Lo spam della domenica mattina: Coimbra Portugal in due minuti

Questa settimana abbiamo pubblicato su IGN un paio di Rewind Theater, che è una roba che ormai mi diverto proprio a fare. A inizio settimana è toccata a quello sul nuovo trailer di Transformers 4 – L’era dell’estinzione, mentre ieri – a meno di imprevisti dei quali non mi sono accorto perché ho preparato questo post giovedì e adesso sono preda del jet lag – è stato il turno di quello sul trailer di Sin City – Una donna per cui uccidere. Inoltre, venerdì è uscita l’anteprima di Crazy Taxi: City Rush, nuova incarnazione per smartphone e tablet di quell’adorabile giochino là di Sega. Dovrei essere l’unico italiani ad averci già messo le mani, grazie al fatto che vivo a Parigi. Ah, i vantaggi dell’espatrio! Per quanto riguarda Outcast, invece, segnalo la (più o meno) solita roba: Videopep, The Walking Podcast e Old!

E domani si comincia per davvero. O forse oggi. Non so, dipende dal fuso orario.

La robbaccia del sabato mattina: Saluti dalla Califogna

Ho preparato questo post giovedì, quindi è probabile che da allora ad oggi l’internet abbia partorito otto trailer e cinquanta notizie che avrei felicemente aggiunto ma, ehi, che ci si può fare? A questo punto sarò a San Francisco (o in pieno oceano), assalito dal jet lag (o dagli squali) e con ben altro a cui pensare. Fatemi causa. Comunque, ho lo stesso delle cose da segnalare, a partire dal meraviglioso poster di Godzilla che sta qua sopra. Quella qua sotto, invece, è un’intervista di gruppo a Kevin Feige (produttore), James Gunn (delizioso regista) e Chris Pratt (delizioso protagonista) sull’argomento Guardians of the Galaxy. Non è che sveli molto di incredibile, ma insomma, per me che aspetto con ansia il film, è stato interessante guardarla.

Restiamo in tema Marvel per segnalare che la Fox ha smentito le voci sulla possibilità di un Dottor Destino donna nel rilancio dei Fantastici Quattro e a quanto pare gli attori in ballo per il ruolo del cattivone sono Sam Riley, Eddie Redmayne, Toby Kebbell e Domhnall Gleeson, come da foto che agevolo di seguito. A questo punto, viste anche le scelte per i protagonisti, io spero che vadano all in con le trollate e puntino sul rosso sfigato, ma la vedo difficile.

Quello che segue, invece, è il trailer di Tales to Astonish, una serie di documentari basata sull’idea di accoppiare eventi del mondo reale con cicli narrativi dell’universo Marvel. Nel primo episodio si chiacchiera di Civil War e di come Mark Millar e Steve McNiven si siano ispirati al Patriot Act. Senza contare che, proprio mentre in Marvel lavoravano al documentario, sono saltate fuori tutte le faccende della NSA che spia i cittadini e compagnia assortita. Interessante, no? No? Ma sì, dai. Beh, comunque, di seguito il trailer.

Nel frattempo, prosegue la chiacchiera sul film dedicato al Doctor Strange, che immagino farà parte della fase tre dell’universo cinematografico Marvel, anche se non mi pare la cosa sia stata confermata in via ufficiale. A occhio, potrebbe essere il film “strano” di quella fase, come lo fu Thor nella prima e lo sarà Guardians of the Galaxy nella seconda. Oppure no, vai a sapere. Sta di fatto che si chiacchiera dei registi in lizza e vengono fatti i nomi di Mark Andrews (Brave), Jonathan Levine (50/50, Warm Bodies) e Scott Derrickson (L’esorcismo di Emily Rose, Sinister). A simpatia dico che spero nel secondo, ma alla fine si riassume tutto in un grosso whatever. Dopodiché, non c’entra niente con la Marvel, ma segnalo che hanno annunciato il regista per il seguito di The Lego Movie. Non saranno i miei due amici Lord e Miller, ho improvvisamente perso interesse.

