Lunchbox

The Lunchbox (India, 2013)
di Ritesh Batra
con Irrfan Khan, Nimrat Kaur, Nawazuddin Siddiqui

Sempre all’insegna del programma “proviamo a guardare film in lingue strane coi sottotitoli in francese perché così mi si spalanca tutto un altro mondo e veramente non farò altro che andare al cinema tutto il tempo finché resterò a Parigi”, due giorni dopo Il tocco del peccato (cinese) e una settimana prima di Si alza il vento (giapponese) sono andato a vedermi Lunchbox (indiano). E la tripletta mi ha confermato che sì, si può fare. Addio. Comunque, al di là dei fatti miei che non interessano a nessuno ma rappresentano sempre un buon modo per iniziare un post che altrimenti non saprei come iniziare, Lunchbox è un gran bel film, una commedia romantica dal tocco un po’ esotico, che sfugge alle regole della commedia romantica occidentale e si racconta con un ritmo tutto suo, una comicità delicata e soprattutto una forte capacità di raccontare, pur con tono leggero, un mondo lontanissimo e un contesto sociale molto particolare.

È un film indiano un po’ occidentalizzato, che rifiuta certi estetismi esagerati, evita di scivolare nel musical e non ha nulla a che vedere coi film indiani coi robot, i supereroi, i calci volanti e i cavalli lanciati in autostrada che abbiamo visto tutti su Youtube. Ha un protagonista faccia nota di tanto cinema occidentale (il narratore in Vita di Pi, per dirne una) e racconta una storia che riesce a infilarsi in quella classica posizione di traverso, a metà fra un contesto sufficientemente alieno da risultare curioso e affascinante, ma non al punto di diventare incomprensibile, anche se è ovvio che certi meccanismi e certe situazioni quasi lo sono. Racconta di un rapporto che nasce fra due perfetti sconosciuti, che finiscono a scriversi brevi lettere a causa di un disguido nel rinomato servizio di consegna del pranzo in ufficio in vigore a Mumbai, e porta avanti la loro storia in maniera semplice, accattivante, non banale, esprimendosi attraverso una comicità malinconica e lieve.

A tenere in piedi il film ci pensano poi gli attori, soprattutto il protagonista, bravissimo nel rendere la pesantezza di un uomo messo in difficoltà dagli eventi passati e dall’improvvisa facilità con cui si trova ad aprirsi con una sconosciuta senza mai vederla in volto. Ma anche chi gli ruota attorno funziona a meraviglia, per esempio nel tratteggiare il classico “amico un po’ fesso” da commedia americana, che qui trova invece una dimensione anche lui piacevolissima, non invadente e non poi così macchiettistica. Il tutto mentre si raccontano un piccolo spaccato d’India moderna e i mutamenti che quella società sta attraversando sul piano dei rapporti umani. Senza contare che, con tutti quei pranzi e cene consumati dai protagonisti, rimane addosso una fame che la metà basta. 

In tutto questo, vale la pena di far presente che a Parigi, in un multisala di una grande catena, proiettano un piccolo film indiano sottotitolato nella seconda sala più grossa. Così, per dire.

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