Agents of S.H.I.E.L.D. 01X13: "Il treno"

Agents of S.H.I.E.L.D. 01X13: “T.R.A.C.K.S.” (USA, 2014)
creato da Joss Whedon, Jed Whedon, Maurissa Tancharoen
episodio diretto da Paul E. Edwards
con Clark Gregg, Brett Dalton, Chloe Bennet, Iain De Caestecker, Elizabeth Henstridge, Ming-Na Wen

Fra lo scorso episodio di Agents of S.H.I.E.L.D. e questo sono trascorse tre settimane. Per il prossimo dovremo aspettarne quattro. Ora, io capisco i problemi di programmazione, la stagione che era partita alla chissà come va e poi è stata promossa a ventidue episodi, la pausa natalizia, i play-off NFL e il Super Bowl da schivare, il ginocchio che fa contatto col gomito, la pucchiacchera e la necessità di sincronizzarsi coi film in uscita per organizzare gli incroci (auspicabilmente più interessanti e meno posticci dell’ultima volta), però questa situazione inizia a diventare onestamente pallosa. Soprattutto alla luce del modo in cui la serie sta crescendo di episodio in episodio e iniziando a trovare un suo ritmo, una sua identità, senza contare che ormai sembra essere definitivamente partito lo sviluppo di un racconto “continuo” legato da una puntata all’altra e che ci condurrà, presumibilmente, al finale di stagione. O giù di lì. E dobbiamo beccarcelo in questa maniera? Mah.

Comunque, sì, dopo il già ottimo precedente, un altro gran bell’episodio, forse il migliore fino a oggi (“Non che ci volesse molto!”, urla uno spiritosone dall’ultima fila), tanto per costruzione del singolo racconto, quanto per il modo in cui si sviluppano i vari discorsi aperti. Poi, certo, raccontare una storia facendo avanti e indietro per mostrare mano a mano i differenti punti di vista non è esattamente l’idea più nuova del secolo, ma viene sfruttata bene, con una buona costruzione degli eventi, il giusto spazio dato a tutti, un paio di scene d’azione ben coreografate – come accade da un paio di episodi a questa parte e prima col piffero – e degli agenti S.H.I.E.L.D. che stanno finalmente iniziando a comportarsi veramente come dovrebbero: May spacca tutto a livello dei colleghi che si vedono nei vari film, Ward comunque scalcia a dovere e gli altri non si rendono troppo ridicoli, anzi, riescono a dare un senso alla loro presenza. E poi c’è quel solito delirante approccio alla lingua italiana da telefilm medio americano.

L’unico personaggio che continua a sembrare un pochino fuori posto è Skye, un po’ perché son tre episodi che i suoi compagni ci raccontano che sta compiendo meraviglie ma gli sceneggiatori non ne vogliono sapere di mostrarcele, un po’ perché quando se ne va in giro con la pistola ha veramente troppo delle movenze e un atteggiamento fisico da persona che non ha idea di cosa stia facendo. Gli sviluppi nella parte finale dell’episodio, però, sono azzeccati, tanto nella messa in scena, quanto nella forza delle reazioni dei vari protagonisti e nel complesso si vede un bel lavoro sui personaggi, fra May che forse per la prima volta si mostra all’altezza di come ce l’anno descritta e la coppia di nerd che ha delle belle interazioni. Perfino i momenti comici sono quasi tutti azzeccati! E in più si dissolve, esattamente come m’ero immaginato due puntate fa, il mistero su quale personaggio dei fumetti sia Mike Peterson, in una maniera che trovo azzeccata e promettente.

Più in generale, sembra davvero che le promesse fatte dai produttori non fossero tentativi di depistaggio e che sia in atto un serio tentativo di correggere la rotta, trasformare maggiormente la serie in una specie di laboratorio in cui proporre rielaborazioni del sottobosco “minore” dell’universo Marvel e, nel contempo, lavorare in maniera più spinta sullo sviluppo orizzontale del racconto. Insomma, bene. In più,
la settimana prossimail mese prossimo arriva Bill Paxton a spaccare culi pure lui e, insomma, voglio davvero crederci. Me la sento. Mi fido. Sbaglio?

Dimenticavo: simpatico anche l’accenno a quella mezza fetenzia de L’incredibile Hulk, messo lì in maniera non particolarmente forzata, anche se comunque a solo uso e consumo di chi è abbastanza geek.

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