Robocop 3

RoboCop 3 (USA, 1993)
di Fred Dekker
con Robert John Burke, Nancy Allen, Remy Ryan, Bruce Locke, Rip Torn, Jill Hennessy

RoboCop 3 è il film della resa, definitiva, su tutti i fronti, in tutte le direzioni. La resa di Peter Weller, che non ne può più d’indossare quella bara semovente, non ha certo intenzione d’infilarsi in un altro progetto disastrato come quello del secondo episodio e, soprattutto, scusate, avrebbe da interpretare Il pasto nudo di David Cronenberg. Spazio quindi al povero Robert Burke, costretto a indossare un costume non solo scomodo come pochi, ma pure progettato per un attore più basso di lui (e, sarà la suggestione, sembra davvero fin troppo evidente, a guardarlo che barcolla con la testa incassata nelle spalle). La resa di Frank Miller, che non vuole arrendersi all’esperienza precedente e decide di riprovarci, scrive una sceneggiatura che ripesca alcune idee scartate da RoboCop 2, se la vede di nuovo finire macellata (o così lui dice) e abbandona completamente il mondo del cinema per oltre dieci anni. La resa in generale della produzione, che sceglie di puntare su un film con rating PG-13 nonostante i primi due episodi abbiano fatto una barca di soldi con il loro bel rating R.

Quest’ultima cosa, in particolare, non ha solo il sapore della resa, ma proprio quello del segno dei tempi. RoboCop era forse la serie simbolo per eccellenza di quegli anni in cui si facevano film per adulti “vendendoli” ai ragazzini, in cui non ci si preoccupava di anestetizzare tutto e disinnescare qualsiasi cosa potesse risultare offensiva (ma offensiva per chi, poi?). Questo cambio netto di rotta è il simbolo di quel che è successo negli ultimi due decenni e ci ha portato a trasformare il cinema hollywoodiano in una specie di camera sotto vuoto spinto al sapore di cloroformio. Ma ovviamente i problemi del film non nascono solo dalla scelta di “giocare pulito” e, sulla carta, sarebbe potuto comunque venirne fuori un film che magari non c’entrava molto con RoboCop, ma se la giocava buttandola sull’azione spettacolare e il divertimento. Solo che, fra la sceneggiatura come al solito rimaneggiata da chiunque riuscisse a metterci le mani sopra, le gag da film per bambini brutto (alla fine il problema vero è quello) e il fatto che il budget non so in cosa l’abbiano speso, ma certo non negli effetti speciali (cfr. la scena del jetpack), ne viene fuori una roba veramente triste su cui posare gli occhi, anche se magari meno scombinata del secondo film.

Di fondo è anche un po’ una questione di gusti: a me viene spontaneo preferire un film pasticciatissimo e sostanzialmente venuto male, ma con diversi spunti azzeccati e qualche stralcio d’anima nascosto, come era RoboCop 2, rispetto a un film che sa quel che vuole essere e prosegue in maniera coerente dall’inizio alla fine, ma rimane comunque fondamentalmente sbagliato, privo di trovate davvero forti e oltretutto fallimentare in ciò che non poteva permettersi di sbagliare, vale a dire gli antagonisti e i botti finali. Il tutto, per altro, viene dalla regia di Fred Dekker, uno che aveva firmato due piccoli cult come Dimensione terrore  e Scuola di mostri e sulla carta poteva essere molto adatto a questo tipo di rilettura del personaggio. E invece ne vien fuori una roba deprimente e, come Kershner prima di lui, Dekker la prende talmente male da sparire completamente dal mondo del cinema. Non c’è niente da fare: RoboCop è una creatura di Paul Verhoeven e tutti gli altri profili di IMDB su cui è passato ne sono usciti distrutti. Ah, durante la lavorazione di RoboCop 3, la Orion è fallita. Dove passa lui, non cresce più l’erba.

Fred Dekker al termine delle riprese.

E insomma, RoboCop 3 è un film del quale è difficile salvare davvero qualcosa, al di là del fatto che grazie al cielo vengono recuperate, almeno in parte, le musiche di Basil Poledouris. Toh, un paio delle immancabili pubblicità sono anche simpatiche e le scene dedicate ai suicidi dei dirigenti OCP mi hanno strappato un sorriso, ma è proprio l’insieme ad essere storto e traballante, in quella maniera storta e traballante da film per bambini realizzato male e in maniera impacciata, pigro nella messa in scena, perfino con qualche stacco di montaggio in cui ti viene il dubbio che si sia graffiato il DVD. Del resto lo si capisce fin dall’avvio, in cui le pubblicità satiriche e il TG vengono mostrati sullo schermo di un televisore, per evitare che se ne equivochi il senso, e ci viene presentata come protagonista l’apoteosi di tutti i mali del film per ragazzi anni Novanta: l’insostenibile bambina genietto hacker coi capelli cotonati, il laptop fantascientifico e la spocchia di chi ne sa. Proprio lei rappresenta il definitivo gettare la maschera che, tutto sommato, non era stato fino in fondo neanche il bambino criminale di RoboCop 2, se non altro perché almeno quello era un personaggio negativo. A farle compagnia, la trovata “geniale” degli splatterpunk, criminali rincretiniti che, in effetti, possono andare bene forse solo ai bambini (rincretiniti) cui il film si rivolge.

