Captain America: The Winter Soldier

Captain America: The Winter Soldier (USA, 2014)
di Anthony Russo, Joe Russo
con Chris Evans, Scarlett Johansson, Anthony Mackie, Robert Redford, Samuel L. Jackson, Sebastian Stan

Appena tre anni fa, un sacco di gente si lamentava perché il primo film dedicato al capitano a stelle e strisce si prendeva troppo sul serio. Ora, secondo me quel sacco di gente aveva visto un film di una dimensione parallela, perché io comunque ci avevo visto molto prendersi in giro, ma non è di questo che voglio parlare. Il fatto è che tre anni dopo un sacco di gente è qui a dire che il secondo film dedicato al capitano a stelle e strisce è notevolissimo anche perché si prende sul serio e la comicità è ridotta al minimo. Come passa il tempo, quando ci si diverte! Ma in effetti si tratta di un taglio abbastanza netto con quella che è stata quasi tutta la produzione cinematografica Marvel fino a oggi. Captain America: The Winter Soldier è appena il secondo film della serie targata Marvel Studios che non si può neanche lontanamente definire come una commedia, nonostante ci siano diverse gag a smorzare l’atmosfera, quasi tutte affidate ad Howard Mackie e ai battibecchi in stile Casa Vianello fra Chris Evans e Scarlett Johansson. L’unico altro film del “ciclo” che si possa  accostare a questo come tono, ovvero che non la buttava in caciara e anzi si prendeva molto sul serio, pur infilando qualche gag qua e là, è L’incredibile Hulk. Ma quello, se non potevamo definirlo come una commedia, potevamo definirlo come una gran cagata, mentre questo è proprio un bel film.

Cap, anche nei fumetti, non è mai stato un personaggio facile, ai limiti dell’insopportabile per la sua stessa essenza, difficile da gestire e rendere interessante, ottimo quando non deve fare altro che, appunto, il capitano di carisma, sempre complesso da far funzionare al meglio per i fatti suoi. Tant’è che i cicli a fumetti davvero interessanti sono arrivati quando un autore dalla personalità forte ha avuto a disposizione tempi e modi per farci quel che voleva, andando proprio a riflettere su quella natura così assurda alla base del personaggio. Captain America: Il primo vendicatore era riuscito in parte a cogliere questo spirito, trovando i suoi momenti migliori nel buttarla in satira, chiacchierando dello sfruttamento di un’icona per fare propaganda e trasformarla in macchietta, in volantino pubblicitario. Il problema è che, pur nell’azzeccata atmosfera camp e stupidina che racchiudeva il tutto, sulla distanza il film si perdeva nell’anonimato, in uno svolgimento a dir poco moscio, nell’incapacità di dare un peso drammatico agli avvenimenti, nella totale piattezza dell’azione, pur riprendendosi almeno un pochino con quella splendida chiusura. Ebbene, The Winter Soldier, che pure non è certamente un film perfetto, se la gioca risolvendo sostanzialmente tutti i problemi del primo episodio e proponendo forse il miglior film Marvel fino a oggi, tolto magari The Avengers, per il quale ho un posticino nel cuore che non gli leva nessuno.