Nuovo trailer del film su Noè diretto dal Darren che ha dato di matto. A parte Emma Watson che fa la scema all’inizio, da segnalare che si vedono dei… dei… degli angeli? E qualcuno che pianta in terra una spada infuocata. Questa rischia veramente di essere una roba da delirio alcolico. Ammetto che, per quanto non mi trasmetta vibrazioni molto positive, sto diventando molto curioso. E, a proposito di curiosità, segnalo la prima immagine completa del nuovo Flash televisivo in costume. Non la metto qua sotto perché non ci sta bene. Fra l’altro ho appena letto che alla serie parteciperà John Wesley Shipp, mitico Flash degli anni Novanta. Chiaramente, l’internet s’è subito riempita di gente che se l’immagina nel ruolo di Jay Garrett. Vai a sapere. Bonus: a post già programmato, è saltata fuori pure la prima immagine del John Constantine televisivo.

Alla proiezione di The Raid 2 durante l’evento SxSW non c’è stata la proiezione di The Raid 2 perché hanno fatto casini con la versione del film, scaricando quella non sottotitolata. Che poi, diciamocelo, perché farsi problemi a guardarlo senza sottotitoli? Possibile che questa volta ci sia davvero una storia da seguire? Comunque, i nostri piroettanti amici indonesiani hanno deciso di consolare il pubblico con una breve esibizione sul palco, quella qua sopra. Chiudiamo con due cose bellissime che neanche commento. A voi.

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Tra l’altro ho guardato di recente la prima stagione di Arrow e mi è piaciuta più del previsto.

Giddiccì, trullallà

Mentre viene pubblicato questo post, a meno di imprevisti che sai mai, sto decollando in direzione San Francisco, dove mi incontrerò con il resto del contingente abruzzese, per andare a seguire la Game Developers Conference, con pure qualche puntata alla Game Connection. No, in realtà sto decollando in direzione Zurigo, dove piglierò l’aereo per San Francisco, ma insomma, dai, ci siamo capiti. Questo qua è per me sempre il momento migliore dell’anno lavorativo, l’apice del piacere, successivamente al quale non si può che scendere rovinosamente verso valle. Quindi, ficata, ecco. Di roba interessante, come al solito, ne è prevista una valanga (qua l’elenco delle conferenze) e, sempre come al solito, bisognerà fare scelte difficilissime per poi recuperare le cose ganze nel Vault. In più abbiamo anche qualche appuntamento sfizioso e ovviamente ci sono due o tre progetti da turisti per quello scampolo di giornate libere che avremo a disposizione. Insomma, il bel vivere, su. Chiaramente, come al solito, da un lato copriremo l’evento su IGN (finisce tutto in questa pagina qua) e poi con un Outcast Reportage, dall’altro c’è il forte rischio che questo comporti un mezzo arresto del blog nel corso della prossima settimana. In realtà, sempre come al solito, non è detto: magari riesco a portarmi avanti preparando qualche post e, se ce la faccio, vorrei comunque guardarmi il nuovo episodio di The Walking Dead per scriverne subito. Per quanto riguarda Agents of S.H.I.E.L.D., invece, niente da fare, dato che il prossimo episodio arriva il 25 marzo. Che carini, sanno che lo guardo con mia moglie e non hanno voluto crearmi problemi mentre sono in trasferta.

Mi raccomando, in mia assenza, fate i bravi. Vi controllo.

Agents of S.H.I.E.L.D. 01X15: "Lorelei"

 
Agents of S.H.I.E.L.D. 01X15: “Yes Men” (USA, 2014)
creato da Joss Whedon, Jed Whedon, Maurissa Tancharoen
episodio diretto da John Terlesky
con Clark Gregg, Brett Dalton, Jaimie Alexander, Elena Satine, Iain De Caestecker, Elizabeth Henstridge, Ming-Na Wen, Chloe Bennet

Al di là del fatto di essere un episodio magari non clamoroso, ma riuscito e divertente, che mescola in maniera finalmente equilibrata umorismo, temi un po’ più cupi, sviluppo dei personaggi, azione, scambi drammatici e Jaimie Alexander (♥), questa puntata di Agents of S.H.I.E.L.D. è importante soprattutto perché è il primo caso in cui veramente il telefilm offre quel che molti si aspettavano di trovare fin dall’inizio. Si tratta infatti di un episodio immerso dalla testa ai piedi nell’universo cinematografico Marvel, in una maniera molto più organica che in passato, non incentrata sulla guest star veloce o sugli omaggi forzati, che – pur continuando a portare avanti le faccende del telefilm – mette per la prima volta al centro dell’azione un “supereroe” preso direttamente dai film. Certo, non è Cap o Thor, ma è comunque qualcuno (♥) che abbiamo visto abbondantemente in azione in sala e la cosa fa abbastanza la differenza. Abbiamo già visto, in passato, episodi dedicati alle origini di questo o quel supercattivo dei fumetti, ma qui vediamo azione supereroica dall’inizio alla fine. Inoltre, il fatto che sia legata (♥), per l’appunto, a questo universo narrativo, a personaggi visti in azione al cinema, dà al tutto un maggior senso di concretezza, rispetto al limitarsi a proporre un cattivone che conosce solo chi ha letto tonnellate di fumetti Marvel.