Ma ovviamente il problema riguarda l’approccio giocattoloso e ridicolo a tutto il film: la comicità e la recitazione sono stra-spinte, sottolineate col pennarello rosso e l’evidenziatore giallo, imboccate e sopra le righe (per la prima volta nella serie gli attori si esprimono quasi tutti con un accento di Detroit talmente carico che ti aspetti di veder spuntare Seth MacFarlane da un momento all’altro), l’impressione di resa totale, sconfitta completa, traspare in ogni aspetto. E nel rotolare a valle verso il disastro si incontra la definitiva condanna, il fatto che non si riesce a redimere il tutto neanche buttandola in caciara. Per alzare ulteriormente il tiro rispetto al megarobottone del precedente film, cosa ti potevi inventare, a inizio anni Novanta? Ma ovvio: il robot ninja, super atletico e perfettamente camuffato da essere umano, versione evoluta del Terminator. Un’idea che va contro tutto ciò che è sempre stato e ha sempre rappresentato RoboCop, giustificata forse da un discorso “meta”, dal porre a confronto culture e mondi diversi. O forse sto dando troppo credito a chi s’è inventato questo coacervo di cretinaggine.

Il problema, dicevo, è che mentre i botti finali di RoboCop 2 sono e rimangono comunque un bell’esempio di effetti speciali in stop motion, che rivisto oggi scatena tenerezza e delizia, i confronti fra Murphy e Otomo sono il trionfo del ridicolo e del senso d’imbarazzante impaccio che pervadono l’intero film. Sarà che far confrontare un eroe dalle movenze meccaniche e sfilacciate con un atleta salterino è una buona idea, del resto certo non vista qui per la prima volta, ma devi saperla mettere in scena, sarà che Bruce Locke non è un esperto d’arti marziali (in compenso Wikipedia me lo descrive come ottimo tennista e golfista!), sarà quel che sarà, ma il primo combattimento è patetico e il secondo sostanzialmente neanche si verifica, viene risolto dalla bambina hacker premendo due tasti a caso sul suo computer del futuro. Nel mezzo, Robbie il robot si diverte a svolazzare in giro con il jetpack, sparando addosso a criminali inguardabili che muoiono gettandosi per terra con i vestiti sporcati da macchiette di pomodoro. Insomma, una visione deprimente, oltre che, di nuovo, un colossale spreco di temi potenzialmente pure interessanti che, concediamolo, nel soggetto si potrebbero anche trovare, a cercarli con la lente d’ingrandimento. Magari il remake di José Padilha sarà anche sbagliato, non lo so, ma peggio di questo penso sia proprio dura.

Il mio gusto per il masochismo m’ha quasi fatto venire voglia di recuperare anche le due serie televisive. Vediamo se trovo il coraggio di farlo. Intanto vado a vedermi il remake.

7 pensieri riguardo “Robocop 3”

  1. robocop 3 è merda fumante sul 2 sei troppo severo, la prima serie tv da 22 epsiodi è brutta e bambinesca, la mini serie da 4 episodi RoboCop: Prime Directives è ottima. In Italia stranamente non è mai uscita.

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  2. stanno massacrando il remake

    Sarebbe sufficiente citare l'attacco proto-videogame al laboratorio della droga o paragonare l'impressionante uccisione di Murphy nel lungometraggio da cui tutto ha avuto inizio con l'insipido attentato qui proposto da Padilha per far capire quanto il suo film si avvicini più all'avventura per ragazzi alla RoboCop 3 che al violento poliziesco futuristico cui prese parte anche un Kurtwood Smith da antologia impegnato a incarnare il cattivo.

    Di fedele al capostipite rimangono soltanto i grossi automi ED209 e poco altro, in quanto tutta la crudezza e la cattiveria presenti nella pellicola interpretata da Peter Weller vengono qui eliminate in favore di un edulcorato spettacolo su celluloide evidentemente volto all’edulcorato pubblico dei giovanissimi da cinecomic, con tanto di dinamiche da videogame.

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  3. bella merda, lo distruggono tutti

    Le dinamiche action e investigative sono irrisorie. La gang criminale sembra uscita da una serie tv per ragazzini e le scene di combattimento sono edulcorate per adattarsi ad un pubblico di teenagers e sfuggire al divieto ai minori. RoboCop fa uso perlopiù di una pistola taser per stordire i criminali anziché ucciderli e si trova a lottare spesso contro altri droni, chiaro pretesto per ammorbidire il tasso di violenza del film.

    Un film noioso, troppo lungo, poco divertente e privo di spunti che denota la volontà della produzione di rinverdire un franchise per il grande pubblico piuttosto che rendere omaggio o dare rilettura autoriale al capolavoro di Verhoeven. Era, a onor del vero, un remake difficile ma il risultato è un disastro totale. Questo RoboCop è metà uomo, metà macchina e tutto sbagliato.

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