Ora, magari è una vittoria da poco, nel campionato dei fessi, però se vogliamo vale anche proprio perché conquistata dovendosela giocare all’interno di quel campionato, con le regole di quel campionato. Tanto per cominciare c’è un racconto, che affronta dei temi moderni e interessanti e che appassiona buttando sul piatto un po’ di thriller politico, un pizzico di dramma, una buona alchimia fra i personaggi e dell’azione dignitosa. Nulla di clamoroso, molto di già visto, ma più di quanto ci siamo spesso trovati a sopportare di fronte a questi film. E oltretutto si parla di temi intimamente legati alla natura di un personaggio fuori dal tempo, che si trova ad avere a che fare con un’America e un nuovo mondo tutti fatti di governi che vogliono controllare le vite dei cittadini, in un contesto in cui i “cattivi” sono gente i cui piani si rivelano fondamentalmente essere versioni lievemente più brutali ed estremizzate di ciò che gli Stati Uniti già fanno, regolarmente, senza porsi particolari problemi. Tutto questo viene raccontato attraverso una sceneggiatura che non si vergogna a prendersi i suoi tempi, che limita le svolte un po’ sconclusionate a un minimo tollerabile nel contesto “gente pazza coi superpoteri e le tutine” e che lascia ampio spazio a un cast di personaggi tutto ben caratterizzato, non solo nel trio d’azione principale, ma anche negli elementi di contorno. Lo stesso Samuel L. Jackson riesce a fare qualcosa in più rispetto al solito, Robert Redford fa il suo dovere di portatore sano di personalità e il resto della gente mostra i muscoli quanto basta.

 E poi Cap è badassissimo.

In tutto questo, Chris Evans dimostra per l’ennesima volta che, pur essendo un patatone esteticamente perfetto per il personaggio, il suo carisma sta altrove e i film è in grado di mangiarseli solo se gli affidano il ruolo del cretino sparaminchiate. Anche se va detto che in quella bella scena al capezzale di [omissis] fa il suo dovere e l’idea è molto azzeccata e toccante. Ma nel complesso funziona tutto, il racconto riesce a trovare quel giusto equilibrio fra assurdità e temi anche interessanti legati all’attualità, risultando per altro in questo a mio parere più compiuto rispetto al vorrei ma non posso degli Iron Man e all’eccessivo mirare in alto per poi schiantarsi brutalmente dei Batman di Nolan (abbiate pazienza, è un problema mio, non fateci caso). Dopodiché, intendiamoci, Captain America: The Winter Soldier non è assolutamente un film perfetto, ha i suoi svarioni, magari qualche lieve calo di ritmo nella seconda metà e certe svolte narrative discutibili ma, insomma, come versione col mantello di I tre giorni del condor, buttalo. Senza contare che c’è parecchia azione e anche sotto quel punto di vista siamo su livelli notevoli, pur con una certa fastidiosa tendenza alla macchina da presa traballante di rigore per i film PG-13 del nuovo millennio.

I fratelli Russo mettono in scena un Capitano che riproduce fedelmente quello dei fumetti, si palleggia chiunque gli passi davanti come se niente fosse, si getta dagli aerei, sfonda pareti, lancia lo scudo in giro come se fosse pilotato e combatte in maniera brutale e precisa. Tutto l’assalto iniziale alla nave è uno spettacolo, per concezione, costruzione e messa in scena, ma anche le scene d’azione successive – la fuga in moto dalla base, il primo incontro col Soldato d’inverno, la battaglia finale – funzionano a meraviglia. E anche quando non c’è in scena lui, si fa un gran bel lavoro a livello di costruzione per sfruttare al meglio le caratteristiche dei personaggi, fra l’attentato a Fury e gli ingressi in scena di Falcon e della Vedova Nera, che forse per la prima volta non sembra una deficiente con le pistolette in mano. La messa in scena del tutto paga un po’ il solito discorso della macchina da presa traballante, ma in realtà il risultato è comunque notevole, vuoi appunto perché l’azione è davvero ben coreografata, tanto sul lato dei cartoni e del piombo quanto nella gestione degli spazi, vuoi perché comunque i Russo riescono a sfruttare in maniera dignitosa quello stile e rendono quindi il tutto molto coinvolgente e fisico. Insomma, The Raid è un’altra cosa, ma azione del genere, in un film di supereroi, mi sento addirittura di sostenere che non se ne sia mai vista.

Tipo.

