I videogiuochi in mostra

Una cosa di cui mi sono reso conto abbastanza in fretta, a seguito del mio trasferimento in terra francese, è che qua a Parigi di certo non mancano le cose da fare e non mancano bene o male in tutte le direzioni. Poi, certo, io faccio caso soprattutto alle direzioni che interessano a me, tipo i ristoranti e i cinema, ma insomma, in generale è un continuo ricevere stimoli da tutte le parti e, per dire, ci sono esposizioni e mostre a getto continuo su qualsiasi argomento possibile e immaginabile. Fra gli argomenti, ce ne sono anche diversi tranquillamente inseribili nella categoria geek, tant’è che ultimamente sto scrivendo di mostre parigine con una frequenza tale da spingermi addirittura a creare un apposito tag. Oh, non è mica una cosa da poco, eh, ho perfino fatto il tag! Vabbé, comunque, se vi siete persi le mie chiacchiere sulle varie cose a tema fumettistico, videogiocoso e cinemaro, non sto a rimettere qua i link che oggi non ho voglia: cliccate sul tag e ci arrivate da lì. Ecco. Oggi, comunque, chiacchiero di una mostra della quale sapevo molto poco – praticamente solo il nome – e dalla quale sono uscito forse un po’ freddino, certo non entusiasta come per tutte le altre di cui ho chiacchierato qua nel blog. In parte, forse, è perché s’è rivelata un po’ diversa da come me l’aspettavo, in parte proprio perché in certi aspetti l’ho trovata un po’ abbandonata a se stessa.

Sto parlando di Videogame Story, mostra interattiva allestita nel complesso fieristico di Paris Expo – Porte de Versailles. Viene descritta più o meno come la più grande mostra dell’universo fra quelle dedicate alla storia dei videogiochi e tutto sommato non fatico a crederlo, perché indubbiamente è grossa. Ed è strutturata secondo quello che, forse, è il modo migliore per allestire un’esposizione sui videogiochi: con quasi tutto acceso, in funzione e a disposizione della gente. L’esposizione percorre la storia dei nostri amati giochini dalla nascita (o quasi) a oggi, seguendo le varie epoche con un’area per ciascun decennio e separandole tramite sezioni dedicate a questa o quella serie nello specifico, fra Mario, Zelda, Mario Kart, Metal Gear, Tomb Raider, Sonic e via dicendo. Non mancano poi spazi ancora più specifici, tipo la stanza in cui è possibile farsi venire il mal di mare giocando col cabinato idraulico di Air Rescue o l’angolo in cui è possibile fare i cretini con Donkey Konga, la LAN di Counter Strike e quella di Doom, perfino la zona dedicata ai giochi sportivi, in cui mi sono fatto una bella partitina al primo Pro Evolution Soccer, tornando con la memoria agli sfidini redazionali e a quanto mi faceva incazzare l’uno-due automatico col difensore che si bloccava sul posto per una frazione di secondo. Maledetto.

Tutto molto bello e, di nuovo, tutto molto sensato, perché il modo migliore per far (ri)scoprire la storia dei videogiochi consiste nel permettere alla gente di (ri)giocarli. I lati negativi stanno innanzitutto nella scarsità di contestualizzazione, con davvero pochi contenuti che esulino dal semplice pad messo in mano: OK che il punto della cosa è dare la possibilità alla gente di passare qualche ora giocando gratuitamente a qualche coin-op di spessore e provando i classici del passato (e del presente: ci sono anche le sezioni PS4 e Xbox One, con tanto di area indie e tavolata Oculus Rift), ma sarebbe stato interessante avere anche un po’ di spazio dedicato all’approfondimento, ai dietro le quinte. Che so, qualche scritta sul muro che spieghi cosa hai davanti, cose del genere. E invece, sotto questo punto di vista, si trovano al massimo una manciata di gadget, un paio di pareti con bozzetti preparatori (belli, eh!) e le classiche teche con un po’ di console e computer messi in fila. Che pure va più che bene, intendiamoci, ma un po’ spiace. E, al di là di questo, spiace anche che la selezione dei giochi in mostra sia a tratti abbastanza tirata via, con parecchi giochi di secondo o terzo piano la cui presenza mi sembra giustificabile solo con un “Oh, ce li avevamo, fanno numero”. Inoltre, mi rendo conto che non dev’essere semplice gestire la brutalità di un afflusso di gente sicuramente notevole – andare durante un pomeriggio infrasettimanale è probabilmente stata una scelta saggia – ma le condizioni in cui versano diversi controller e perfino qualche cabinato fanno piangere il cuore, oltre a rendere sostanzialmente impossibile provare il gioco come si deve.

Dopodiché, intendiamoci, è comunque una mostra che vale il prezzo del biglietto e in cui qualunque giocatore con almeno una decina d’anni di carriera alle spalle può trovare svariati angoli nei quali farsi avvolgere dalla nostalgia, mentre i più giovani hanno occasione di toccare con mano roba che magari non hanno mai visto. Con più attenzione su alcuni aspetti, sarebbe diventata una mostra clamorosa, ma anche così merita comunque un passaggio. E probabilmente è importante anche sapere a cosa si va incontro, presentarsi magari con un po’ di amici ed essere pronti a trascorrere qualche ora giocando a ruota libera con qualsiasi cosa ci si trovi davanti. Ah, ovviamente all’uscita c’è il negozietto, ma clamorosamente, stavolta, sono riuscito a tenere la carta di credito nel portafogli.

La mostra, come detto, sta al Paris expo Porte de Versailles (1 place de la Porte de Versailles 75015 Paris – tel: 01.40.68.22.22) e, purtroppo, non c’è ancora molto tempo a disposizione per andare a visitarla, dato che chiude il 7 di settembre. Ma, oh, vai a sapere, magari qualcuno capita su questo post e decide di andare a farci un salto.

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