Insomma, il punto è che, forse per la prima volta, o comunque per la prima volta a questi livelli, Agents of S.H.I.E.L.D. riesce a mettere in scena quell’adorabile mix di pacchianeria e dramma che ha fatto la fortuna della Marvel al cinema. E lo fa comunque dosando con gusto omaggi e riferimenti, giocando sul rapporto fra Coulson e Sif (♥), dando a lei (♥) più cose da fare che in entrambi i film a cui ha partecipato messi assieme, buttando lì un accenno a Odino azzeccato, perché chi ha visto Thor: The Dark World sa che si tratta in realtà di Loki, e regalando una bella conversazione fra Sif (♥) e May. In più, viene introdotta Lorelei, altro personaggio pescato dai fumetti che, proprio alla luce dell’accenno a Odino, potrebbe potenzialmente avere cose interessanti da fare in futuro. La sua partecipazione è perfetta perché viene utilizzata per tutto ciò a cui dovrebbe servire: ancorare il telefilm all’universo Marvel, regalare un po’ di azione con un paio di scene abbastanza riuscite e influenzare a modo suo lo sviluppo orizzontale della serie, riuscendo quindi in ciò che non sempre i raccomandati di Joss Whedon sono stati in grado di mettere in pratica fino a oggi: episodi autoconclusivi che contribuiscono comunque alla visione d’insieme.

E in tutto questo, per l’appunto, si portano avanti i vari discorsi e si continua a lavorare sui personaggi. Coulson viene spernacchiato da Skye in uno scambio finale azzeccato e prosegue nel suo percorso di sbrocco progressivo: se da un lato il suo monologo finale da ribelle contro il sistema suona un po’ ridicolo, dall’altro gli spunti a cui si lega sono interessanti e potrebbe essere divertente vedere come si evolverà la svolta finale con la telefonata dallo sgabuzzino. Senza contare che tutte queste faccende, presumibilmente, potrebbero legarsi abbastanza al nuovo film del Capitano a stelle e strisce, in arrivo a fine mese e fortemente intrecciato alle vicende dello S.H.I.E.L.D., anche se presumibilmente “indipendente”. Ma al di là di quello, è bello vedere che un po’ tutti i personaggi tentano di proporre nuovi spunti, con per esempio Simmons che prova a farsi valere con Coulson. Insomma, bene, dai. E poi Jaimie Alexander (♥).



E adesso bisogna aspettare di nuovo più del previsto, dato che la prossima settimana sarà dedicata a uno speciale televisivo – trailer qua sopra – sul futuro prossimo dell’universo cinematografico Marvel, con chiacchiere e “sneak peek” dai film in lavorazione e dal telefilm. Hanno pure promesso qualcosa da Avengers: Age of Ultron. Boh, chissà. 

Allegria in metropolitana anche in Italia

Oggi esce al cinema in Italia Prossima fermata Fruitvale Station, un bel film che ho visto a gennaio qua a Parigi e di cui ho scritto a questo indirizzo qua. Non è un film strepitoso, ma ha una sua forza e, soprattutto, è recitato benissimo. Parla di un fatto realmente avvenuto che mette i brividi e, fra la sua natura estremamente “americana” e il suo non essere stato particolarmente considerato per i vari premi, pensavo dalle nostre parti rischiasse di non arrivare. E invece eccolo qua. Intendiamoci, è un film al 90% basato sulla forza delle interpretazioni e andrebbe visto in lingua originale, ma insomma, si apprezza comunque lo sforzo e lo segnalo, sperando che esca in un numero dignitoso di sale.

Per altro lo buttano fuori proprio il giorno prima della mia partenza per San Francisco. Devo leggerci un presagio? Finirà malissimo? Mi porto il giubbotto antiproiettile?

