24 – Stagione 8


24 – Day 8 (USA, 2010)
creato da Joel Surnow e Robert Cochran 
con Kiefer Sutherland, Mary Lynn Rajskub, Anil Kapoor, Freddie Prinze Jr., Katee Sackhoff, Mykelti Williamson, Annie Wersching, Cherry Jones, John Boyd

Dopo la ripresa  – non totale, ma comunque abbastanza soddisfacente – della settima stagione, con l’ultimo anno 24 prova a giocarsi carte sostanzialmente molto simili, cambiando ancora una volta ambientazione, puntando sempre più su un Jack Bauer scoglionato e poco desideroso di tornare a fare l’eroe e tirandogli in faccia una tragedia dietro l’altra per giustificare il suo continuo coinvolgimento nelle vicende. Ne viene fuori una stagione tutt’altro che perfetta, ma i cui momenti peggiori, di fondo, sono figli degli stessi problemi che emergono più o meno in tutte le annate della serie (escluso quel capolavoro della quinta) e che alla fin fine non le hanno mai impedito di risultare comunque divertente e appassionante (esclusa quella cacca puzzolente della sesta stagione).

Il problema principale, come sempre, sta nella difficoltà del far funzionare il giochetto per ventiquattro episodi e nei modi in cui ci si gira attorno, fra i quali i più evidenti sono quasi sempre la raffica di sfighe a caso piuttosto improbabili, gli errori senza senso commessi senza motivo da Jack e l’inserimento del personaggio i cui affari privati si intromettono di continuo senza che a noi spettatori freghi poi effettivamente qualcosa di conoscerli. In questo caso la sfiga di interpretare il personaggio dalle vicende superflue e insopportabili tocca alla Dana di Katee Sackhoff. Ora, io alla cara Starbuck ci voglio pure bene, ma le sue menate della prima parte di stagione, beh, non solo sono insopportabili e totalmente scollegate da quel che la serie sta raccontando, in pieno stile Kim Bauer dei bei tempi, si rivelano anche palesemente contraddittorie con il personaggio che lei poi diventa nella seconda parte dell’annata. Fra l’altro, a proposito di contraddizioni, il ritorno di Renee Walker è gradito e, soprattutto, conduce a sviluppi interessanti, ma la “revisione” che subisce il personaggio è da premio Nobel per il MACCOSA, considerando il modo in cui rovescia nel cestino della raccolta differenziata l’intera caratterizzazione datale in tutta la settima stagione.

E, a proposito di caratterizzazioni mandate a mignotte: una fra le note più positive in assoluto dell’anno precedente, vale a dire la presidentessa Taylor, parte del tutto per la tangente, tradendo ogni cosa fatta in passato e trasformandosi da uno fra i personaggi più forti a marionetta totale nelle mani altrui. La cosa viene in parte giustificata dalla difficoltà delle situazioni incontrate e delle scelte fatte, ma appare comunque abbastanza ridicola e, soprattutto, rappresenta un grosso spreco. Di contro, serve a dare spazio a un ritorno dovuto, quello della nemesi suprema di Jack Bauer, che a conti fatti non poteva mancare nella stagione conclusiva e che come al solito ruba la scena quasi a tutti, regalando un ultimo duello (per lo più) a distanza che offre alcune fra le emozioni migliori della stagione e, soprattutto, una risoluzione dovuta a chi ha seguito la serie fin dall’inizio.

Dopodiché, lo dicevo all’inizio, nonostante gli alti e bassi, è comunque una stagione gradevole e divertente, con diversi momenti riusciti, in cui fra l’altro, una volta tanto, i personaggi inediti fanno bene il loro dovere. Al di là di Dana, che comunque, una volta sbrigata la faccenda “guadagnamo tempo”, dà il suo contributo, il nuovo nerd è decisamente meno fastidioso rispetto a quella della settima stagione e soprattutto Freddie Prinze Jr., sorprendentemente, è molto efficace nel ruolo di Jack Bauer del discount. Eppoi c’è Limehouse che sembra sempre pronto ad estrarre il gancio da macellaio. Come fai a non volergli bene? Ma soprattutto, al di là di tutto, ogni singolo elemento della stagione, tanto quelli giusti quanto quelli sbagliati, ha il pregio di partecipare alla costruzione del gran finale: una manciata di episodi durante i quali a Jack si chiude la vena sul collo e, improvvisamente, non ce n’è più per nessuno. Kiefer Sutherland entra in modalità Terminator, spacca tutto e regala al suo personaggio un addio clamoroso, con quell’ultimo saluto a Chloe che, nonostante tutto, mozza il fiato e resta nel cuore.

Mi sono visto ‘sta ottava stagione ormai qualche tempo fa, ma m’è venuta voglia di scriverne adesso. Come al solito, capita. Che poi sarebbe anche ora di recuperare quell’altra faccenda delle dodici ore.

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