24 – Stagione 7

24 – Day 7 (USA, 2009)
creato da Joel Surnow e Robert Cochran 
con Kiefer Sutherland, Mary Lynn Rajskub, Carlos Bernard, Jon Voight, Cherry Jones, Annie Wersching, James Morrison, Bob Gunton, Eric Balfour, Jeffrey Nordling, Janeane Garofalo

La settima stagione di 24 arriva in un momento un po’ particolare e si porta sulle spalle il peso di dover rimettere in sesto la serie dopo quella discreta porcheria della sesta stagione, ritrovando lo stato di forma in un momento in cui forse le avventure di Jack Bauer iniziano a mostrare un po’ troppo la corda e lasciar spazio ad altri serial di maggior successo. In questo senso, probabilmente, lo sciopero degli sceneggiatori finisce per rivelarsi utile, nel dare al team creativo quel momento di respiro per riprendersi dalla realizzazione di uno show per tanti motivi estremamente faticoso. Ma non mancano i danni, nella misura in cui si vede l’evidente distacco fra la prima manciata di episodi e il resto della stagione, separati appunto dall’anno di pausa dovuto allo sciopero e con in mezzo lo scoglio di quella robetta inutile e anzi dannosa che è 24: Redemption.

La storia prende infatti il via andando a recuperare elementi, personaggi e, soprattutto, cattivoni visti in quell’episodio speciale, ma lo fa in maniera evidentemente impacciata, denunciando il fatto che le puntate iniziali erano in realtà state concepite prima di tirar fuori Redemption come pezza per tappare il buco di programmazione generato dallo sciopero. Ci si ritrova quindi a guardare otto episodi che creano diverse piccole contraddizioni con quanto visto in Redemption, nei quali non vengono menzionati elementi importanti di quel “puntatone” e con oltretutto la solita situazione da 24, vista in quasi tutte le stagioni, in cui sai di stare seguendo le vicende di cattivi “secondari”, dietro alle quali si muove il vero villain dell’anno, ma con l’aggravante di sapere già chi sia quel cattivone, perché ti è stato svelato da Redemption. Insomma, un pasticcio. Per fortuna, però, superato questo ostacolo iniziale, la stagione decolla, sfrutta bene il cambio di location da Los Angeles a Washington D.C., mette qualche toppa ai problemi di cui sopra e, pur non tornando ai livelli migliori della serie, si fa perdonare il disastro dell’annata precedente.

Tanto per cominciare funziona il nuovo presidente, una figura forte e ben interpretata, primo presidente donna degli Stati Uniti come già David Palmer era stato il primo di colore, le cui vicende familiari e professionali sono, come da tradizione di 24, fondamentali nello sviluppo della serie. A volte si ha la solita impressione che certi sviluppi stiano lì più per perdere tempo che altro, ma nel complesso il nuovo personaggio funziona e, di nuovo, come nei migliori anni di 24, è il capo di stato americano l’anima della stagione. Ma sul fronte dei personaggi, tolti i nuovi geek che stanno lì più per dar fastidio che altro, un po’ tutti i presenti sono azzeccati. Jon Voight, quando finalmente arriva, regala un ottimo villain, sopra le righe e cattivissimo, i vari ritorni funzionano bene al punto che perfino Kim Bauer, una volta tanto, non si rende insopportabile e il resuscitato Tony Almeida, al di là dell’improbabile modalità del suo ritorno, ha un arco narrativo che riesce tutto sommato a giustificare il comportamento schizofrenico tenuto da un episodio all’altro. Un po’ meno comprensibile è la schizofrenia della new entry Renee Walker, ma nel complesso anche il suo personaggio, così come in generale il triangolo al centro del quale va a trovarsi, funziona.

E poi c’è l’azione, come sempre molto divertente, con l’apice dell’annata forse rappresentato dal momento “Die Hard alla Casa Bianca”, ma che nel complesso riesce a divertire bene o male dall’inizio alla fine, nonostante i soliti momenti di inevitabile brodo allungato. Ma del resto quelli sono mancati solo in quel capolavoro della quinta stagione. Insomma, la settima stagione di 24 ha qualche problema (per esempio la figlia della presidentessa Taylor, chiaramente impiegata nel ruolo di Kim Bauer della situazione), ma complessivamente funziona, diverte, butta sul piatto idee sfiziose come il team di superamici della prima parte, porta avanti il discorso di un Jack Bauer sempre più alle corde e lontano dal supereroe imbattibile dei primi anni. C’è inoltre un tentativo apprezzabile di far evolvere il contesto narrativo della serie, raccontando degli Stati Uniti da futuro prossimo in cui non c’è più posto per la CTU, l’approccio politico all’utilizzo di strumenti coercitivi diventa talmente forte da trasformare Jack Bauer nel nemico e gli errori commessi dagli americani si ritorcono contro di loro. Non sono certo riflessioni profonde e lo stile rimane quello leggero di una serie fondamentalmente action, ma i cambi di prospettiva aiutano a dare al tutto un senso di (relativa) freschezza che, alla settima stagione, arrivata per di più dopo che la serie aveva toccato il punto più basso, non era certo scontato.

Mi sono sparato il tutto qualche settimana fa, grazie al solito cofano totale-globale in DVD (che ovviamente ora, con l’esistenza di 24: Live Another Day, non è più totale globale). Ne scrivo adesso perché sto finendo di guardare l’ottava stagione e, insomma, completezza, ossessione, compulsione, whatever. Ah, in lingua originale, Jack Bauer e Tony Almeida che parlano entrambi sottovoce pure quando urlano sono uno spettacolo imbarazzante.

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