Quasi amici

Intouchables (Francia, 2011)
di Olivier Nakache, Eric Toledano
con François Cluzet, Omar Sy

Ricordo che un paio di anni fa si era chiacchierato parecchio di Quasi amici, clamoroso successo del cinema francese capace di ammaliare tutti quanti anche in Italia, e indubbiamente m’era rimasta addosso una certa curiosità, soprattutto di capire se i suoi meriti andassero oltre al fatto di saper raccontare in maniera accattivante temi che hanno sempre presa facile. Aggiungiamoci che in questo periodo che sto cercando di leggere e guardare roba in francese per alimentare i miei studi della lingua – che procedono, nei limiti del possibile – ed è andata a finire che qualche settimana fa ho comprato in un negozio qua a Parigi il Blu-ray a prezzo stracciato e ce lo siamo poi guardato, in lingua originale e con tanto di sottotitoli in francese (ho ancora i miei limiti, eh!). E, beh, ecco, insomma, bellino, eh, gradevole e tutto sommato delicato nello sfiorare temi difficili, però allo stesso tempo incapace di distaccarsi troppo dalle classiche formule di questo genere di film.

Alla fin fine si tratta della classica storia da ricchi che, anche loro, poveretti, piangono, con sparata dentro una bella iniezione di aristocratico puzzone che crede di sapere tutto ma vede invece la sua vita rivoluzionata in meglio dal pezzente selvaggio e vitale. Da un lato, il riccone che può tutto ma in fondo vive una vita triste e inquadrata, più per limiti dati dal suo status sociale e dalla sua chiusura mentale che dall’handicap che lo costringe sulla sedia a rotelle, dall’altro l’uomo di colore di bassa estrazione sociale, che viene dall’Africa, ha il ritmo nel sangue, sa come si vive e che per goderti la vita devi infrangere qualche regola e farti le canne. Son stereotipi visti mille volte, né più né meno che quelli di un film d’azione o dei supereroi svolazzanti, qui però messi in fila dai due registi con uno stile gradevole e la capacità di lasciarsi andare a una comicità naturale e a tratti perfino sbracata.

Ma a far davvero funzionare il film sono soprattutto gli attori: molto bravo François Cluzet nel comunicare un’intera persona solo grazie a volto e voce, eccellente Omar Sy nel trascinare con la sua semplicità, spontaneità e fisicità. È per entrambi esattamente ciò che richiedono i rispettivi personaggi, ma tutti e due riescono a trasformare i loro sagomati in figure convincenti e alle quali è difficile non voler bene. E alla fine, perché un film del genere faccia quel che deve, non si scappa, devi affezionarti ai protagonisti e ritrovarti a gioire e soffrire con loro. Se Quasi amici ce la fa è grazie agli attori e alla bella intesa che si sviluppa fra i due, raccontando del rapporto quasi simbiotico che può venirsi a creare fra una persona in quelle condizioni e chi la cura andando ben oltre il semplice dare una mano sugli aspetti pratici della vita. Pazienza se poi, in tutto questo, resta addosso un film proprio semplice, stereotipato e in molte cose superficiale: quantomeno, rispetto a tanti altri su questo filone, non è stucchevole e tragico in maniera fastidiosa. Anzi.

Ricordo che a un certo punto si parlava della possibilità che ne venisse realizzato un remake italiano. È poi accaduto? C’è Claudio Bisio?

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