Agents of S.H.I.E.L.D. 01X17: "E gira, gira, gira… "

Agents of S.H.I.E.L.D. 01X17: “Turn, Turn, Turn” (USA, 2014)
creato da Joss Whedon, Jed Whedon, Maurissa Tancharoen
episodio diretto da Vincent Misiano
con Clark Gregg, Brett Dalton, Iain De Caestecker, Elizabeth Henstridge, Ming-Na Wen, Chloe Bennet 

La leggenda narra che quando, mesi e mesi (e mesi) fa, Joss Whedon e i suoi superamici proposero a Kevin Feige di realizzare una serie dedicata allo S.H.I.E.L.D. la risposta fu, più o meno, “Ficata! Però ci sarebbe una cosetta che dovrei dirvi… “. All’epoca, Captain America: The Winter Soldier era in lavorazione da tempo e, oltretutto, Feige sostiene continuamente di avere in testa i prossimi centododici anni di film Marvel con una sicumera che neanche George Lucas quando giura che Star Wars l’aveva pianificato tutto dall’inizio. E insomma, il punto è che si sapeva già che il secondo film del capitano a stelle e strisce avrebbe raccontato quelle cose e un telefilm sullo S.H.I.E.L.D. non avrebbe potuto fare a meno di uscirne fatto un po’ a fette. Col senno di poi, guardando indietro, anche alla luce di alcune più o meno piccole rivelazioni emerse in questo episodio, è difficile non ripensare alle prime sedici puntate di Agents of S.H.I.E.L.D. come a un lento e tutto sommato ben orchestrato prepararsi per arrivare fino a qui, seppur ogni tanto girando anche un po’ in tondo (soprattutto con le pause fra una messa in onda e l’altra, ma non solo) e senza per questo voler negare che ci siano stati diversi episodi a dir poco deboli.

E più o meno tutto finisce per trovare un senso preciso, anche le cose più assurde. Perché il team così raffazzonato e inesperto, con solo un paio di agenti “seri” e una banda di novellini un po’ incapaci lanciati allo sbaraglio, era tutta una macchinazione di Nick Fury per piazzare Coulson sul campo ma tenerlo allo stesso tempo in un ambiente controllato, manipolandone il processo di guarigione fisica e mentale. Perché il clima di dubbi e paranoie sempre più forte da un episodio all’altro si è svelato essere sintomo di un male enormemente più grosso, esploso nell’ultimo film Marvel e rovesciato a catena su questo episodio, che si svolge più o meno in parallelo a quegli eventi. E il risultato è non solo la miglior puntata a oggi della serie, ricca d’azione ben messa in scena, di sviluppi appassionanti, di personaggi trattati come si deve e di bel potenziale per il futuro, ma anche un crossover fatto come si deve, se vogliamo pure coraggioso nel suo spoilerare un film appena uscito al cinema e che fa dimenticare l’operazione un po’ ridicola che fu il pubblicizzato incrocio con Thor: The Dark World. Tra l’altro, al di là delle conseguenze più evidenti, ci sono tante piccole cose che non sono emerse in maniera netta e potrebbe essere piacevole vedere affrontate, a cominciare dall’amicizia che c’era fra Coulson e Sitwell. E poi quanto è ganzo il logo Hydra alla fine?

In tutto questo, il bello è che il crossover è fondamentale ma non necessariamente “invadente”: immagino che senza aver visto il film si possa guardare la puntata senza problemi, ma con in testa quegli avvenimenti, beh, tutta la prima parte, in cui si mettono in dubbio le motivazioni di ogni singolo personaggio, assume un peso diverso. I vari colpi di scena, poi, sono molto azzeccati, al punto che riescono ad avere un bell’impatto anche se vengono bene o male tutti telefonati con cinque minuti d’anticipo (e, in generale, era veramente “necessario” che, in questo contesto, uno dei personaggi chiave si rivelasse membro dell’Hydra) e tutti i personaggi vengono fatti interagire con la situazione in maniera coerente e intelligente, anche nei piccoli dettagli. Bello, per esempio, il comportamento di Fitz nel momento peggiore, perché coerente col personaggio ma equilibrato, senza sbracare, interessante l’atteggiamento di Simmons che, in linea teorica, non è da escludere sia pure lei prossima a un voltafaccia, divertente vedere Garrett che non si trasforma nel cattivo con monocolo e conserva l’essenza piaciona del personaggio, azzeccata la svolta di Ward, con la speranza che rimanga tale e non venga ritrattata nei prossimi episodi: quell’inquadratura finale può suggerire qualsiasi cosa e sicuramente ci sta che il personaggio abbia dei rimorsi, ma se poi si rivela tutto un articolato triplo gioco o se scatta la redenzione, boh, secondo me è un po’ una sconfitta. Al di là del fatto che redimersi dopo aver fatto fuori tre innocenti a sangue freddo mi sembrerebbe troppo anche per certe evoluzioni a tratti forzate che si sono viste in questa serie. Bottom line: voglio andare avanti.

Ma la prossima settimana sarò in un posto nel quale l’internet arriva a malapena, quindi mi sa che mi toccherà aspettare più del dovuto.

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