Homefront

Homefront (USA, 2013)
di Gary Fleder
con Jason Statham, James Franco, Izabela Vidovic, Kate Bosworth, Winona Ryder

Quello di Homefront è un progetto per certi versi surreale. Stiamo parlando di un film più o meno d’azione, ma che in fondo vuole essere qualcosa di più, con protagonista Jason Statham e scritto da Sylvester Stallone, uscito (in America) nel 2013, in cui a fare il cattivo c’è James Franco e che viene mandato nei cinema americani il giorno del ringraziamento, con il manifesto che ritrae la bandiera americana proiettata sulla giacca di jeans del nostro eroe. È un mix un po’ assurdo, dai, diciamocelo. O forse no. Comunque, la sostanza è che il trailer ce lo presenta come un film in cui Jason Statham è il solito eroe un po’ depresso, James Franco è un cattivissimo che commette l’errore di sottovalutarlo al punto di mettere le mani su sua figlia e alla fine Jason gli spacca la faccia. E le cose, volendo, stanno anche così, ma in realtà non fino in fondo. Il film nasce da una vecchia sceneggiatura di Sylvester Stallone: l’ha scritta per se stesso basandola su un romanzo di Chuck Logan, non è mai riuscito ad avviarne la produzione e ha finito per abbandonarla. Poi, però, per qualche motivo, s’è deciso di riprenderla in mano, con Jason Statham come protagonista, ed eccoci qua davanti al nuovo film dell’un tempo promettente ma poi caduto in pieno anonimato Gray Fleder. E insomma.

Il problema di Homefront è che si tratta di un film non troppo convinto di quel che vuole essere, costantemente impegnato a vacillare fra la tamarrata d’azione, un ritratto sporco e polveroso di quella certa America di provincia che così bene viene raccontata da Justified e un film addirittura drammatico e intenso. E questa sua indecisione, fondamentalmente, gli impedisce di funzionare davvero bene in una qualsiasi delle direzioni che prova a seguire, trasformandolo in una strana creatura ibrida, con i suoi bei momenti, qualche scelta di casting azzeccata e un James Franco sorprendentemente buono nel ruolo del cattivo non proprio cattivo fino in fondo più che altro viscido e un po’ figlio della società dell’America del sud in cui vive e comunque sì dai diciamocelo cattivo. Alla fine lui, che in linea teorica, come principale antagonista in un film scritto da Stallone e interpretato da Statham, rischiava di essere quello più fuori posto, è fra gli elementi più riusciti in assoluto e il primo incontro fra i due antagonisti al bar funziona alla grande soprattutto perché lui riesce a non andare particolarmente sopra le righe.

Il problema è che manca un po’ il resto. L’azione è piuttosto piatta e, anche nei momenti in cui Statham potrebbe dare spettacolo, non sembra esserci la voglia di metterne in scena. La sceneggiatura procede all’insegna di svolte abbastanza tirate per i capelli e, soprattutto, sorretta da  dialoghi spesso imbarazzanti, che per altro portano buona parte degli attori di supporto ad andare, loro sì, troppo sopra le righe. Il lato drammatico della faccenda, tutto immerso nelle paludi della provincia americana, finisce per risultare il più interessante, ma non riesce ad esprimere appieno il suo potenziale, un po’ perché Statham, nelle scene in cui recita al fianco della figlia, è credibile più o meno come quando ha provato a fare l’accento Texano in Parker, un po’ perché si tratta di materiale che, per fiorire davvero, avrebbe avuto bisogno di una scrittura e, forse, di una regia di ben altro spessore. E insomma, alla fine è tutta una questione di aspettative: non è un film orrendo, anzi, scorre via in maniera abbastanza placida e tutto sommato sorprende anche per alcune scene azzeccate e una discreta parte conclusiva, ma da qualche parte verso metà s’incarta un po’ tutto nel tentativo di capire come tirare le fila del racconto e alla fine rimane addosso una forte sensazione di occasione sprecata.

In America, come detto, è uscito a novembre. Io l’ho visto al cinema a Parigi un paio di mesi fa. In Italia vai a sapere, ma insomma, prima o poi ‘sti film arrivano tutti.

