I videogiuochini al museo

Qualche mese fa, sostanzialmente quando m’ero appena trasferito a Parigi, ho iniziato a notare, sparsi per i vagoni della metropolitana, manifesti come quello qua sopra e quello che metto più avanti. Credo si capisca anche senza spiegarlo, comunque pubblicizzavano una mostra dedicata ai videogiochi, allestita da qualche parte in quel di Parigi dal 22 ottobre 2013 al 24 agosto 2014. Come sempre faccio in questi casi, mi sono appuntato mentalmente la cosa e mi son detto “Dai, c’è tempo, andiamo appena si riesce”. Solitamente va a finire che riesco a far trascorrere i dieci mesi di durata della mostra, me ne ricordo all’ultimo momento (se non a mostra già conclusa) e non riesco ad andare. Questa volta, invece, all’insegna di un futuro migliore nel quale i buoni propositi non sono solo chiacchiere al vento, ho lasciato trascorrere appena quattro mesi e domenica, mano nella mano con la mia mogliettina, me ne sono andato alla Cité des sciences et de l’industrie. E qui ci sta una divagazione.

La Cité des sciences et de l’industrie (sottolineo che sto andando di copia & incolla) è sostanzialmente, perlomeno da quel che ho capito, il museo della scienza e della tecnica di Parigi. È un edificio grosso, su più piani, all’interno del quale trovano spazio diverse esposizioni, alcune temporanee, altre permanenti, dedicate agli argomenti tipici dei musei della scienza e della tecnica: trasporti, comunicazioni, energia, scienza, tecnica, queste cose qua. Ovviamente ha un taglio che lo rende molto adatto ai più piccoli, pieno di elementi interattivi, spiegazioni audiovisive, modellini e quant’altro ma, per quel po’ che ci abbiamo girato dentro, mi è sembrato di una bellezza abbacinante, pieno di roba, interessante e comunque tarato in modo da avere sì elementi strettamente dedicati ai bambini, ma anche svariati spazi interessanti un po’ per tutti.

In più, si trova all’interno del Parc de la Villette, il parco più grosso di Parigi (o perlomeno così sostiene Wikipedia), in cui, oltre ovviamente a un sacco di verde, trovano posto aree dedicate ai poppanti, con svariati modi per distrarli e tenerli occupati mentre le mamme chiacchierano di argomenti da portineria e i papà flirtano con le mamme che chiacchierano di argomenti da portineria. Ci sono giostre, altalene, robe strane che non avevo mai visto prima e sezioni tutte nuove e dal design bizzarro ancora in costruzione. Ma il parco contiene un sacco di altra roba: la libreria, il museo della musica (con dentro il conservatorio), tre o quattro teatri dai diversi scopi, un cinema all’aperto, la zona del circo, lo Zenith (un’arena per concerti in cui sarei potuto andare a novembre e invece no) e altro ancora, tipo il canale che taglia in due il parco e ha tutto un sistema ganzo di chiuse per far passare le imbarcazioni. Subito fuori dalla Cité des sciences et de l’industrie, fra l’altro, c’è la Géode, un cinema Omnimax, variante “sferica” dell’Imax in cui proiettano filmoni più o meno educativi ad hoc. Insomma, c’è un sacco di roba che merita un giro anche se della mostra sui videogiochi non te ne frega niente. Tant’è che poi un giro ce lo siamo fatti, sia curiosando fra le altre esposizioni della Cité des sciences et de l’industrie, sia poi fra i meandri del parco.

