Agents of S.H.I.E.L.D. 01X14: "T.A.H.I.T.I."

Agents of S.H.I.E.L.D. 01X14: “T.A.H.I.T.I.” (USA, 2014)
creato da Joss Whedon, Jed Whedon, Maurissa Tancharoen
episodio diretto da Bobby Roth
con Clark Gregg, Brett Dalton, Bill Paxton, Chloe Bennet, Iain De Caestecker, Elizabeth Henstridge, Ming-Na Wen

Durante la notte degli Oscar dell’altro giorno, è stato trasmesso un breve spot di Agents of S.H.I.E.L.D. con cui ABC e Marvel hanno provato a solleticare il lato più nerd del loro pubblico. Nel giro di trenta secondi, hanno mostrato Lady Sif che si tira le pizze con Lorelei, Deathlok che fa cose a caso, Coulson e i suoi che paiono proseguire con insistenza sul percorso Nick Fury Vs S.H.I.E.L.D. e ci hanno pure buttato in mezzo un’apparizione dello scudo di Capitan America infilato così, con nonchalance, dentro il logo del telefilm, al cui titolo hanno per altro aggiunto la parola “Uprising”. Ora, il messaggio è abbastanza chiaro: stanno dicendo a quei nerd di cui sopra che è arrivato il loro turno. Si sono presi il tempo che serviva – secondo me giustamente, anche se non sempre con risultati convincenti – per costruire un universo narrativo che avesse un suo senso indipendente e non vivesse solo degli incroci coi film e del personaggio Marvel della settimana, ma ora vogliono puntare sul concetto di universo allargato e condiviso. Fanno bene? Otterranno quel che cercano? Whatever? Whatever, vedremo.

Si tratta comunque di un discorso che, presumibilmente, si svilupperà man mano da qui a fine stagione, andando a coinvolgere anche Captain America: The Winter Soldier, che bene o male sembra essere incentrato su tematiche simili, con il biondone che perde fiducia nello S.H.I.E.L.D. e decide di mettersi in proprio. Nel frattempo, bisogna portare avanti quanto lasciato in sospeso nello scorso, ottimo, episodio, continuando a inseguire la faccenda T.A.H.I.T.I. con la “scusa” di Skye in pericolo. Ne viene fuori una puntata non riuscita come le due precedenti, ma con alcuni spunti d’interesse ed elementi potenzialmente interessanti. Tanto per cominciare, c’è l’introduzione di due nuovi agenti che dovrebbero essere destinati a tornare con una certa frequenza e sembrano poter offrire qualcosa in più sul piano delle dinamiche fra i protagonisti. Senza contare che, per quanto minore, John Garrett è comunque un personaggio dei fumetti e rientra quindi nei discorsi fatti sopra. Eppoi, insomma, Bill Paxton è pur sempre l’unico uomo a poter dire di essere stato ucciso da Alien, Predator e Terminator, come fai a non volergli bene?

Al di là di questo, l’episodio continua a spingere su un discorso di dubbia moralità dei protagonisti che, seppur a fasi alterne e un po’ in sordina, la serie porta avanti fin dall’inizio. Perché insomma, ci saranno tutte le giustificazioni del caso, ma questi pigliano, disubbidiscono a ordine diretto, pestano a sangue un prigioniero, si presentano in una base di cui non sanno nulla e attaccano e fanno fuori due sconosciuti che, presumibilmente, proprio criminali non dovevano essere. Il tutto senza fare mezza piega. E anche qui, se c’è un senso dietro alla scrittura della serie, è presumibile pensare che il tutto vada poi a sfociare in una sorta di ribellione contro il sistema. O qualcosa del genere. Nel mentre, vediamo ulteriormente esplorato – ma non completamente chiarito – il mistero dietro alla “non morte” di Coulson e ci becchiamo la prima apparizione nell’universo cinematografico Marvel del Dottor Manhattan di quello che, probabilmente, si scoprirà essere un alieno, magari la versione cine-televisiva di un Kree. Mettendo tutto assieme, resta addosso la sensazione di un buon episodio, per quanto certo non esaltante, che potrebbe alla fine rivelarsi come un bel coacervo di carne buttata sul fuoco per gli sviluppi futuri, anche considerando che non ci vuole un genio per immaginarsi qualche conseguenza sul fisico di Skye.

E comunque la prossima settimana c’è Jaimie Alexander, quindi va tutto bene.

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