Angel – Stagione 2

Angel – Season 2 (USA, 2000/2001)
creato da Joss Whedon e David Greenwalt
con David Boreanaz, Charisma Carpenter, Alexis Denisof, J. August Richards, Andy Hallett

La seconda stagione di Angel è quella che più di tutte vive in simbiosi con la “sorella” Buffy, legandosi a doppio filo alla sua quinta. Anche perché l’anno dopo diventerà sostanzialmente impossibile ripetersi in questo senso, dato il cambio di network, e infatti gli incroci saranno pochissimi e tutti costruiti su un girarci attorno senza insistere. Qui, invece, sembra davvero di essere alle prese con una situazione da fumetto di supereroi americano, in cui la singola serie ha una sua personalità distinta e un suo flusso narrativo, ma i riferimenti a quel che succede “di là” saltano fuori spesso e i personaggi continuano a passare da una parte all’altra, con conseguenze spesso anche molto significative. Paradossalmente, in tutto questo, non si vedono veri e propri crossover, con storie che iniziano in una serie e finiscono nell’altra, come avvenuto ben due volte l’anno precedente, ma solo la doppietta di “indagine nel passato” rappresentata da Fool For Love e Darla, che però si limita a raccontare più o meno gli stessi avvenimenti da due punti di vista diversi.

Il parallelo fra la seconda stagione di Angel e la quinta di Buffy va però anche al di là di queste considerazioni e si concretizza per esempio nel fatto che molti – forse pure io – individuano questo anno come il migliore della serie, o comunque come un punto di svolta fondamentale. Qui prende davvero il largo lo sviluppo dei personaggi, la loro trasformazione profonda che è alla base di ciò che rende grandi i migliori lavori televisivi di Joss Whedon. Qui si definisce la natura (di nuovo, molto da fumetto di supereroi) di grande saga a sviluppo ininterrotto, che ogni tanto si prende il lusso dell’episodio autoconclusivo ma tende a portare avanti il suo discorso senza mai fermarsi. E nel farlo, si racconta ancora più che in Buffy un universo espanso pieno di mondi fantastici, dimensioni “altre”, assurdità che fanno veramente sparare la fantasia degli sceneggiatori in ogni direzione, nel mettere in scena una specie di metaforone in cui il mostro diventa il diverso e le società nascoste, nel profondo della solare Los Angeles, sfiorano in fondo di quegli stessi temi che tanti anni dopo andranno a caratterizzare gli aspetti più interessanti di True Blood.

In tutto questo, la simbiosi fra i due mondi whedoniani sembra esprimersi anche attraverso il modo in cui lo spirito più cupo e serioso di Angel rielabora il forte melodramma in cui si è tuffata Buffy e ne tira fuori un percorso narrativo che pare intenzionato a demolire brutalmente tutti i suoi personaggi. L’arco affrontato da ogni singolo protagonista lo vede subire un processo di maturazione che, in qualche modo, pare mettere ai margini i suoi aspetti più macchiettistici e puntare su una visione cupa, deprimente, all’insegna di un approccio che cerca di mescolare horror, azione, avventura e noir. Nel farlo, vengono messi in scena sviluppi fondamentali che saranno poi portati avanti per tutti gli anni successivi, vengono introdotti nuovi protagonisti, Cordelia guadagna finalmente un minimo di sostanza e si scopre sotto la scorza da buffone di Wesley un personaggio che pian piano si evolverà verso la splendida figura degli anni successivi, mostrando fra l’altro un attore mica da ridere in Alexis Denisof. Proprio Wesley, fra l’altro, in finale di stagione, è protagonista di un altro bel parallelo con Buffy, nel momento in cui entrambi i telefilm ci mostrano come sotto all’aspetto impacciato da stereotipo brit dei Watcher si nasconda sempre un animo da brutale calcolatore.

Epperò, il bello è che, nonostante lo sprofondare nel cupo melodramma sia a tratti fortissimo e prenda il controllo della serie, Angel non si dimentica comunque della sua natura così bizzarra e trova sempre il modo di buttarla brutalmente sul ridere, prendendosi per il culo in maniera sempre azzeccatissima, improvvisa e dirompente. In questo aiuta il maggior spazio dato allo splendido personaggio di Lorne, spesso fonte di alcune fra le gag più divertenti, con improvvisi e devastanti lampi di comicità a squarciare il buio del racconto. E tutti questi elementi vanno poi a riunirsi in maniera sorprendente nell’arco narrativo che conclude la stagione: tre episodi meravigliosi, in cui Angel perde completamente la brocca, ribalta tutto, porta al centro la farsa e l’esplosione di fantasia più totale, conservando il dramma come sottile e malinconico elemento di sfondo, regalando un paio d’ore d’avventura stupidissima, spettacolare, divertente, sfruttando la cosa per introdurre un nuovo personaggio fondamentale e, come da tradizione di Buffy, rovinando la festa sul più bello, quando sei lì col sorriso sulle labbra, con il pugno nello stomaco, di nuovo figlio della simbiosi fra i due mondi.

Mi sono visto questa seconda stagione per la prima volta da qualche parte durante lo scorso decennio, in parallelo alla quinta di Buffy, con tanto di appunti sull’ordine corretto da seguire per gli episodi. Ho replicato di recente, perché sì.

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