The Walking Dead – Stagione 3

The Walking Dead – Season 3 (USA, 2012/2013)
con le mani in pasta di Glen Mazzara, Scott Gimple e Robert Kirkman
con Andrew Lincoln, David Morrissey, Laurie Holden, Norman Reedus, Michael Rooker, Danai Gurira, Scott Wilson, Chandler Riggs, Steven Yeun, Lauren Cohan Melissa McBride

Anche quest’anno (o, meglio, l’anno scorso) mi sono sparato l’ormai tradizionale maratona-flebo-catetere in Blu-ray della stagione “precedente” di The Walking Dead. Perché mi piace guardare le serie “in botta”, mi danno ai nervi i lati negativi del seguirle settimana per settimana, ma in questo (e in quell’altro) caso lo faccio per poterne scrivere e chiacchierare, e quindi poi recupero. Ma anche perché la qualità audiovisiva della trasmissione televisiva non mi soddisfa e allora poi voglio il Blu-ray. E perché poi, alla fine, nel riguardarla in binge watching, il tasso di gradimento mi sale sempre parecchio, e quindi perché no? È bello riguardare una cosa e gradirla ancora di più rispetto alla prima volta, no? In questo caso, fra l’altro, come in quello della prima stagione, sono riuscito a recuperare il cofano Blu-ray in tempo per spararmi la maratona subito prima di attaccare con l’annata successiva, mentre l’anno scorso ero stato costretto a fare la maratona durante la pausa invernale. E invece a ‘sto giro mi sono piazzato lì, attorno al weekend in cui veniva trasmesso il primo episodio della quarta stagione, e mi sono fatto la full immersion. Di cui scrivo solo adesso perché whatever.

E dunque? Beh, e dunque, innanzitutto, la prima sensazione che ho provato era di stupore forte. Perché caspita, se col passare del tempo, delle settimane, degli episodi meno azzeccati, ci si dimentica di quanto siano invece belli quelli più riusciti, di che picchi la serie riesca a toccare. L’avvio della terza stagione di The Walking Dead, ancor di più se guardato a raffica, è splendido. I primi quattro episodi sono tesi, appassionanti, pieni di piccole idee: quell’avvio forte, col prologo silenzioso che riassume senza una singola parola tutto quel che è accaduto dietro le quinte e le regole della lotta per la sopravvivenza, poi la presa della prigione con quella serie di avvenimenti a raffica e quel finale così azzeccato, quindi lo stacco netto e l’introduzione di Woodbury con un Governatore subito fuori di cotenna e infine di nuovo nell’azione con, dopo appena quattro episodi, subito le prime due morti importanti dell’anno. In tre ore succede di tutto.

Da lì in poi, sicuramente, la serie cala e ha i suoi episodi più o meno riusciti, con alti e bassi ma, come al solito, nella visione a trenino guadagna parecchio, per vari motivi. La questione principale sta nel fatto che, almeno a impressione mia, The Walking Dead, perlomeno in questa terza stagione, non è costruito benissimo per una visione spezzettata e ha un incedere molto più da racconto unico che si sviluppa tutto in fila. Certo, i singoli episodi hanno una loro struttura drammatica classica e i classici cliffhanger, ma in quell’ottica mi sembrano comunque costruiti in maniera un po’ impacciata. E la cosa si lega molto anche alla forma del racconto. La visione in botta tende ad essere esperienza meravigliosa per qualsiasi serie, però ce ne sono diverse che comunque funzionano benissimo se viste nell’arco di settimane, mesi, e magari perdono addirittura qualcosa a livello tematico, se “strizzate”. Un Friday Night Lights, in fondo, ruota attorno alla partita settimanale, un X-Files gioca tantissimo sul portare avanti i propri misteri per anni e anni, in maniera volutamente sfiancante, altre serie ancora sono palesemente costruite sulla ripetizione settimanale di un modello che, alla visione scarriolata tuttinfila, emerge in maniera un po’ troppo brutale.

A guardare in botta la terza stagione di The Walking Dead, invece, c’è solo da guadagnarci. Improvvisamente, ti rendi molto più conto del fatto che un racconto che era sembrato trascinarsi stancamente per mesi si sviluppa in realtà nel giro di appena qualche giorno ed ecco che tanti aspetti risultano magicamente molto più sensati ed equilibrati. La struttura si fa più organica, l’episodio che visto in mezzo a due settimane di attesa risultava palloso e superfluo riempitivo si trasforma in pezzetto di racconto ben contestualizzato, l’evoluzione del Governatore sembra molto meno trascinata e ben più coerente, perché tratteggia un personaggio già fuori di cotenna in partenza e che sbrocca all’improvviso di fronte alla perdita istantanea di potere e controllo. Di più: la messa in scena di certi momenti action m’è parsa meno pezzente, magari perché, nelle ore di visione senza infilarci in mezzo film multimilionari al cinema, resto immerso nel taglio visivo comunque coerente della serie. O magari perché il Blu-ray fa quest’effetto, per carità. E ancora, spicca molto meno la gestione pasticciata di certe morti minori, perché il peso dei personaggi, anche secondari, appare meglio equilibrato. Il processo di rincretinimento e redenzione di Rick appare, anch’esso, meno tirato per le lunghe, più sensato in relazione agli eventi… migliora perfino Andrea!

