300: L’alba di un impero

300: Rise of an Empire (USA, 2014)
di Noam Murro
con Eva Green e un sacco di altra gente della cui esistenza non ci si accorge nemmeno

Le basi: non ho particolarmente odiato o amato il 300 originale. Ci ho trovato immagini suggestive, spunti interessanti (la trasformazione in fantasy totale coi mostroni!), qualche sequenza d’azione particolarmente ganza – fosse anche solo perché lo stile scelto offre, una volta tanto, duelli in cui si capisce cosa succede e volano braccia e sangue – e un esageratissimo e adorabile Gerard Butler pre-anestesia da romcom. Quanto al pedale premuto a mille sull’iconografia più o meno fascistoide, devo dire che non mi ha particolarmente infastidito, magari semplicemente perché non l’ho trovata poi così più spinta rispetto a mille altri film d’azione americani nei confronti dei quali non mi sembra ci si lamenti allo stesso modo. Ci ho però trovato anche una narrazione tanto, tanto moscia, che – nonostante Butler e Fassbender il carisma ce l’abbiano – non riesce a infondere nelle sue vicende la potenza epica che le Termopili dovrebbero trasmetterti e spreca un sacco di tempo nel seguire le pallosissime vicende di Gorgo, per altro completamente aggiunte rispetto al fumetto. Aggiungiamoci un adattamento italiano che travisa le scelte di linguaggio originali e regala a Leonida una voce da Paperino isterico e ciao. Quindi, insomma, non l’ho amato, non l’ho odiato, non l’ho mai rivisto, magari oggi lo adorerei, magari oggi lo odierei, vai a sapere.

Ieri, nel dubbio, sono andato al cinema a spararmi 300: L’alba di un impero, il sequel/prequel/whatever ispirato a Xerxes, il seguito (?) a fumetti che Frank Miller, magari perché troppo occupato a dirigere film brutti, non è ancora riuscito a completare. E di che si tratta? Di un film che prova a fare più o meno le stesse cose, però mettendole in mano a Noam Murro, uno che in precedenza ha diretto solo una commedia con Sarah Jessica Parker del 2008, riuscendo comunque a strappare una sufficienza abbondante su IMDB, cosa che per una commedia con Sarah Jessica Parker non è neanche banale. Ora, 300 2 e 1/2 ha un po’ di problemi, che penso di poter riassumere nella totale assenza di carisma di chiunque – con un’importante eccezione – appaia sullo schermo, nella sceneggiatura sconclusionata e nell’assurdo tentativo di realizzare un seguito un po’ meno sopra le righe per un film che, se funzionava, lo faceva proprio per il suo essere completamente sbarellato. La storia si arrotola attorno a quella del primo episodio, con una parte iniziale che racconta la “creazione” di Serse e della sua generalissima Artemisia, un blocco centrale incentrato sulle battaglie navali contemporanee a quella delle Termopili e una parte conclusiva in cui si chiude il cerchio in nome dello scontro finale, che comunque si lascia le porte aperte per un seguito.

Il risultato è un gran casino che dà vita a un film estremamente pasticciato nella costruzione delle vicende, in cui la prima parte è il trionfo dello spiegone superfluo, abbondante e sostanzialmente palloso, il blocco centrale offre perlomeno un po’ di azione e la parte finale – che pure funziona abbastanza – viene introdotta da quindici minuti di svolte narrative a caso e spostamenti in giro per la Grecia all’insegna del teletrasporto. Il tutto mentre, fra Temistocle e Gorgo, dobbiamo sorbirci non uno, non due, non tre, addirittura quattro “emozionantissimi” discorsi alle truppe. Al che, qualcuno potrebbe farmi presente che il seguito di 300 non vai certo a vederlo per la trama e l’importante è che ci siano tanta azione, gente fatta a fette, sangue a litri, l’inevitabile scena in cui Eva Green esce le tette personaggi carismatici che urlano tutto il tempo e trovate visive affascinanti. E neanche avrebbe torto, fermo restando che, oh, non ci posso fare niente, una narrazione così ammorbante faccio fatica a tollerarla, quando il film si prende mostruosamente sul serio e si concede forse dieci secondi d’umorismo su centodue minuti di durata.

