stesso modo: schiaffi. Fuqua ci mette una regia solida, una bella atmosfera pacata, la giusta dose di brutalità quando bisogna mostrare della gente che muore male e tutto il mestiere necessario a rendere credibile un sessantenne che prende a schiaffi gente grossa il doppio di lui. Denzel ci mette un’interpretazione posata e intensa, prende un ruolo obiettivamente molto sopra le righe e lo interpreta con la stessa serietà con cui interpreterebbe un drammone ricattatorio acchiappa Oscar. E quando incontra per la prima volta il cattivone sulla porta di casa, nell’unica scena in cui ha occasione di uscire un po’ dal personaggio con lo sguardo tetro che riflette sul suo passato oscuro, beh, tira fuori uno scambio da applausi. Da tutto questo viene fuori un film gradevole, dalla bella atmosfera, in cui Chloë Grace Moretz appare molto meno di quanto faccia pensare il trailer (vedete voi se è un problema), che si rivela più violento della media nonostante di fondo l’azione sia pochina e che ci ricorda che perfino la morte batte i denti quando c’è Denzel. Non ci sono sorprese particolari, non fa certo gridare al miracolo, ma mantiene bene o male quel che promette. Insomma, è un buon Denzel.

L’ho visto in lingua originale, al cinema, qua a Parigi, la scorsa settimana. Domani esce al cinema in Italia. Non ho ovviamente idea di come sia il doppiaggio italiano, ma certo la conversazione sul pesce che apre il trailer mi ha fatto molto ridere.

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