Apollo Justice: Ace Attorney

Gyakuten Saiban 4 (Capcom, 2007)
sviluppato da Capcom – Mitsuru Endo

Un bel po’ di anni fa, giocai tutto sommato con un tempismo fuori dal comune, per quelle che tendono ad essere le mie abitudini, l’intera trilogia di Phoenix Wright, scrivendone poi a questo indirizzo qua. Lo feci mentre in Europa usciva il quarto episodio, che di fatto segnava l’avvio di una nuova fase per la serie. Era il primo ad essere sviluppato direttamente su Nintendo DS, proponeva un nuovo protagonista e vedeva il creatore Shu Takumi affidare la sua creatura almeno parzialmente ad altri, limitandosi a curare la storia e ad occupare un ruolo da supervisore. Avendo io appena “scoperto” la serie e avendola apprezzata, potevo mettermi a giocare subito, per direttissima, questo nuovo episodio. E invece l’ho giocato adesso, sei anni dopo, probabilmente per compensare il fatto che avevo giocato un po’ troppo in fretta i primi tre.

Ad ogni modo, ho giocato oggi Apollo Justice e che ho trovato? Ho trovato, bene o male, quel che mi ricordavo dei precedenti episodi, ovviamente con un po’ di novità. C’è per esempio lo stesso nippo-stile nella narrazione, tutta stupidina e sopra le righe, con personaggi assurdi e una comicità surreale. Oggi come allora, trovo certe situazioni un po’ troppo “oltre” e in generale la scrittura eccessivamente logorroica, al di là del fatto che c’è un fastidioso ripetere scene già viste per avere la certezza che il giocatore abbia presenti i dettagli necessari allo sviluppo delle fasi di gioco. Però, sempre oggi come allora, trovo anche un bel gusto per la creazione di affreschi articolati, in cui ogni cosa è collegata e alla fine tutto torna. Nel complesso, forse, i nuovi personaggi sono un po’ più vuoti, ma rimaniamo lo stesso da quelle parti, nel bene e nel male, e c’è anche un bell’equilibrio nel realizzare un nuovo inizio che riesca allo stesso tempo ad essere tassello aggiuntivo di una saga più ampia.

Attorno a tutto questo si sviluppa il solito “Courtroom Battle Game”, aggiungendo qualche nuova trovata divertente, proponendo un motore di gioco più versatile e interattivo e conservando bene o male tutti i pregi e i difetti della serie. I casi, per dire, sono sempre strutturati in maniera intelligente e pieni di situazioni che, quando si riesce ad avere la meglio in tribunale, san dare gran soddisfazione. Torna però anche quella sensazione di eccessiva linearità e costrizione, di dover sempre (al di là di qualche eccezione) per forza capire e fare tutto nell’ordine giusto e non poter mai saltare un minimo passaggio, anche se magari è già chiaro dove stiano andando a parare le cose. Però, insomma, il modello è quello e se – pur con qualche riserva – mi piaceva prima, non inizia certo a farmi schifo qua, anche se magari non sento un bisogno estremo di giocare altri episodi. Al di là di tutto, poi, se c’è una cosa che questo Apollo Justice non sbaglia è il finale. Tutto l’episodio conclusivo è davvero interessante, vuoi per le modalità particolari attraverso cui si sviluppa, vuoi per il modo in cui si va a concludere. E a conti fatti è anche per questo, se le perplessità generate dalle debolucce fasi iniziali hanno lasciato spazio nella mia testa a un bel senso di divertimento e soddisfazione.

L’ho giocato su 3DS e il 3DS mi dice che m’è durato una quindicina d’ore. L’ho giocato in italiano, perché mi sa che l’ho comprato anni fa in un qualche Gamestop. Credo. Non lo so.

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