The Good Wife – Stagione 5

The Good Wife – Season 5 (USA, 2013/2014)
creato da Robert King e Michelle King
con Julianna Margulies, Josh Charles, Matt Czuchry, Archie Panjabi, Chris Noth, Christine Baranski, Alan Cumming

In America, nei salotti bene, The Good Wife è diventato il simbolo del “Avete rotto le palle con ‘sta storia che le serie TV funzionano solo quando si accontentano di una dozzina di episodi a stagione”. Che in effetti è un po’ una convinzione generale, e del resto io ormai da tempo sono entrato nel circoletto di quelli che “meglio meno episodi”. Voglio dire, ha senso ed è almeno in parte dimostrato dai fatti, oltre che dalla logica: tirare avanti un racconto per il doppio degli episodi senza fare un po’ fatica e finire per allungare il brodo non è semplice. Ma d’altra parte non è che siccome è difficile allora deve diventare impossibile, così come – a proposito di cose dimostrate dai fatti – nulla impedisce a stagioni da dodici puntate di avere momenti morti e brodaglie allungate. Voglio dire, se riescono a infilare un episodio brutto in stagioni da tre puntate, tutto è possibile, no? Ad ogni modo, la questione è molto semplice e alla fin fine si tratta di ribadire l’ovvio: dipende da come le cose vengono fatte. Dipende dalla gente che scrive, dalla gente che recita e dalla gente che dirige. Well, duh!

Ebbene, la quinta stagione di The Good Wife è una bomba atomica, cosa che del resto è spesso capitata alle quinte stagioni di diverse serie con questo formato qua (penso a 24 e Buffy l’ammazzavampiri perché ce le ho fresche in memoria, ma l’elenco potrebbe andare avanti a lungo). I motivi sono ovvi tanto quanto quelli espressi qua sopra e stanno nell’avere ormai perfetta dimestichezza con personaggi, temi, situazioni, formula e spunti assortiti. Poi, certo, non è comunque scontato che venga fuori la bomba atomica, ma in questo caso è capitato eccome e infatti son qui a commentare ventidue puntate pazzesche, in cui non c’è praticamente mai un calo e vengono portate avanti in maniera quasi perfetta svariate storie incrociate fra loro a meraviglia. C’è tutto quel che ha fatto funzionare The Good Wife fino a qui, dai personaggi azzeccati alla qualità della scrittura, dalla voglia di legarsi a temi attuali al modo in cui anche l’ultimo fra i casi del giorno viene reso interessante, passando per lo sviluppo dei mille intrighi politici, lavorativi, relazionali. E ogni cosa funziona in una maniera che non ci si crede.

Per quindici episodi il crescendo è trascinante, inarrestabile, e se poi le cose rallentano un pochino è solo e unicamente perché, beh, dopo un evento come quello lì, buttato dentro all’improvviso in quella maniera lì (mi ha ricordato, per brutalità ed efficacia, un momento simile nella seconda stagione di Terminator: The Sarah Connor Chronicles, di cui fra l’altro non ho mai scritto qua dentro, uffa), devi tirare un attimo il fiato per forza di cose. Poi, per carità, dove c’è Kalinda c’è fastidio e in generale è forse un po’ troppo perfettino il modo in cui si incastrano certe svolte, spunta fuori il nuovo procuratore faccia di palta proprio quando si stanno concludendo quei quindici episodi e vediamo arrivare quello lì a sostituire quell’altro là proprio in quel momento. Ma insomma, sono anche dinamiche piuttosto normali nel contesto della serialità, senza contare che, di fondo, la velocità e la maniera improvvisa con cui si verifica di tutto è un po’ il tema portante dell’annata, che chiaramente raggiunge il culmine con tutto quel detto, non detto, fatto e non fatto lasciato appeso dopo un colpo di pistola all’improvviso.

La sostanza, comunque, è che si tratta di una stagione strepitosa, che scorre a una velocità pazzesca e butti giù come un bicchier d’acqua. Il paradosso, rispetto al discorso che facevo all’inizio, sta nel fatto che son ventidue puntate talmente dense, ricche, strabordanti, che gli autori, a tratti, sembrano quasi aver fatto fatica a farci stare dentro tutto e un paio di faccende – comprese quelle menzionate qua sopra  – danno l’impressione di essere state tirate via un po’ di fretta. Insomma, stiamo parlando di una stagione da ventidue puntate a cui magari non avrebbe fatto male durare un po’ di più. Sacrilegio! Anatema! Follia! Sparta! Fatto sta che è difficile sapere se The Good Wife saprà mantenersi su questi standard (certo, il finale lascia aperte delle strade che levati) o se farà magari un capitombolo allucinante sullo stile della sesta annata di 24, ma intanto qua c’è della gran televisione, probabilmente e ingiustamente sottovalutata da molti per mille motivi, compresi quelli per cui all’inizio la sottovalutavo io. Bene così, dai.

E comunque io scommetto che la sesta stagione sarà ganza. Dai. Voglio crederci.

4 pensieri riguardo “The Good Wife – Stagione 5”

  1. Beh, non è così semplice la questione degli episodi, fermo restando che non dubito in alcuni casi facciano stagioni brevi per prudenza. Voglio dire, tanto di base, specie sulle serie lunghe, non è che avviano le trasmissioni avendo già girato tutta la stagione, tant'è che poi interrompono in corsa e magari ne avevano pronti sette su 22 previsti. Ci son diverse considerazioni, di mezzo, a partire dal fatto che le reti via cavo fanno un po' quel che vogliono, mentre i grossi network “tradizionali” hanno bisogno dei 22 episodi per poter entrare in syndication.

    Ad ogni modo i motivi per cui ne fanno da 12 o da 22 sono abbastanza fuori tema, il discorso iniziale era solo sulla qualità del risultato, che è una cosa che interessa più a noi che a loro, a conti fatti. Perlomeno se la leghiamo alla durata. Mi sto incartando. 😀

    Riguardo a Terminator, no, mi riferisco alla morte che c'è verso la fine.

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  2. Eh questa quinta stagione è veramente nettare degli Dei… E l'unico mio cruccio è stato vederla play by play con quindi tutte le lunghe pause che ci sono state da ottobre a maggio… Probabilmente a potersela gustare in uno spazio temporale meno diluito, si gode anche tanto di più. 😀

    L'unica cosa che mi è dispiaciuta è stata l'allontanamento improvviso dell' 'Uomo da Marte'… Lui mi piace molto ed anche il personaggio era interessante… Uff pazienza, immagino non si possa pretendere che tutto sia come lo si vuole.. 😀

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