 
Certo, il suo rimane un personaggio un po’ idiota, ma nel seguire in breve tempo eventi che si svolgono in pochi giorni, alla fin fine, vedi una donna presa nel mezzo, trascinata in tutte le direzioni, preda di contaballe da campionato e della difficoltà del provare a far funzionare le cose senza rompere nulla. Fa girare molto meno le scatole, insomma, anche se non riesce a uscire dallo stereotipo del personaggio femminile insopportabile che non può mancare in qualsiasi serie TV americana. E se arriva perfino a farmi rivalutare almeno in parte lo sviluppo del personaggio di Andrea, beh, vuol dire proprio che ho fatto bene, a riguardarmela tutta in fila, ‘sta stagione.

Ho finito di recuperare i film dei festival, adesso sto recuperando qualche bozza che m’ero lasciato indietro a cavallo della fine dell’anno. Non mi va di lasciare troppo sporco in giro.

6 pensieri riguardo “The Walking Dead – Stagione 3”

  1. Pensa che invece la quarta è forse la prima che mi convince anche nei singoli episodi di settimana in settimana, tolti magari i due del Governatore che mi sono sembrati un po' tirati via.

    Il problema della quarta, almeno di questa prima metà, per come la vedo io, è che alla fine è stata un girare intorno per tornare a dove eravamo rimasti alla fine della terza…

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  2. perchè i film sono sempre più pg(su tutti i remake carrie, robocop, atto di forza) e le seire tv sempre più violente?(in alcune fanno anche gli orgioni come spartacus e va in prima serata su cielo )Non ha senso.

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  3. Perché le TV via cavo possono sostanzialmente fare quel che vogliono, sono spazi “chiusi” dal pubblico ben preciso. Al cinema, invece, c'è il problema dei rating, che non sono divieti in senso stretto, ma comunque limitano la distribuzione e, conseguentemente, il potenziale pubblico. Aggiungici che il pubblico pre-adolescenziale rappresenta bene o male il target principale della maggior parte dei film su cui vengono investiti molti soldi e il quadro è più o meno completo. Poi ovviamente sto anche un po' semplificando, ma mi sembra che il riassunto bene o male sia questo.

    Poi, a monte, c'è anche il fatto che il sistema di rating è in un certo senso regredito, diventando un po' più bigotto di quanto non fosse a cavallo fra anni Ottanta e Novanta: se guardi i film di quel periodo, è abbastanza netto che, a parità di target, potevano permettersi ben di più in termini di violenza, linguaggio e contenuti sessuali. Beverly Hills Cop era una commedia e c'aveva i morti ammazzati a pistolettate in faccia, oggi i film d'azione son pieni di pistole che uccidono persone magicamente, senza bucarle.

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  4. Facile: se ne sono andati dalla prigione al termine dell'ottavo episodio, vale a dire una puntata che, se le cambi due virgole, puoi tranquillamente mettere alla fine della scorsa stagione e non se ne accorge nessuno. Nel mezzo, sette puntate usate solo per far succedere due cose in croce (mandar via Carol e dare due minuti di numero a Tyreese), inseguire presunti sviluppi che non sviluppano nulla (un episodio, pure bello, eh, ma per dirci cose su Hershel che già sapevamo e addirittura due episodi per fare lo stesso col Governatore) e, per il resto, tornare esattamente dove stavamo un anno fa, allo scontro frontale. C'era davvero bisogno di vederne due diversi? Cacchio, l'unico personaggio che davvero è un po' cambiato è Carl e l'ha fatto dietro le quinte, fra una stagione e l'altra! 😀

    Questo, intendo, quando dico che s'è girato in tondo. Poi a me la prigione non dispiaceva, la malattia m'è sembrata uno spunto sfizioso, anche se non sviluppato fino in fondo, e gli episodi in sé li ho comunque trovati gradevoli (un paio proprio belli), ma che si sia sostanzialmente girato in tondo per mesi mi pare difficile da discutere.

    Il punto è che siamo arrivati adesso dove dovevamo stare otto episodi fa. Mi spiego? 🙂

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