The Walking Dead 04X09: "Smarriti"

The Walking Dead 04X09: “After” (USA, 2014) 
con le mani in pasta di Scott Gimple e Robert Kirkman 
episodio diretto da Greg Nicotero
con Andrew Lincoln, Chandler Riggs, Danai Gurira

Il primo episodio di The Walking Dead dopo la pausa natalizia si apre in maniera molto efficace, recuperando il disastro su cui ci eravamo lasciati, mostrando un’inquadratura dall’alto del carro armato abbandonato, che in qualche modo fa tornare alla memoria l’episodio pilota di quattro anni fa (per la miseria se passa il tempo, vivevo ancora in Italia!), e mettendo un paio di puntini sulle i. Il gruppetto di cospirazionisti convinto che la morte del Governatore fosse una burla viene tranquillizzato da un’immagine fin troppo chiara, mentre Michonne passeggia derelitta fra gli zombi, ci offre l’addio alla prigione (anche se, a giudicare dal trailer del prossimo episodio, la vedremo nuovamente far capolino) e passa anche a salutare Hershel, proponendo la versione “adattata” agli eventi televisivi di una scena che in origine aveva, per diversi motivi, significati anche più forti. Da lì in poi prende il via uno di quegli episodi, affascinanti e bene o male sempre un po’ rischiosi, in cui la serie si mette in pausa e sceglie di concentrarsi un gruppo molto ristretto di personaggi. Questa volta, come già accaduto in un bell’episodio della terza stagione, tocca a Rick, Carl e Michonne, attraverso però un montaggio alternato che vede da una parte una buona rielaborazione di quel che a questo punto accadeva anche nei fumetti, dall’altro un approfondimento inedito sulla donna con la katana e il suo passato.

Su entrambi i fronti, il punto è rappresentato fondamentalmente dalla necessità di mettersi alle spalle quanto accaduto e accettare quello che adesso diventerà il nuovo status quo. E vale, in maniere diverse, per tutti e tre i personaggi. Il filo narrativo che segue Rick e Carl è, per certi versi, quello più coraggioso, fosse anche solo perché mette al centro dell’attenzione un personaggio non esattamente fra i più amati del telefilm e, in generale, un adolescente carico di rabbia, che si ribella al padre, cerca di trovare una sua identità forte in un mondo assurdo e finisce per fare cose da ragazzino, trasformando in una sorta di gioco perverso la lotta per la sopravvivenza. E, c’è poco da fare, a tratti risulta insopportabile, ma quantomeno si tratta di una “insopportabilità” credibile, nel contesto e per il personaggio che è. Tanto più che la cosa dà spazio a bei momenti, a quegli attimi in cui torna brevemente ad affacciarsi il suo spirito più innocente, di fronte alla console attaccata al televisore, scucchiaiando la cioccolata seduto su un tetto, nel momento di vittoriosa spocchia dopo essersela cavata per il rotto della cuffia, in quello sfogo di fronte a un padre che non può ascoltarlo e nella rassegnazione e accettazione finale. Anche se quell’istante specifico è forse un po’ rovinato dal fatto che, semplicemente, il modo in cui è orchestrato, l’equivoco sulle condizioni del padre, tanto funzionava bene sulla pagina quanto risulta onestamente un po’ ridicolo sullo schermo.

Dall’altra parte c’è Michonne, che torna brevemente al suo status di ninja coi cani-zombi al guinzaglio, ma si rende velocemente conto di essere cambiata e non riesce a ricacciare dentro di sé il pur fugace e illusorio ritorno all’umanità che il periodo trascorso con gli altri le ha rovesciato addosso. Chiaramente il momento chiave è quello del flashback, in cui finalmente ci viene raccontato qualcosa del suo passato e sul quale fra l’altro non posso fare a meno di buttare lì una divagazione. Di fronte a quella scena in cui vediamo ciò che Michonne ha perso, seppur in una bizzarra visione onirica, mi sono trovato in qualche modo a riflettere sul filtro dei cliché razzisti con cui mi approcciavo al personaggio. Nel momento in cui, proprio in quell’episodio della terza stagione citato sopra, Michonne, donna di colore dal fare ruvido e che se la sa cavare, affermava che i due uomini non morti legati al suo passato “non erano mai stati umani”, l’associazione d’idee è stata immediata: mi sono immaginato una moglie maltrattata dal marito alcolista, in una casa di periferia, nel classico quartiere povero che mille volte abbiamo visto in giro per film e telefilm americani. E invece, sebbene, per carità, quel flashback sia figlio del delirio e non vada preso in maniera letterale, ci viene mostrata una famiglia borghese e serena. Ci viene detto più o meno chiaramente che a distruggerne la vita è stata l’apocalisse zombi e che se Michonne non riconosce umanità a quei due uomini è per il modo in cui hanno reagito al nuovo mondo, probabilmente levandosi la vita e portando con loro la creatura che nel ricordo lei stringe a sé.

Con una scelta non fra le più comuni nella narrativa per immagini americana, non ci viene spiegato tutto per filo e per segno, si lascia spazio all’interpretazione e, vai a sapere, magari non c’ho capito nulla. E probabilmente questo colpo di scena nel fuggire dai cliché è una lettura tutta mia, assolutamente non ricercata dagli autori della serie o da Robert Kirkman stesso, che fra l’altro ha scritto di suo pugno questo episodio. Ma non importa, io ci ho visto queste cose, tanto vale condividerle, nel chiacchierare di una puntata comunque particolare per il tono dimesso, il ritmo blando, la scelta di non ripartire subito a mille – per quello ci sarà spazio dalla prossima settimana – e lasciare in sospeso le tante questioni aperte. Fra le quali ci sarebbe anche un po’ l’altra cosa suggerita ma non mostrata a dicembre. Sarà morta davvero, la bimba? I cospirazionisti fremono.

Fra l’altro, a dicembre, m’ero immaginato il rientro in scena di Michonne in una maniera molto precisa, che nell’episodio non si verifica. Ebbene, sono andato a rileggermi questa parte del fumetto per capire quanto effettivamente l’episodio fosse fedele e mi son reso conto di non essermi immaginato nulla: erano semplicemente i ricordi dai fumetti. Ah, gli scherzi che ti gioca a volte la testolina! #waitingforabraham

2 pensieri riguardo “The Walking Dead 04X09: "Smarriti"”

  1. Non mi è dispiaciuto, “rilassante” ma interessante, soprattutto per quel che riguarda i personaggi di Carl e Michonne.
    Triste ma anche divertente, quasi un ritorno agli episodi della prima stagione.
    E adesso aspetto di vedere che fine hanno fatto gli altri! #WaitingForCarol 🙂

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