THIS IS ATENE!!!

Ma sì, in 300: L’alba di un impero c’è parecchia azione, messa in scena cercando di replicare lo stile del primo episodio, non riuscendoci fino in fondo, ma piazzando lì comunque due o tre trovate sufficientemente fuori di cozza e, soprattutto, dando il meglio con un paio di piani sequenza che funzionano e mi hanno per un attimo risvegliato dal torpore. Per la maggior parte del tempo, però, per quanto intrigante per il modo in cui si cerca di dare un senso alle tattiche navali, l’azione è onestamente moscia, in larga parte anche per colpa del fatto che nell’esercito di Atene c’è una siccità di carisma abbacinante. Anche senza stare a far confronti coi protagonisti del 300 originale, siamo veramente al minimo sindacale, sia dal punto di vista del casting, sia poi per la caratterizzazione che viene data ai personaggi. Aggiungiamoci pure il fatto che, a quanto pare, i freak dell’esercito persiano se li era portati tutti Serse alle Termopoli, ed ecco che si perde anche quell’aspetto così surreale e a modo suo originale della faccenda. Quindi, insomma, eh.

A tenere in piedi la faccenda, oltre appunto a qualche momento action innegabilmente riuscito, ci pensa Eva Green, che si mangia il film  fin dalla sua prima apparizione e non si sogna neanche per un attimo di restituirlo al resto del cast, anche perché non è che gli altri attori si impegnino particolarmente per riprenderselo. Pur lottando contro una scrittura che le mette in bocca dialoghi spesso intollerabili, la cara Eva ruba costantemente spazio a chiunque, grazie a una presenza scenica pazzesca e a una carica sensuale fuori scala. Il suo, poi, è un personaggio per certi versi paradossale, per il cerchiobottismo con cui prova a rimediare all’eccesso di mascolinità del primo film. Da un lato, ogni volta che si mostra, qualsiasi cosa faccia, poco importa se sia parlare, muovere leggermente un dito, guardare a sinistra, respirare, stare immobile, whatever, provoca turbamenti adolescenziali nel maschio eterosessuale in salute presente in sala. Dall’altro interpreta il ruolo di una donna che, pur non rinunciando alla sua femminilità e, banalmente, al desiderio di avere un uomo al suo fianco, è una guerriera cazzutissima che vive perfino il sesso come una battaglia in cui deve dominare l’avversario, nonché la vera reggente dell’impero persiano che si palleggia Serse come un giocattolo (e, bonus, dopo tutte le difficoltà che aveva a farsi ascoltare nel primo film, qua Gorgo viene sostanzialmente dipinta come l’imperatrice assoluta di Sparta).

Turbamento.

Quindi, insomma, 300: L’alba di un impero è un film piuttosto moscio, che certo non ha l’impatto del primo episodio (il quale, nel bene e nel male, ha comunque di fatto rilanciato un certo filone del film di mazzate) e non riesce a riproporne fino in fondo la brutalità esagerata e sopra le righe, men che meno il carisma dei protagonisti. Non è, però, neanche un disastro completo: fra un momento palloso e l’altro ha qualche scena d’azione convincente e, soprattutto, c’è una protagonista femminile che domina il film in tutti i modi in cui una protagonista femminile può dominare un film e, di fondo, finisce per essere un po’ la Gerard Butler della situazione. Dubito tutto ciò possa piacere a chi ha odiato 300, non ho idea se chi l’ha adorato possa valutarlo come una specie di tradimento o come il semplice fratello scemo che mi sembra onestamente essere. Però, insomma, Eva Green.

In tutto questo, grazie anche all’utilizzo insistito del rallentatore e alla tendenza a mostrare quasi sempre l’azione nella sua interezza (sia benedetto il rating R!), è uno dei rari casi di film d’azione in cui il 3D non fa venire il mal di testa per il montaggio frenetico e i traballamenti assortiti. Anzi, c’è tutto sommato anche un bel lavoro nel mostrare quadri abnormi dalla profondità di campo infinita. Per non parlare di quando Eva Green… OK, la pianto.

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