Guerre Stellari in mostra

Sempre in base a quel processo che ti porta a dire “Oh, guarda, c’è una mostra sfiziosa, ma tanto chiude fra [inserire a piacere] mesi, ci vado più avanti”, ho visto per mesi i manifesti di Star Wars Identities in giro per Parigi, soprattutto appiccicati agli autobus, ma ho continuato a rinviare. Mi sono infine deciso a farci un salto in occasione dell’avvento di Nabacchiodorozor da queste parti nel post-Gamescom e devo dire che non me ne sono pentito. Ne chiacchiero quindi qui a favore di chi potrebbe interessato, anche tenendo conto che (1) l’esposizione è stata prolungata fino al primo di ottobre, quindi magari qualcuno trova il modo di passare, e (2) si tratta di una mostra più o meno itinerante. Negli scorsi due anni, infatti, se la sono goduta in tre diverse città canadesi e sul sito ufficiale affermano che presto verranno annunciate altre tappe. Quindi, insomma, incrociate le dita, sai mai che si manifesti pure in Italia.

Detto questo, Parigi non è poi così lontana, e soprattutto ospita diverse altre mostre sfiziose per il nerd-verso (oltre, ovviamente, al fatto che si tratta di Parigi e, insomma, ci si può sempre fare un salto per milleduecento altri motivi, tipo la mia presenza o il fatto che è pieno di ristoranti etnici da strapparsi le vesti e correre in giro urlando per la gioia). Tant’è che ho già scribacchiato della mostra dedicata al mondo dei videogiochi e di quella dedicata all’universo cinematografico Marvel (entrambe aperte fino a fine agosto). Ho chiacchierato anche del Japan Expo, ma quello ormai è andato. Ma insomma, in qualsiasi momento si passi di qui, c’è sempre qualcosa di sfizioso in corso, tipo, che ne so, il Paris International Fantastic Film Festival in autunno e i vari eventi che organizzano nel corso dell’anno. E, sempre in questi giorni, c’è anche un altro evento dedicato ai videogiochi, che ho fra l’altro visitato ieri e a cui immagino dedicherò un altro post nei prossimi giorni. Ma insomma, basta con la chiacchiera a caso per piazzare link gratuiti e passiamo al dunque.

