A proposito di Davis

Inside Llewyn Davis (USA, 2013)
di Joel & Ethan Coen
con Oscar Isaac, Carey Mulligan, John Goodman, Garret Hedlund, Justin Timberlake

È difficile non vedere parecchi punti di contatto fra il nuovo, divertente e deprimente film dei fratelli Coen e quel che avevano raccontato quattro anni fa con A Serious Man. Quella di Llewyn Davis è una storia magari meno profondamente radicata nella cultura ebrea, o quantomeno nel quotidiano che essa esprime, ma ugualmente impregnata del sapore di una parabola fatta di costante e inarrestabile accanirsi sulla vita e sul destino del proprio protagonista. Da quel film torna la pazzesca capacità di raccontare con un tono allo stesso tempo leggero, divertentissimo, tragico e pesante un interminabile susseguirsi di disgrazie e colpi di sfortuna, che danno il ritmo della vita di una persona intrappolata nel proprio continuo girare in tondo.

Llewyn Davis è un cantautore folk invischiato nella sua incapacità di combinare qualcosa di buono. Gira sempre attorno agli stessi errori, si convince di voler dare una svolta alla propria esistenza ma non riesce a trovare il percorso giusto, si abbandona alla facile scappatoia della sfortuna – che pure c’è, figlia del crudele divino ebreo – per far finta di stare lottando contro il destino. E invece è lui il primo a non volerne sapere, a costruirsi le tragedie con le proprie mani, smontando sistematicamente qualsiasi elemento positivo gli si presenti davanti, evitando con tutte le forze di abbracciare ogni opportunità che la vita gli offre per uscire dal circolo vizioso che s’è creato e nel quale, in fondo, nonostante le sue sofferenze, si trova bene. Al sicuro, tranquillo, coccolato dalla convinzione di essere vittima degli eventi, non della sua ignavia, completamente disinteressato a imbarcarsi in una storia di crescita personale, sconfitta dei propri demoni e redenzione finale in tripudio d’amore.

Non fatevi raccontare che A proposito di Davis è “un Coen minore”: sono fesserie. Certo, è un Coen magari meno piacione e abbordabile di tanti altri bellissimi film di successo che i due fratelli hanno diretto, ma questo non lo rende minore. Date piuttosto retta a chi ne parla come di un film meraviglioso, forse il migliore della loro carriera, perché magari è un’esagerazione, ma davvero sta da quelle parti. Mette in fila una lunga serie di semplici, piccoli quadretti di normalità, trasformandoli in tasselli di una vita disperata, rende i semplici e assurdi avvenimenti quotidiani, che capitano a chiunque, momenti di straziante comicità e racconta una storia di quelle che ti restano dentro, aggrappate allo stomaco, depositandoti addosso un senso di disagio e giocando con l’affetto per il protagonista. Là dove A Serious Man si accaniva sul suo “eroe” prendendolo a calci nelle gengive, A proposito di Davis cerca in tutti i modi di voler bene al personaggio interpretato da Oscar Isaac e proprio per questo rende ancor più straziante il racconto delle sue sfortune.

Tutto questo viene raccontato attraverso una messa in scena che mozza il fiato per la bellezza delle immagini, dell’inquadratura anche più apparentemente marginale, del modo in cui toni, colori, musiche, tutto va a comporre un mondo dalla densità, dalla forza e dalla credibilità pazzesca, in cui anche la scenetta più assurda ha un peso forte e reale. Peso che poi è figlio anche della bravura di ogni singolo interprete, tutti perfettamente misurati, nessuno realmente fuori giri anche fra i personaggi più a rischio macchietta, fra John Goodman e Justin Timberlake, con in mezzo le faccette buffe da proposta di matrimonio immediata di Carey Mulligan e alla guida uno strepitoso Oscar Isaac, nei cui occhi (e nella cui voce) si legge un crescendo di tristezza e rassegnazione che lascia la gola secca e lo stomaco pesante. Forse, assieme al Michael B. Jordan di Fruitvale Station, è lo “snobbato” più doloroso degli Oscar di quest’anno, certo non solo perché canta bene, e A proposito di Davis è fra i più bei film del 2013 che in Italia diventano del 2014.

L’ho visto qua a Parigi, al cinema, in lingua originale, lo scorso novembre. In Italia è uscito dopo tre mesi, probabilmente necessari per provare a inventarsi una traduzione azzeccata per il titolo. E non sufficienti, a quanto pare. Quando si dice che in un film gli attori sono bravissimi, si sta implicitamente dicendo che, se possibile, sarebbe da guardare in lingua originale. Poi questi cantano anche!

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