Nymphomaniac

Nymphomaniac (Danimarca, 2014)
di Lars Von Trier
con Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgård, Stacy Martin

A uno sguardo superficiale, quello fatto di trailer, poster, comunicati stampa e aspettative che magari uno può crearsi in testa, Nymphomaniac sembra il coronamento di una carriera lungo la quale Lars Von Trier si è fatto conoscere nel mondo anche grazie al fatto di prendere stelline più o meno hollywoodiane e far fare loro cose turpi davanti alla macchina da presa. E del resto, c’è sicuramente molto calcolo a tavolino, nel decidere di raccontare la storia di Joe appoggiandosi su un cast così ben fornito, che inserisce volti noti in ruoli un po’ spiazzanti e arriva a utilizzare controfigure, protesi ed effetti al computer pur di “mostrarli” intenti in atti sessuali espliciti e altre amenità. Ma la verità è che Nymphomaniac, o comunque la versione “breve” del film regolarmente distribuita nei cinema, non è il film pruriginoso che magari qualcuno sperava si aspettava di vedere. Intendiamoci: è un film molto esplicito, nel quale peni e vagine escono dalle fottute pareti, fluidi corporei vengono sputacchiati in giro e, nel secondo volume, si sconfina amabilmente in zona sadomaso. Allo stesso tempo, però, la carica erotica sta quasi sempre anni luce al di sotto rispetto a quella di tanti altri film assai più castigati (ma realmente intenzionati a coinvolgere tramite l’atto sessuale) e, nonostante il sesso sia ovviamente al centro del racconto, è evidente che Lars Von Trier intende parlare soprattutto d’altro e paradossalmente finisce per allontanarsi da film ben più interessati a puntare l’attenzione sul sesso esplicito.

Il cuore di Nymphomaniac non è tanto l’atto sessuale in sé, quanto la nostra difficoltà nel trovare un equilibrio e un rapporto sano con la sessualità. Joe è un personaggio estremo, la cui vita ruota fin dai primi istanti attorno a una fame insaziabile di soddisfazione sessuale e agli effetti devastanti che la cosa finirà per avere sulla sua vita, fra periodi di piacere incontrollato, momenti di crisi profondissima e inarrestabile spirito autodistruttivo. La sua vita viene raccontata attraverso una specie di amplesso verbale lungo una notte intera, durante la quale Joe si racconta a uno sconosciuto, incontrato per caso, che l’ha accolta nel proprio appartamento e si rivela disposto ad ascoltare quel che lei ha da dire senza particolari secondi fini. Ne viene fuori una visione del sesso e della vita sofferta, difficoltosa, assolutamente non pruriginosa in maniera forzata e, anzi, estremamente sincera, che lascia addosso un senso di disagio. Lars Von Trier racconta una donna preda del proprio desiderio che trascorre quasi tutta la vita palleggiandosi uomini deboli altrettanto facili prede, in una continua ricerca di soddisfazione e felicità che sembra non poter trovare altro sbocco che la disperazione. E lo fa non solo mostrando una delicatezza, una lucidità e una sensibilità fuori scala, ma anche divertendosi un sacco a fare il buffone.

Perché Nymphomaniac è anche un film autoconsapevole in maniera esplicita, nel quale Von Trier mette in fila spunti di partenza e svolte narrative un po’ oltre i limiti del credibile, forzando la mano per necessità di raccontare quel che vuole ma senza provare a nascondersi. Fra gli aspetti più interessanti e coinvolgenti del film c’è proprio l’onestà con cui abbraccia la sua natura schizoide, fatta di tanti piccoli segmenti dalle mille personalità che si agganciano uno dietro l’altro. Si passa dal dramma spinto alla comicità, da toni surreali a momenti di fortissimo realismo, dall’angoscia al piacere liberatorio, in un continuo cambio di marcia che trova forse un filo conduttore nelle assurdità stilistiche che Von Trier infila da tutte le parti, riuscendo a infondere un tono divertito e stupidino a quasi tutto il film e trovando alcuni fra i momenti migliori proprio quando riesce a sintetizzare le sue mille anime (per esempio nella bellissima scena con protagonista Uma Thurman e nelle varie apparizioni di Jamie Bell). In più, è evidente che, oltre a raccontare la vita di Joe e, più in generale, la sessualità, il caro Lars vuole divertirsi a fare un discorso sul cinema, sul rapporto fra narratore e spettatore e sulle assurdità che ne derivano, da entrambi i lati della barricata. Ed è forse anche per questo, nonostante la durata e il taglio compassato del racconto, che Nymphomaniac funziona così bene, appassiona e non stanca dall’inizio alla fine. O almeno così è andata per me.

Ho visto prima e seconda parte fra gennaio e febbraio, in lingua originale e al cinema qua a Parigi. L’accento brit di Shia LaBeouf è credibile più o meno come il mio. Da queste parti il film è uscito nella versione “cinematografica” (con una mezz’oretta tagliata ad entrambi i “volumi”) e vietato ai minori di dodici anni. In Italia, la prima parte arriva questa settimana, la seconda a fine mese. Da quel che leggo in giro, non dovrebbero esserci tagli aggiuntivi, anche se onestamente un po’ mi stupisce che questa versione del film, in Italia, venga vietata ai minori di 14 anni e non 18. Non è che mi scandalizzi, figuriamoci, però mi sembra che in genere si vietino robe decisamente meno esplicite. La versione integrale dovrebbe arrivare più avanti, forse direttamente in home video. Ho curiosato un po’ nelle recensioni e mi pare di capire che alla fin fine le differenze stiano più che altro nella permanenza a schermo di ciò che comunque si vede anche nella versione “breve”. Poi vai a sapere.

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