The Walking Dead 04X13: "Solo"

The Walking Dead 04X13: “Alone” (USA, 2014) 
con le mani in pasta di Scott Gimple e Robert Kirkman 
episodio diretto da Ernest Dickerson
con Norman Reedus, Emily Kinney, Lawrence Gilliard Jr., Sonequa Martin-Green, Lauren Cohan

Altro giro, altro episodio dedicato espressamente al solo approfondimento dei personaggi, regalando quadretti “separati” a questo o a quel gruppetto. E non è che mi piaccia ripetermi, ma non posso fare a meno di ripetermi, perché siamo sempre lì: personalmente, trovo l’idea di sfruttare il macello di metà stagione per dedicare una serie di puntate a questo approccio, saltando di qua e di là, concentrandosi su di lui e poi su quell’altro, molto azzeccata. Da un lato, la storia in senso “classico” va poco avanti, per quanto comunque si continuino a buttare lì accenni e spunti che, presumibilmente ci condurranno verso il gran finale di stagione (e in questa puntata avviene forse in maniera più decisiva che nelle precedenti, dato che ormai pare davvero tutto messo in moto). Dall’altro, però, procede la storia in senso più ampio (o lato? O storto? Whatever), perché in fondo The Walking Dead è fatto soprattutto dell’evoluzione dei suoi protagonisti e dei rapporti fra di loro, che servono come motore per dare un senso ai gran macelli che vanno poi a verificarsi nei momenti chiave.

Questa settimana ci si è concentrati, come già del resto nella precedente, su dei personaggi minori. Ed esattamente come nella precedente, gli autori hanno voluto scherzare sull’abitudine di farli fuori subito dopo aver dato loro più spazio del solito. Ora, detto che a questo punto è abbastanza difficile non star qui a scommettere su chi sia il più vicino alla fine fra Beth, Bob e Sasha, si apprezza comunque il tentativo, abbastanza riuscito, di regalare maggiore sostanza ad alcuni personaggi obiettivamente fino a oggi poco sfruttati. Magari veramente fra sette giorni ci resta secco, ma perlomeno Bob ha almeno in parte abbandonato il suo status di sagomato di cartone che muove la manina (con in mano una bottiglia) sullo sfondo ed è diventato almeno un po’ interessante. E tutto sommato si può dire lo stesso di Sasha. Per quanto riguarda i due piccioncini, beh, non mi è troppo chiaro quanto gli sceneggiatori avessero voglia di spostare l’indicatore dalla zona “bella amicizia” a quella “aspetta… “, ma tanto se la sono giocata troncando tutto sul più bello.

Ora, con tutti messi in marcia lungo i binari, più o meno all’insegna delle fortuite coincidenze, sono stati introdotti di forza due nuovi elementi. Chi era alla guida della macchina con simpatiche decorazioni che sgomma via lasciando Daryl solo nella sua disperazione? Che fine farà Beth? C’è veramente un luogo sicuro al termine dei binari (credici)? Intanto è arrivata una conferma: i cattivi che hanno invaso casa di Rick qualche settimana fa sono tornati, sono agguerriti e, chissà, magari sono proprio quei personaggi dei fumetti a cui molti han pensato. Di sicuro, unendo i puntini, vengon fuori possibili spunti interessanti per i prossimi episodi e per il macello finale che, presumibilmente, si sta preparando. Però va pure detto che, da qui al termine della stagione, di episodi ne mancano appena tre. Il prossimo, se il trailer non mente, sarà dedicato ad affrontare le faccende irrisolte fra Carol e Tyreese, con fra l’altro un qualcosa sembra voler reinterpretare una famosa – e piuttosto forte – scena vista nei fumetti. E poi? Vediamo, dai.

In tutto questo, non sono sicuro di aver capito se l’episodio, di suo, mi sia piaciuto. Boh?

