Babadook

The Babadook (Australia, 2014)
di Jennifer Kent
con Essie Davis, Noah Wiseman

Così come tanti altri film horror degli ultimi anni, The Babadook nasce sotto forma di cortometraggio, che viene notato da qualche produttore, il quale decide di mettere sul piatto il grano necessario al regista per tirarne fuori un film vero e proprio. La differenza rispetto a tante altre storie simili recenti, se proprio vogliamo trovarla, sta nel fatto che Jennifer Kent è, ovviamente, una donna, e non è che di registi horror (o registi punto e basta) del gentil sesso se ne vedano poi molti. Poi ci sarebbe da dire che il tutto viene dall’Australia e che Jennifer ha alle spalle vent’anni di carriera come attrice di secondo piano, fra cinema e TV, ma nonostante questo non s’è piazzata nel suo film d’esordio e ha preferito restarsene dietro alla macchina da presa. Ad ogni modo, questo qua sotto è il cortometraggio originale, ma occhio: il finale è molto, molto, molto simile a quello del film, quindi, di fondo, spoiler.

Fra l’altro, mentre guardavo Monster, subito dopo averlo piazzato qua sopra, m’è venuto in mente che l’avevo già visto (ma per fortuna non ricordavo il finale), per la precisione tre anni fa, nel DVD dei cortometraggi del Fantasy Filmfest di Monaco. All’epoca, l’avevo descritto come “una deliziosa figata australiana, fatta con due soldi, che gioca sul grande classico “peluche che ti fa cacare sotto”.”. Ecco, a riguardarlo oggi, con in testa il film che ne è venuto fuori, mi fa un’impressione molto più pezzente, un po’ per la recitazione, un po’ per le apparizioni random di fantasmi pallidi coi capelli unti, ma insomma, è anche normale, è un cortometraggio, va contestualizzato. E la soluzione finale rimane deliziosa. Detto questo, The Babadook da Monster recupera più che altro alcuni spunti – la mamma single un po’ sfiatata da un figlio esagitato, il bimbo che vuole proteggerla dal babau, gli elementi di normalità tipo il cucinare e lavar piatti resi inquietanti, gli insetti, il design del mostro che inquieta perché sostanzialmente piglia qualcosa di buffo e lo sposta verso lo spaventoso – ma insegue e trova anche altre direzioni, pur convergendo poi, come detto, verso una soluzione simile.

Sostanzialmente, The Babadook prende una situazione abbastanza classica, col babau, il bambino che “capisce”, la mamma che non ci crede, le manifestazioni sempre più invadenti, le incomprensioni e poi il gran casino finale, ma ci costruisce sopra un film che, pur non rinunciando a uno svolgimento classico, riesce a usare stereotipi e svolte apparentemente prevedibili in maniera un po’ diversa dal solito. A un certo punto la cosa diversa forse anche un po’ troppo insistita, quando Kent, che il film se l’è anche sceneggiato, continua a introdurre tutti i classici personaggi che c’hanno scritto “morto” in fronte e poi non ne ammazza manco uno, ma nel complesso la cosa funziona, magari anche perché un po’ destabilizzante. Più in generale, The Babadook è un film di quelli che “Vabbé, in pratica non succede nulla dall’inizio alla fine”, e quindi va anche un po’ a gusti. Di certo, Jennifer Kent fa bene il suo lavoro, riesce a inquietare saltellando fra trovate classiche e altre più ricercate e suggestive, devia il racconto verso situazioni non necessariamente banali e riesce tra l’altro anche a trovare il tempo di chiacchierare di morte, solitudine, perdita e difficoltà assortite nell’essere madre.

Insomma, The Babadook ha magari qualche sbavatura, ma è un gran bel film ed è inquietante nella maniera giusta, senza abusare di spaventi a caso. Ha due protagonisti che funzionano, rendendo credibili personaggi non necessariamente facili e riuscendo ad evitare la trappola dell’insopportabilità a tutto tondo. Jennifer Kent gioca bene sul classico dubbio “starà accadendo davvero o sono matti loro due?”, rinuncia quasi del tutto ai soliti temi musicali facili in favore di un ottimo uso del suono e si fa voler tanto bene anche per la scelta di puntare su pupazzi e stop motion nei pochi momenti in cui c’è bisogno degli effetti speciali. E poi c’è quel finale, surreale, assurdo, sopra le righe, che mi ha un po’ fatto venire in mente Shaun of the Dead e chiude la faccenda con una risatina che lascia addosso un forte senso di disagio.

L’ho visto al cinema, qua a Parigi, in lingua originale, con tutti i suoi begli accenti australiani. Non ho notizie di eventuali distribuzioni italiane, ma magari finisce nel vortice dell’home video.

2 pensieri riguardo “Babadook”

  1. Visto ieri sera, concordo praticamente su tutto.
    Davvero un horror ben riuscito, ben scritto, ben diretto, ottimamente recitato, tiene lo spettatore nell'angoscia fino alla fine.
    La sorella e quella stronza di sua figlia le avrei ammazzate io volentieri.
    La protagonista è davvero bravissima.
    Il miglior horror che vedo da anni, soprattutto perchè non è la solita manfrina della sagra dello spavento ai saldi, senza ragazzini odiosi che fanno la fine dei soliti dieci piccoli indiani.
    Un sonoro che da solo fa metà film.

    Promosso, da vedere.

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