Comunque, il punto di questo post sarebbe la mostra sui videogiochi. Di che si tratta? È un allestimento dalle medie dimensioni, nulla di abnorme, all’interno del quale viene presentato il mondo dei videogiochi in senso ampio, cercando sì di stampare un sorriso in faccia all’appassionato, ma anche di raccontarlo a chi non ne capisce molto ma è incuriosito. Tutta l’area, per esempio, è piena di descrizioni testuali, grafici, schemi e tantissimi monitor con documentari di vario tipo tramite i quali è possibile approfondire la conoscenza con i vari aspetti del settore. E non ci sono solo le cose più “classiche” come il raccontino sulla storia generale dei videogiochi, c’è per esempio tutta un’area dedicata alla spiegazione dei vari impieghi all’interno della catena produttiva. Vengono affrontate le figure di game designer, producer, grafico e via dicendo, con tanto di approfondimenti in video, interviste, spiegazioni su come funzionano, che so, gli editor di Watch Dogs e via dicendo. E ancora, informazioni sullo stato generale del settore, spunti per coglierne l’evoluzione dagli anni Settanta a oggi e così via. Il tutto, chiaramente, è proposto in maniera molto semplice, per sommi capi, ma la qualità dell’approfondimento, all’interno di uno spazio tanto ristretto, è notevole.

Poi, ovviamente, trattandosi di un’esposizione sui videogiochi allestita da gente che sa quel che sta facendo, viene dato ampio spazio all’interazione. E questo avviene sia nella maniera più semplice, con qualche classico del passato messo lì a disposizione di chiunque voglia farsi una partita, sia con macchine più particolari e curiose (tipo una specie di Pong meccanico), sia con applicazioni create appositamente. Appena entrati nello stanzone, per esempio, si può vedere sulla sinistra una specie di alcova all’interno della quale si trovano due postazioni, circondate da spiegazioni assortite e con alle spalle un monitor che mostra una demo dell’applicazione che è possibile giocare. Di che si tratta? di un semplice gioco, lungo una manciata di minuti, tramite il quale viene descritto il percorso evolutivo delle meccaniche di gioco e della visualizzazione grafica nel corso dei decenni. Controllando un personaggio all’interno di un mondo di gioco, si parte da una visione monocromatica ed estremamente ridotta e, accompagnati da brevi descrizioni, si scoprono le varie forme di movimento e interazione, i diversi stili di visualizzazione, il passaggio al 3D e così via.

E ci sono tante altre postazioni particolari di questo genere, che permettono di buttare un occhio sulle sperimentazioni legate al videogioco, di farsi – per esempio – un’idea su cosa significhi parlare di elementi “emergenti”, di conoscere il filone dei serious game. E ancora, due postazioni in cui cimentarsi con la creazione di un gioco, pasticciando tramite touch screen con un editor per livelli e varie impostazioni, un paio di schermi sferici tramite cui immergersi in un FPS, sezioni dedicate al motion gaming, una specie di “cinema” del relax al centro, in cui si ammirano su schermo gigante immagini tratte da svariate produzioni recenti molto evocative, e pure un delirante gioco in cooperativa nel quale uno dei due partecipanti si muove alla cieca, basandosi solo su stimoli sonori e sulla voce del compagno. C’è veramente tanta roba, tutta messa assieme secondo criteri azzeccati, allestita con gran gusto e capace davvero di proporsi in maniera trasversale. Il tutto, poi, come nel resto della Cité des sciences et de l’industrie, è proposto in tre lingue: inglese, francese e spagnolo.

E insomma, una visita assolutamente consigliata a chiunque sia anche solo vagamente interessato all’argomento e dovesse trovarsi a passare da Parigi da qui a fine agosto. Fra l’altro, oltre al classico negozio “generale” del museo, subito fuori dall’esposizione c’è il negozietto specifico della mostra, chiaramente pieno di roba con cui è un attimo strinare la carta di credito. Questa volta mi sono moderato, ho solo preso un paio di libri Pix’n Love (la bibbia Amiga e quello dedicato a Eric Chahi), ma ho la scusa che sto studiando il francese e quindi compro libri in francese. Cosa che fra l’altro mi ricorda molto “Mamma, il computer mi serve per studiare!”, oltre al fatto che giocare le avventure Sierra fu molto utile a farmi venire voglia di imparare bene l’inglese. Ah, la nostalgia! Comunque, ribadisco, se avete modo, fateci un salto, ne vale la pena.

 

Se invece vi capita di passare da Berlino, ricordatevi che lì c’è un gran bel museo del videogioco. Casomai interessasse, ricordo che ne ho parlato in coda a questo podcast.

1 commento su “I videogiuochini al museo”

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