Frozen

Frozen (USA, 2013)
di Chris Buck, Jennifer Lee
con le voci di Kristen Bell, Idina Menzel

La scorsa settimana ho scritto di Rapunzel e mi sono un po’ perso a chiacchierare della solita menata di cui è obbligatorio chiacchierare se si scrive di film d’animazione Disney recenti: nel 2008 John Lasseter ha preso il controllo dell’impero, s’è impegnato a provare a rilanciare l’animazione tradizionale con un paio di film (e, mi dicono, ha intenzione di insistere con un mix di disegni e computer che mi immagino simile a quello di Paperman) e ha in generale lavorato per rimettere in sesto i film del “canone” Disney. Il risultato è che, negli ultimi tre anni, improvvisamente, i film di ‘sto canone han ricominciato a convincere più o meno tutti, mentre quelli Pixar hanno iniziato a deludere. Nel 2010 è riuscito il colpo doppio, con Rapunzel da una parte e Toy Story 3 dall’altra, anche se comunque già si poteva, volendo, storcere il naso, visto l’arrivo nei cinema di un terzo episodio dopo una tripletta del calibro di Ratatouille/Wall-E/Up. Nel 2011 non va proprio altrettanto bene: da un lato l’animazione tradizionale di Winnie The Pooh, che non distrugge esattamente il box office e pare già concludere il tentativo avviato dall’ottimo La principessa e il ranocchio, dall’altra Cars 2, che immagino abbia fatto dei bei soldoni ma è stato preso a pomodori in faccia da chiunque.

Nel 2012 abbiamo avuto da una parte il film Pixar che sembrava Disney (e che comunque a me non è dispiaciuto) e dall’altra il film Disney che sembrava il fratello scemo di Toy Story (e che a me non ha fatto impazzire). L’anno scorso un altro seguito (anzi, un prequel) da una parte e il film d’animazione che ha fatto impazzire tutti dall’altra, quello di cui in teoria dovrei scrivere qua, se non mi stessi facendo prendere dalle divagazioni come al solito. E quest’anno, mentre Warner se n’è uscita con un meraviglioso film più Pixar dei Pixar, è in arrivo una roba Disney sui supereroi che non mi ispira per niente e non ci sono tracce di film Pixar. Che però, fra i progetti futuri, ha in cantiere una specie di Siamo fatti così, una roba intrigante sui dinosauri e, sigh, il seguito di Alla ricerca di Nemo. E il successivo film Disney è il promettentissimo Zootopia. Uhm, in effetti, più che un’inversione di tendenza, sembra solo un gran casino e non ci sto capendo più nulla. Facciamo che parlo di Frozen.

L’altra settimana, Frozen ha vinto gli Oscar per il miglior film d’animazione e per la miglior canzone originale. Ora, se proprio proprio dovessi decidere, probabilmente direi che mi è piaciuto di più Si alza il vento, ma insomma, sarebbe comunque una bella lotta e, soprattutto, il problema è che si tratta di due film molto diversi, messi in competizione per ovvi motivi, ma che non ha veramente senso confrontare. In compenso Let it go – che qua sopra si può ammirare in un fantastico filmato che mescola le varie lingue in cui è stata tradotta – è una gran bella canzone e Bono Vox suca. Più in generale, tutta la colonna sonora del film è notevole e, soprattutto, lo è anche nella misura in cui riesce a proporre pezzi non solo riusciti e trascinanti, ma anche fondamentali nel portare avanti la narrazione e i temi del film. Il duetto fra le due sorelle nel palazzo del ghiaccio, per dire, è un altro gioiello e anche la canzone del pupazzo di neve è un momento completamente surreale infilato in maniera eccellente. Quindi, insomma, già che oggi scrivo in maniera sconclusionata, proseguiamo così, dicendo che la colonna sonora di Frozen m’è piaciuta un sacco, anche se forse non ha la stessa immediatezza totale di quelle firmate Menken.

E poi c’è il resto del film, che sul lato della comicità spicciola, forse, se la gioca più facile rispetto a Rapunzel, proponendo la classica spalla comica preda di logorrea e una renna che, pur molto diversa per caratterizzazione, è fondamentalmente un riciclo del cavallo visto tre anni prima. Allo stesso tempo, però, porta avanti il riuscitissimo tentativo di rinnovamento dell’animazione tradizionale Disney, raccontando una fiaba classica attraverso un filtro moderno e interessante, sia in cose magari marginali, ma azzeccate, come la natura folle del pupazzo di neve preda di tendenza suicida, sia in aspetti ben più importanti come la natura delle protagoniste e lo sviluppo della trama. Di nuovo, in questo rilancio dell’animazione Disney, abbiamo una storia totalmente ben poco maschia, nella quale addirittura le protagoniste sono due sorelle che fanno tutto da sole e si palleggiano gli uomini di turno, dai ruoli sì importanti nello sviluppo della storia, ma in maniere molto diverse dal solito. Un altro film al femminile, quindi, che del resto, per la prima volta nella storia del canone, vede alla regia qualcuno del gentil sesso.

