Gli ultimi mesi a fumetti di giopep

La periodicità completamente casuale di questa rubrica è uno fra i motivi per cui continuo a portarla avanti, perché mi diverte troppo. E che ci vogliamo fare, mi diverto con poco. Comunque, lo scorso giugno ho scritto dei fumetti che ho letto durante il mio soggiorno pasquale in Italia, adesso scrivo dei fumetti che ho letto fra Pasqua e inizio luglio, la prossima volta scriverò di quel che ho letto mentre ero in ferie in Italia a luglio. A posto così.

iZombie ****
Ci ho messo mano – ma soprattutto mi sono accorto della sua esistenza – sostanzialmente solo perché CW ha annunciato una serie TV che, col senno di poi, pare proprio esservi molto vagamente e liberamente ispirata. Però, insomma, perché no, considerando che si parla bene o male di zombi, che così ne abbiamo tirato fuori un episodio di The Walking Podcast e che, ehi, Mike Allred. Ebbene, lettura gradevolissima, impreziosita ovviamente da dei disegni adorabili e che ha il pregio di essere paradossalmente molto credibile e realistica nelle situazioni, nei dialoghi e nei rapporti fra i personaggi pur essendo follemente sopra le righe e tirata verso l’assurdo nelle situazioni, nei dialoghi e nei rapporti fra i personaggi. Non so bene cosa questo voglia dire, quindi mi sembra una descrizione perfetta.

Les japonais ne savent pas parler le japonais #1 ****
Dunque, questo è una cosa bizzarra: un manga più o meno (non so fino a che punto, ma credo molto) autobiografico realizzato da un’insegnante di giapponese che lavora in patria e ha come alunni gente che arriva da tutto il mondo. Sono tre volumi, ho letto il primo, comprerò gli altri due perché è davvero divertente. In sostanza, si chiacchiera di lingua giapponese, delle difficoltà da parte degli stranieri (occidentali e non) nell’impararla, di similitudini, equivoci, espressioni arcaiche, modi di dire, modernità. È molto interessante, gradevole, autoironico e, se interessa l’argomento (e masticate una delle lingue in cui è stato tradotto), lo consiglio, anche se non sono purtroppo a conoscenza di eventuali versioni italiane.

Come Prima *****
Un fumetto francese che racconta di due fratelli italiani, residenti in Francia, che si mettono in viaggio in auto per tornare a casa in occasione di un triste evento. L’ho comprato d’istinto nella fumetteria vicino a casa e l’ho quindi letto in francese, all’insegna del programma “impariamo la lingua del posto in cui vivo”, ma l’altra settimana, durante il mio solito passaggio da Supergulp, l’ho visto in vetrina. Quindi, ehi, ne esiste un edizione italiana (curata da Bao)! La storia non è esattamente originalissima e, anzi, gli sviluppi sono bene o male abbastanza prevedibili, ma è raccontata bene e soprattutto disegnata con grande stile. Merita.

Cronache di Gerusalemme *****
Altro giro, altro fumetto francese comprato alla fumetteria vicino a casa all’insegna del programma “proviamoci”. Racconta della permanenza dell’autore a Gerusalemme, pochi anni fa, per accompagnare la moglie coinvolta nel programma Medici senza frontiere. Bello, spiritoso, ricco, interessante, approfondito e purtroppamente d’attualità per motivi che hanno dominato Facebook nelle ultime settimane e non devono quindi essere spiegati. Anche questo è uscito in Italia, nella collana Graphic Journalism del Corriere della Sera ma anche in libreria per Rizzoli Lizard.

American Vampire #5 ****
Dopo un quarto volume che mi aveva lasciato molto, molto, ma veramente molto perplesso, American Vampire torna in forma con una valanga di pagine interessanti, appassionanti e che riportano in primo piano i motivi per cui in avvio era risultato così affascinante. Poi, quali siano questi motivi non lo so, però mi sono divertito a leggerlo.

East of West #1/2 *****
Una specie di fanta-western talmente allucinato e fuori di cozza che faccio veramente fatica a immaginarmi come sarebbe possibile raccontarlo (certo, gioca anche il fatto che l’ho letto ormai da qualche tempo). Alla base c’è una storia di vendette personali, amori condannati a finir male e brogli politici ai danni della povera gente. Solo che il protagonista è uno dei quattro cavalieri dell’apocalisse, i brogli politici sono fra gli altri tre e i vari padroni del pianeta Terra e in ballo c’è ovviamente la fine del mondo. Di un mondo a dir poco irriconoscibile, per altro. Assurdo, bellissimo.

Locke & Key #6: “Alpha & Omega” ***** 
OK, qua ci starebbe bene una riflessione con cui tirare le fila dopo la conclusione di una fra le serie più belle degli ultimi anni, ma la verità è che non so bene cosa dire (e d’altra parte pure questo l’ho letto ormai da qualche tempo). Diciamo che è un bel finale, capace di chiudere come si deve una situazione che non era affatto facile chiudere. Inoltre ti fa accettare (perfino apprezzare!) la sferzata di lieto fine perché inserita in un contesto in cui comunque non si è fatto problemi a picchiare duro e buttarla sul sanguinario quando e dove c’era bisogno di farlo, anche con personaggi che ti aspetteresti di vedere allontanarsi sorridenti verso il tramonto. Davvero bella roba, consigliatissimo più che mai.

Quelli che ne ho scritto o parlato altrove e quindi metto il link ad altrove
Scott Pilgrim ****
L’ho riletto per scriverne su Outcast, dato che quella settimana mi toccava Librodrome e non c’avevo nulla di meglio di cui parlare. Come la prima volta che l’ho letto, m’è piaciuto senza farmi impazzire dalla gioia.

Quelli che ho scritto in altre occasioni dei numeri precedenti e non ho niente da aggiungere e mi limito quindi a metterli qua in fila con le stelline che mi ero appuntato
Fairest #3: “The Return of the Maharaja” **** 

E niente, sono tornato dalle ferie, sto in quella classica apnea lavorativa di chi è appena tornato dalle ferie e ho centomila film che voglio andare a vedere al cinema. Poi, certo, ci sono delle priorità.

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