E poi, appunto, c’è la faccenda del film di supereroi. Captain America: The Winter Soldier riesce nell’impresa di essere un film Marvel, perfettamente inserito nel contesto dei film Marvel, con quello spirito lì, quell’universo estetico, prima ancora che narrativo, lì, e trovare allo stesso tempo una sua identità precisa e fortemente staccata dal resto, che rinunci al tono da buffonata, pur mantenendo una sana e fortissima dose di autoironia, e riesca a farci prendere sul serio un personaggio che, diciamocelo, con quel cappuccio blu, è veramente dura. E nel fare tutto questo, nel suo raccontare comunque una storia con un capo e una coda, fa ottimamente da episodio di mezzo di una trilogia e si inserisce perfettamente in quella specie di serie TV che è la Marvel cinematografica, subendo forse più di tutti le conseguenze di The Avengers, facendo fuori un personaggio minore ma apparso un po’ dappertutto e a cui i più nerd in qualche modo si erano affezionati e provocando una serie di avvenimenti che, presumibilmente, avranno conseguenze a catena un po’ dappertutto, faranno da base per i film dell’anno prossimo e, inevitabilmente, genereranno un bel casotto pure nella Marvel televisiva. Senza contare la valanga di easter egg, piccoli accenni e riferimenti a cose assortite dei fumetti buttate lì come se niente fosse, compresa la citazione per quel certo personaggio di cui si chiacchiera da tempo come papabile per un film della fase tre in avvio l’anno prossimo. Ah, è anche un fantastico adattamento dei fumetti a cui si ispira. Del ciclo di Brubaker nello specifico, dei personaggi che tratta, dei temi, dell’azione, di tutto quanto.

Toh, magari si può discutere di Falcon, ma a me tutto sommato neanche lui è dispiaciuto ed Anthony Mackie mi ha fatto ridere in più di un’occasione. La Vedova, come detto, trova per la prima volta una sua identità, anche se Scarlett cagna è e cagna rimane (nella scena del briefing all’inizio è terrificante), il Soldato d’inverno è molto meno ridicolo di quanto si potesse temere, anzi, funziona proprio bene e il computer parlante a metà film è un bel modo per mettere in scena un personaggio impresentabile. E [nerdometro warning] in generale, nelle scene d’azione, qua siamo quasi entrati in zona The Avengers nell’ottica del bambino che vede le cose dei fumetti che volano sullo schermo e non ci capisce più nulla, si ritrova lì a sorridere e basta, con le lacrime agli occhi e la pelle d’oca. M’è successo su tutte le scene d’azione. Tutte. Cominciavano a volare cose e io non ci capivo più nulla. A fine film mi sono accorto che non avevo neanche aperto la bottiglietta di coca poggiata al mio fianco. E che vi devo dire? Che ci posso fare? Niente, va così. Senza dimenticare che la scenetta sui titoli di coda m’ha fatto salire il fottometro alle stelle. Dai, va tutto bene. Il vero problema è che, dopo essere rimasto così soddisfatto per un film su cui avevo aspettative basse, a questo punto, diventa dura. I prossimi tre Marvel arrivano dalla tripletta Gunn/Whedon/Wright. Altro che fottometro.

In tutto questo, il film in America esce fra quattro giorni, quindi immagino che l’episodio di domani di Agents of S.H.I.E.L.D. sia ambientato prima e, presumibilmente, le conseguenze di quel che accade qua le vedremo poi. Forse. Tipo, boh, cambiano il titolo? Ops, spoiler.

2 pensieri riguardo “Captain America: The Winter Soldier”

  1. Il problema più grosso del film sta proprio nell'attore protagonista che va benissimo finché non lo inquadri in faccia e mostri quell'occhio piagnone. Non riesco proprio a vederci la determinazione tipica di Cap in quegli occhi. Spero che almeno la voce in originale si salvi.

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  2. La voce fa probabilmente molto, io nel complesso non l'ho trovato molto sballato e alla fine l'occhio piagnone ci sta per quel che passa per buona parte del film. Il problema è che gli manca una qual certa presenza. Per dire, un giovane Redford, se sottoposto a cura steroidi, sarebbe stato perfetto. 😀

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