La cosa interessante, poi, sta nella doppia natura di Frozen. Da un lato, è un film disneyano molto classico, con la sua storia fiabesca, il lieto fine, l’amore, le gag, le canzoni, i balletti e i momenti inevitabili, dall’altro riesce a portare una carica tutta nuova e a sovvertire certi stereotipi, prendendo addirittura palesemente a schiaffi, fra il colpo di scena che apre la parte conclusiva e il modo in cui si risolve il dramma finale, la classica convenzione dell’amore fulminante nato all’improvviso e destinato a durare per sempre, tutti felici e contenti. E ne viene fuori una creatura bizzarra, un film Disney senza alcun dubbio, ma che allo stesso tempo riesce a staccarsi dalla tradizione e risultare davvero moderno. Che poi questa strana creatura abbia sfondato al punto di diventare il maggior incasso d’animazione “non sequel” di sempre dopo Nemo, e questo nonostante Disney per prima non sapesse come provare a venderlo (a guardare trailer e manifesti, sembra che stiano promuovendo tutt’altro film), fa solo e unicamente piacere.

E Idina Menzel in lingua originale spacca tutto e si mangia tutti.

Lo spam della domenica mattina: Still

Allora, ho bisogno di dormire, spero di stare facendolo in abbondanza in questo fine settimana che, di nuovo, spero si stia sviluppando all’insegna del relax. Comunque, nei giorni scorsi ho uscito diverse cose. Su Outcast abbiamo la recensione che se l’è presa comoda di Knytt Underground per Wii U, il nuovo The Walking Podcast e, ovviamente, l’episodio di Old! dedicato al marzo del 1974. Su IGN, invece, la videoanteprima di Lego Lo Hobbit, la recensione del secondo episodio della seconda stagione del The Walking Dead di Telltale e un abnorme articolo su una serie di giochi indie che ho provato la settimana scorsa durante un evento qui a Parigi. Non malissimo, dai.

Domani, forse, si registra il nuovo Outcast. Forse. Vai a sapere.

La robbaccia del sabato mattina: Nulla da segnalare

Sarà che sono stato poco attento, sarà che questa settimana non era cosa, ma oggi non è che abbia molte nerdate di cui chiacchierare. Che dire, posso segnalare che sono stati scelti i due attori per interpretare Bruce “Batman” Wayne e Selina “Catwoman” Kyle in versione poppanti in Gotham, il telefilm messo in produzione dalla Fox che si focalizzerà sul giovane James Gordon e sul giovanissimo, per l’appunto, Bruce Wayne. Gli attori in questione sono i due là sopra, vale a dire David Mazouz e Camren Bicondov. Il primo è il bambino di Touch e si è liberato dopo che quella serie è stata chiusa al termine della seconda stagione. La seconda è praticamente un’esordiente e mi sento di scommettere che la sua storia non la vedrà darsi alla prostituzione come nella versione di Frank Miller.

Questo, invece, è il primo (teaser, per carità) trailer di Transformers 4: L’era dell’estinzione. Che dire, io non ho un gran rapporto con Michael Bay, però devo ammettere che sostituire Shia LaBeouf con Mark Wahlberg è una mossa chiaramente fatta per ottenere la mia approvazione. Per il resto, dal trailer sembra un film senza tutta quella comicità impresentabile e nelle cui scene d’azione si capisce cosa stia succedendo, ma si sa che i trailer mentono. Poi indubbiamente c’è il fatto che se questo fosse il trailer del primo Transformers mi starei gasando per i Dinobot, ma siccome non lo è, sono prevenuto e la fotta è a livelli molto bassi. Boh.

E poi, ovviamente, nella settimana in cui esce il film tratto da Frank Miller con Eva Green, esce anche il trailer dell’altro film tratto da Frank Miller con Eva Green. E, boh, non so, mi intriga, sono comunque curioso di vederlo, a Robert Rodriguez voglio bene, ma quasi dieci anni dopo la prima volta fa un effetto molto, molto, molto peggiore, ha proprio un sapore di vecchio e di mobbasta che non riesco a levarmi dalla bocca.

Ho appena scoperto che l’uscita di The Raid 2 in Francia è stata rinviata a fine luglio. Sto soffrendo.