The Wicker Man – Final Cut

The Wicker Man – Final Cut (GB, 1973/2013)
di Robin Hardy
con Edward Woodward, Britt Ekland, Diane Cilento, Ingrid Pitt, Christopher Lee 

Quanta gente sa (o crede di sapere) perfettamente cosa sia The Wicker Man anche se non l’ha mai visto? Io, per dire, fino a un paio di mesi fa, ero esattamente in quella situazione. Del resto, la storia è nota e a portata di Wikipedia, il film di Robin Hardy ha subito tutte le sfighe di questo mondo e di quell’altro, è stato stagliuzzato dalla censura, proiettato poco e male, schivato come la peste in diversi paesi, compresa l’Italia, vuoi per i contenuti sessuali assai espliciti (ben più per l’epoca che per gli standard odierni), vuoi per il modo in cui prende di petto il tema religioso. Ma fosse solo questo… c’è pure il fatto che non si è mai riusciti e mai si riuscirà a mettere assieme un montaggio davvero corrispondente a quel che il regista voleva in origine, dato che i negativi sono finiti al macero per sbaglio, e i vari “cut” emersi negli anni sono stati assemblati mettendo assieme la copia che era stata inviata a Roger Corman, quell’altra finita negli archivi di Harvard e così via. Insomma, un guazzabuglio di sfighe, appunto, che ovviamente ha contribuito allo status di cult assoluto, per un film che comunque, oh, Christopher Lee ritiene il migliore della sua carriera e i britannici considerano fra le cose migliori mai partorite dalla loro industria cinematografica.

Ebbene, l’anno scorso, per celebrare il quarantesimo anniversario del film, è stato distribuito al cinema e nel mercato dell’home video The Wicker Man – Final Cut, un montaggio un po’ più lungo di quello uscito al cinema negli anni Settanta, un po più breve di quello che Robin Hardy avrebbe voluto. In Italia, sia chiaro, non c’è comunque arrivato, ma insomma, meglio che niente. E io oggi provo a parlarne, o comunque a tirar fuori qualche pensiero vagamente coerente al riguardo, perché nell’ultima giornata di Paris International Fantastic Film Festival me l’hanno proiettato e, per la prima volta, mi sono visto, oltretutto nello splendore del grande schermo, questo bizzarro, affascinante, seducente, inquietante film. Sigla.

Come descrivere The Wicker Man? Bella domanda. Un commento letto gironzolando su YouTube mi ha fatto sorridere non poco: “Creepier version of Moonrise Kingdom“. E in effetti, in un certo senso, se pigli e metti i deliri allucinati di Wes Anderson in un mondo più o meno reale di quarant’anni fa, è probabile che il risultato sia qualcosa di angosciante e dal non troppo lieto fine come The Wicker Man. Ma partiamo dalle basi: il film racconta di Neil Howie, un sergente di polizia che si reca sull’isola scozzese di Summerisle, isolata dal mondo e raggiungibile più o meno comodamente solo a bordo di un piccolo aereo, per investigare sulla scomparsa di una ragazzina. Howie si trova a dover combatte l’ostracismo della comunità locale, all’apparenza assolutamente gentile e disponibile ma decisa a non svelare i propri segreti, e a veder cozzare le proprie convinzioni contro le credenze locali. Howie è infatti un cristiano devoto, che – precisazione, vi garantisco, non accessoria – rifiuta il sesso fuori dal matrimonio e ha qualche problema ad accettare i riti pagani praticati in quel di Summerisle, fra pratiche sessuali assortite in luoghi pubblici, idoli fallici adorati dai bambini della scuola locale e strane tecniche mediche legate ad utilizzi bizzarri (ma non sessuali, eh!) degli animali.

Da queste premesse già sufficientemente stralunate, si sviluppa un film in continuo movimento fra un genere e l’altro, che parte come vero e proprio giallo investigativo ma pian piano sfocia sempre più verso il delirio horror, subdolo e inquietante, capace davvero di trasformarsi, immergendo il protagonista e lo spettatore, mano nella mano, in un tunnel senza uscita. E in più, ogni tanto, l’investigazione si mette in pausa e scatta il musical, surreale, evocativo e fondamentale nel costruire quell’atmosfera di disagio progressivo e di scivolamento verso il disastro. Ma il bello di questo incremento graduale sta anche nel modo in cui si scombinano le prospettive. Nei minuti iniziali del film si è incuriositi dalle vicende e si capisce subito che i locali, per quanto amichevoli, nascondono qualcosa, ma il primo istinto, abbastanza inevitabile, è di fastidio per il poliziotto un po’ bigotto e presuntuoso. Mano a mano che il film avanza, però, grazie soprattutto alla grande interpretazione di Edward Woodward e, in generale, al suo non essere tratteggiato in maniera caricaturale, alla forza realistica del personaggio, si scivola nei suoi panni e ci si immedesima nella lotta disperata di un uomo che vuole fare la cosa giusta e si trova a lottare per le proprie convinzioni. Intanto, la comunità di pacifici abitanti locali, che in fondo fa simpatia anche per quell’approccio così naturale al sesso, diventa sempre più inquietante e oppressiva.

Non so ovviamente come potesse essere nel 1973 e posso solo provare a immagine che razza di effetto facesse per uno spettatore di quegli anni, ma anche a guardarlo oggi, The Wicker Man conserva un fascino e una potenza fuori scala. Certo, a tratti è un po’ sconclusionato, e per ogni grandissima prova degli attori principali c’è un interprete di secondo piano che pare pescato per strada. Britt Ekland è una bomba sexy dalla fisicità bestiale, quindi perfetta per il personaggio, ma quando parla non si può ascoltare. In più, le scene aggiunte della Final Cut, per quanto intriganti e in almeno in un paio di casi molto efficaci nel contribuire al crescendo di delirio, hanno il classico problema di operazioni del genere: si integrano male, spiccano lontano un miglio e tirano un po’ fuori dal film (tant’è che le ho riconosciute tutte pur non avendolo mai visto prima). Ma alla fine, come tanti altri splendidi film, The Wicker Man funziona nonostante, anzi, proprio anche grazie a questa sua natura contorta e imperfetta, oltre che per la forza con cui mette in scena la sua critica brutale alle forme di controllo religioso (che poi è probabilmente fra i motivi che ne hanno impedito la distribuzione italiana). Magari non riesci a immergertici dal primo istante, ma pian piano, senza accorgertene, ti ritrovi rapito, condotto per mano in un mondo assurdo e al tempo stesso credibile, vicino e tragicamente possibile, preda dei pugni nello stomaco che arrivano implacabili e di quel finale così forte.

L’edizione per il quarantennale di The Wicker Man è disponibile sia su DVD, in quattro dischi, sia su Blu-ray, in tre dischi. In entrambi casi sono contenute la versione originale del film e questo Final Cut, oltre ovviamente a tutta una serie di extra. Un’edizione italiana, a occhio, ce la possiamo scordare. Oh, poi, vai a sapere.

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