Il dunque.
Star Wars Identities o, se preferite, Star Wars Identités, è sostanzialmente due cose. Da un lato c’è l’esposizione, pura e semplice, di qualcosa nell’ordine dei duecento “pezzi” provenienti da tutti i film della saga. Costumi, oggetti di scena, modellini usati per gli effetti speciali, materiali di studio, bozzetti preparatori e via di questo passo. E già solo per questo meriterebbe di farci un giro, se si è almeno un pochino amanti di Guerre Stellari o, tutto sommato, anche se si è semplicemente appassionati di cinema e fa piacere gettare uno sguardo su materiali di questo tipo, fra elementi che permettono di vedere cosa sta dietro le quinte, accenni a cose immaginate e mai usate e, banalmente, l’impressionante cura, amore, passione che si vede nell’attenzione ai dettagli dei vari modellini e oggetti di scena assortiti. E in ogni caso, la base è che se hai Guerre Stellari nel cuore ci sono punti della mostra in cui quel simpatico organo ti si ferma di colpo. Ma si comincia praticamente subito, eh! Fai la coda per entrare – gli ingressi vengono scaglionati per gruppetti – osservando materiali legati a Star Wars: Rebels, indossi il braccialetto e l’auricolare, osservi il filmato introduttivo, giri l’angolo e – PAM! – ti ritrovi davanti il costume originale di Boba-Fett e quello di uno Stormtrooper, con attorno altra roba che ti fa stringere il cuore e subito dietro i due robot dei nostri sogni. E rimani lì come un cretino a fissare i dettagli per minuti e minuti, chiedendoti fra l’altro che inferno debba essere passare le giornate sul set con quella roba addosso.
Ed è bene o male tutto così. Anche le cose più insignificanti, o quelle di cui magari non te ne frega niente perché arrivano da un film che non ti piace, sono tremendamente affascinanti da osservare e scrutare in ogni dettaglio. A un certo punto giri l’angolo e ti trovi di fronte il pod di Anakin, piazzato lì in mezzo a una stanza, a grandezza naturale. E ti mozza il fiato, non c’è niente da fare. O, perlomeno, a me l’ha mozzato, e me ne sono stato lì dieci minuti a scrutarne ogni centimetro, a osservare i meccanismi infilati per dare un senso estetico e funzionale alla sua costruzione. Tutto così. Tutto così. Un piacere che levati. Purtroppo non posso mostrare molto perché sul biglietto c’è indicato il divieto di far foto e, sebbene ovviamente in molti se ne freghino, io ho la maleducata abitudine di dar retta a ‘sti divieti e quindi non ho immortalato nulla. In realtà, leggo ora sul sito ufficiale un’indicazione un po’ diversa, che incoraggia anzi a far foto ma pone il divieto a immagini scattate per utilizzo professionale. Ma insomma, whatever, anche perché in effetti non so quante fotografie avrei scattato, dato che ero troppo ipnotizzato da quel che avevo davanti. 
Si fotografa quel che si può.
Ma c’è anche altro. Innanzitutto, una precisazione: ogni elemento dell’esposizione è in inglese e in francese, quindi tutte le varie descrizioni a corredo degli oggetti sono comprensibili anche per chi non ci capisce nulla di baguette e brie. E lo stesso vale per l’accompagnamento sonoro: all’ingresso, ti danno un aggeggio da metterti al collo con auricolare allegato, tramite il quale è possibile ascoltare l’audio della mostra. L’aggeggio è dotato di un sensore che rileva la tua posizione e, quando ti piazzi in una zona “dotata” di chiacchiera d’accompagnamento, scatta la voce nell’orecchio (in francese o in inglese a seconda del canale selezionato). Questo permette di ascoltare svariate descrizioni legate ad alcuni dei materiali esposti. Per esempio, la sfilza di bozzetti e “prop” su Jabba è accompagnata da un racconto sull’ideazione del personaggio. E di passaggi del genere ce ne sono svariati.
Inoltre, tutta la mostra è divisa per sezioni tematiche, organizzate in modo da – fra le altre cose – esplorare il tema dell’identità e tracciare la storia dei personaggi di Guerre Stellari, con particolare attenzione al parallelo fra Skywalker padre e figlio. Per approfondire il discorso, è stata creata una serie di filmati che chiacchierano della progressione dell’identità dall’infanzia all’età adulta, mescolando scene dei vari film, appoggiandosi su reali studi di genetica, neuropsicologia, scienza della salute e psicologia. Intendiamoci, la cosa è assolutamente all’acqua di rose, ma ne viene fuori un punto di vista intrigante, che funziona e che immagino dia al tutto anche un certo valore educativo per i pupattoli portati a osservare da vicino le astronavi e i mostri assortiti della saga. 
Sono bellissimo.
Dicevo, prima, che all’ingresso ti danno anche un braccialetto. Il braccialetto contiene un sensore, o comunque un qualcosa, che ti permette di interagire con varie postazioni sparse per l’esibizione. Presso ciascuna di questa postazioni ti viene chiesto di compiere una scelta, legata dal punto di vista tematico a quella specifica sezione della mostra. Per mezzo di queste decisioni, vai a creare il tuo personaggio di Guerre Stellari, decidendone razza, allineamento, occupazione, scelte di vita, alleanze, amicizie e così via. Arrivato alla fine, puoi ammirare il personaggio in tutto il suo splendore e farti inviare una mail contenente un link al suo profilo, con immagine, storia personale e ovviamente tutte le classiche funzioni di condivisione in ogni dove. Ed è una cosetta, ovviamente pensata soprattutto per i più giovani, ma a modo suo divertente, oltre che con almeno un paio di idee piuttosto azzeccate a livello di interazione. Ah, casomai interessasse, il profilo del mio personaggio si trova a questo indirizzo qua.
Le tentazioni del lato oscuro.
E poi, ovviamente, all’uscita c’è l’inevitabile negozio coi gadget, il catalogo, i frizzi, i lazzi e la cassa attrezzata con pratico sistema che ti estrae automaticamente la carta di credito dal portafogli e ti impedisce di uscire senza aver acquistato almeno tre o quattro cose delle quali non hai bisogno. Ma questa è un’altra storia, sulla quale io e la mia carta di credito non ci sentiamo di condividere dettagli. Sappiate solo che è stato doloroso.

Il sito ufficiale della mostra l’ho già linkato sopra, comunque sta a questo indirizzo qui. Dal sito, fra l’altro, è possibile prenotare i biglietti, che sono legati a un orario preciso d’ingresso, anche se poi è possibile rimanere dentro a fissare cose con gli occhi spalancati quanto a lungo si vuole. Per la cronaca, noi ci siamo presentati sul posto domenica senza avere alcun problema: abbiamo comprato il biglietto al momento e via. Va anche detto che in questi giorni Parigi s’è un po’ svuotata dai parigini e magari la mostra non attira molti turisti: non escludo che nelle prossime settimane, di domenica, ci siano ben altre quantità di persone. L’esposizione rimarrà aperta, come detto, fino al 5 di ottobre. Già che ci siamo, vi dico anche che la mostra si tiene a La Cité du Cinéma (indirizzo: 20, rue Ampère – 93413 – Saint Denis Cedex). Noi ci siamo arrivati scendendo alla fermata Carrefour Pleyel della linea 13. E credo sia tutto. Ciao e grazie. Anzi, che la forza sia con voi.

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