Colpa delle stelle

The Fault in Our Stars (2014)
di Josh Boone
con Shailene Woodley, Ansel Elgort, Nat Wolff

Ho un ricordo molto vago di mio padre, composto in larga parte da cose che mi sono state raccontate, fotografie, documenti e così via. Ovviamente la cosa è legata al fatto che ho in generale un ricordo molto vago dei miei, boh, primi dieci anni di vita. Fatto sta che in pratica, pur sforzandomi, riesco a pensare solo a quattro ricordi precisi legati in qualche maniera a lui, e oltretutto in uno solo di quei ricordi è realmente presente la sua figura: quella volta che mi sgridò perché gli avevo devastato la matita con le mine, seminandole spezzate per il salotto e poi cercando di nascondere il fattaccio e allontanandomi fischiettando. Gli altri ricordi lo coinvolgono, ma non lo coinvolgono. So che sono andato a trovarlo in ospedale, ma ho in testa un’immagine vaghissima dell’incontro. Ricordo che il giorno del suo funerale – contesto: avevo nove anni – rimasi a casa, a giocare a un gioco per Commodore 64 sui viaggi nel tempo, in cui bisognava gettare qualcosa nel caminetto per attivare lo spostamento temporale. E ricordo la mattina della telefonata, quando stavo dormendo nel lettone assieme a mia zia, squillò il telefono, lei rispose e io, per qualche motivo, sapevo che era successa quella cosa. Ecco, c’è una scena di Colpa delle stelle in cui accade esattamente questo, e sembra una cosa da film, una roba che “sì vabbé”, e invece no, è esattamente così. Quando arriva la telefonata, lo sai che è quella telefonata e che non è il call center Telecom che ti chiede se vuoi attivare anche la linea fissa oltre a quella mobile. Lo sai e basta, te lo senti dentro e poco importa se non ha senso che tu lo sappia. Funziona così.

Di momenti del genere, che sono “da film” ma allo stesso tempo hanno un sapore molto vero, in Colpa delle stelle ce ne sono parecchi e rappresentano – assieme agli attori – forse il miglior pregio di una pellicola altrimenti assai limitata. È una storia che non può e non deve per forza essere universale, perché di fondo il dolore ognuno lo vive a modo suo, ma che trasmette molto di vero nel modo in cui le persone riescono ad affrontare situazioni che ti torcono le budella nascondendosi dietro alla normalità, alla semplicità, a un sorriso, mentre vivono questa cosa incredibilmente assurda, forte e insensata che deve essere vedersi improvvisamente distrutto il sogno d’immortalità adolescenziale per colpa di un male incurabile. Io me lo ricordo bene, quel senso d’invincibilità che a un certo punto ti perdi per strada e non torna più, e non riesco proprio a immaginarmi cosa possa voler dire vivere a sedici anni senza godere del proprio diritto di viverli in quel modo. Ecco, Colpa delle stelle prova in qualche modo a raccontarlo, non ci riesce magari fino in fondo – ma è possibile farlo? – però è per questo a modo suo un film meritevole, interessante e il cui successo fuori scala non può che risultarmi molto più “simpatico” rispetto a quello di tante altre operazioni in zona young adult.

Poi, certo, non riesce ad andare oltre, rimane limitato dal tocco un po’ risaputo, stucchevole e zuccheroso di Josh Boone, che butta dentro tutto quel che ci deve essere in un film dal target ben preciso e mi fa sentire clamorosamente fuori posto mentre lo guardo. E, insomma, non ho intenzione di lamentarmi se un film conosce il proprio pubblico e gli dà quel che vuole, perché sarebbe abbastanza ipocrita, considerando quanto mi diverto coi film di supereroi e quelli pieni di roba che esplode, pizze in faccia, auto che sfrecciano e gente che muore male: il meccanismo è lo stesso, cambia solo la direzione. Però, in fondo, non riesco a fare a meno di spiacermi al pensiero che con un approccio un po’ diverso, meno inscatolato e di maggior respiro, si sarebbe potuto sconfinare nel territorio di quella cosa bellissima che è The Spectacular Now, del resto graziato dalla prova meravigliosa della stessa, fantastica, protagonista.

Ecco, tanto vale ribadirlo, fra i lati positivi di Colpa delle stelle c’è sicuramente un’attrice sempre più incredibile per la naturalezza che riesce a infondere nei propri ruoli, anche se questa volta chi le sta a fianco, pur bravo ed efficace, non riesce a trovare quell’intesa perfetta che Shailene Woodley e Miles Teller avevano in quell’altro film lì. Ma funzionano comunque tutti bene e non tradiscono nei momenti che contano e che, a giudicare dai singhiozzi che mi circondavano in sala, fanno il proprio dovere. Anche se con me non ci sono riusciti più di tanto, forse per un eccesso di sforzo, perché l’argomento, il tema, gli eventi mi commuoverebbero anche, ma se son lì che spingono, insistono e continuano a dirmi che è il momento di cedere, alla fine la lacrima non mi esce. Ci si potrebbe poi anche lamentare del fatto che Colpa delle stelle non presta fede fino in fondo alle proprie parole, quando sentenzia che la realtà è molto più crudele della finzione cinematografica, ma poi cade proprio in quella trappola e trova solo per brevissimi attimi il coraggio di andare oltre una visione anestetizzata e ripulita dei momenti di dolore vero. E di nuovo: è un peccato, ma in fondo non è un peccato capitale, per un film comunque ben confezionato e che, nonostante alcuni passaggi onestamente un po’ forzati (un saluto a Willem Dafoe), costruisce bene il suo racconto e si dimostra onesto anche nel preparare una svolta particolare in quel modo lì, quello per cui, a posteriori, ti rendi conto che ce l’avevi sotto il naso fin dall’inizio ma non ci avevi fatto caso.

L’ho visto ieri, al cinema, qua a Parigi, in una lingua originale che merita come sempre meritano le interpretazioni di bravi attori. L’uscita è prevista in realtà per fine mese, il 4 settembre in Italia.

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