24 – Stagione 6

24 – Day 6 (USA, 2007)
creato da Joel Surnow e Robert Cochran 
con Kiefer Sutherland, Mary Lynn Rajskub, D.B. Woodside, James Morrison, Peter MacNicol, Powers Booth, James Cromwell

Succede praticamente sempre ed è forse quasi inevitabile: arriva l’anno in cui una serie TV raggiunge l’apice della forma, ogni cosa va al suo posto e la padronanza di autori, cast, produzione è talmente totale da dar vita alla stagione perfetta… e l’anno dopo scatta la risacca. Tipicamente, poi, il problema è che non solo non riesci – comprensibilmente – a replicare la perfezione, ma crolli proprio verso il basso. Ed è esattamente quel che accaduto con la sesta stagione di 24, arrivata dopo la migliore di tutte e rivelatasi non solo ben lontana dall’esserne all’altezza, ma proprio moscia, pasticciatissima nella scrittura e sostanzialmente mediocre, nonostante una manciata di episodi iniziali molto coinvolgenti e un crescendo finale che, tutto sommato, funziona abbastanza bene.

Ed è un peccato, perché l’avvio è davvero fulminante. Da un lato, l’introduzione di un Jack Bauer uomo distrutto e sempre più lontano dal supereroe degli anni precedenti è una bella idea, che oltretutto per qualche episodio viene sviluppata davvero bene, sia sul piano fisico che su quello psicologico. Dall’altro, l’incedere della crisi è spettacolare e del resto, se dopo appena quattro episodi han già fatto esplodere una bomba atomica nel bel mezzo di Los Angeles, beh, che gli vuoi dire? Il problema è che quell’esplosione si lascia dietro quasi solo macerie soprattutto sul piano narrativo: fra lei e la crisi esistenziale del Jack dopo aver sparato a Curtis, la stagione si gioca il meglio che ha da offrire nelle prime puntate e poi non solo non riesce a rilanciare come si deve, ma si perde anche per strada i temi più interessanti, incagliandosi in sviluppi confusionari e tirati per le lunghe.

Del resto è un po’ il problema storico di 24: raccontare una storia in tempo reale per ventiquattro episodi è un’idea splendida e innovativa (certo, dopo cinque stagioni, la carica innovativa s’è un po’ persa), ma farlo in quei termini per ventiquattro episodi riuscendo a mantenere sempre alta la tensione e a non sfondare il muro della minchiata con i continui colpi di scena e ribaltoni è veramente dura. Fatto sta che quest’anno in particolare s’impantana parecchio nella parte centrale, veramente stiracchiata a dismisura. E probabilmente non aiuta il fatto che il cattivone nascosto dietro le solite centododici rivelazioni – ma in realtà abbastanza telefonato fin quasi dall’inizio – faccia pietà. Sarà che il personaggio non era nelle sue corde, sarà che di fronte alle sceneggiatura gli è venuto il latte alle ginocchia ed è entrato in modalità keep gettin’ dem checks, sarà quel che sarà, ma il caro James Cromwell ha costantemente la faccia di quello che sta aspettando la fine del turno e vuole tornarsene a casa. Quando poi gli viene chiesto di mostrare delle emozioni, tipo nella telefonata in cui gli comunicano l’uccisione di Jack (credici), si sconfina nella demenzialità involontaria (credo).

E alla fine, dopo la visione, che comunque si conclude su una nota positiva perché gli ultimi episodi funzionano abbastanza, rimangono in testa soprattutto quell’avvio fulminante, qualche morte (povero Milo, assente per quattro anni, torna solo per pigliarsi una pistolettata in faccia) e in generale il senso di un’annata che chiude un’era, ponendo fine alle vicende della famiglia Palmer e della CTU di Los Angeles, in previsione di un nuovo 24 che – dopo la paralisi causata dallo sciopero degli sceneggiatori – darà vita a un tentativo di rilancio con nuove idee e nuove ambientazioni. Forse. Non lo so. Devo ancora guardarmi le ultime due stagioni.

In compenso ieri sera mi sono visto 24: Redemption e, insomma, boh, bah.

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