Creepshow

Creepshow (USA, 2013)
di George A. Romero
con Hal Holbrook, Leslie Nielsen, Adrienne Barbeau e un sacco di altra gente

Era l’ormai lontano 23 novembre 2013. Un sabato. Stavo frequentando il Paris Fantastic Film Festival in quel del Gaumont Opéra di Parigi, un grosso multisala in centro che si permette di riservare per una settimana intera la sua seconda sala più grossa (ma grossa, eh!) a un festiva del fantastico. Dopo averci riflettuto per qualche giorno, avevo deciso di affrontare l’avventura della Notte Stephen King. La mia serata cinematografica s’era aperta alle 19:00, con la visione dell’ottimo Cheap Thrills. Poi un salto fuori a mangiare un hamburger e quindi dentro, ché la nottata cominciava alle 22:00. E cominciava da schifo, con la proiezione del remake di Carrie, in anteprima, usato come pretesto per organizzare la nottata. Nottata che, però, sarebbe proseguita con Creepshow, Pet Sematary e Christine. Che, insomma, non saranno magari tre capolavori, non sono nemmeno fra i migliori film più o meno legati a Stephen King, ma cacchio se mi ci sono rifatto la bocca. Senza contare che non li avevo mai visti al cinema e farlo in una sala di quello spessore, beh, è stata una bella esperienza.

Io al termine della Notte Stephen King.

Nel riguardarmi Creepshow dopo tanti anni dall’ultima volta, mi sono reso conto di due cose. La prima è che da piccolo devo averlo visto davvero tante volte in TV, perché mi ricordavo quasi alla perfezione ogni singola scena. La seconda è che si tratta ancora oggi di un film delizioso. Certo, è invecchiato nell’estetica e negli effetti speciali, ma in quella maniera comunque ben più dignitosa, rispetto a tanto computer degli anni Novanta, in cui invecchia il cinema fisico degli anni Ottanta. E sì, è un film scemotto, sopra le righe, ingenuo, ma all’insegna di uno spirito di fiero, sincero, irresistibile amore per quel che racconta e ciò che sta omaggiando. Ed è per questo semplicemente adorabile.

L’esplosione d’ammore veniva dalle mani e dalle capocce di George Romero (regia), Stephen King (sceneggiatura) e Tom Savini (effetti speciali). Tre mostri di bravura nel fiore degli anni, che avevano deciso di mettere su pellicola la sana passione maturata in gioventù per le pubblicazioni horror EC, esplose all’improvviso negli anni Cinquanta per scardinare dall’interno un mondo dei fumetti adagiato sui purissimi supereroi e sostanzialmente prime responsabili per la nascita del Comics Code Authority. In Creepshow rivive esattamente quello spirito lugubre, sanguinario, ma anche carico di humour nero e malinconia, oltre che permeato da un forte senso morale, pieno di protagonisti infami che si meritano il loro truce destino.

Chiunque veda un po’ di sé in questa foto tiri una riga qua sotto.
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L’omaggio è totale e dichiarato, nelle titolazioni e transizioni in stile fumettoso, nella storia del ragazzino appassionato di fumetti che va a unire fra loro gli episodi del film, nella presenza di uno scheletro a fare da narratore. Ma è in generale l’intero film ad avere un’aria naif da fumetto di vecchissima scuola, ricercata nell’uso dei colori, nella gestione delle inquadrature, nella semplicità e assurdità della scrittura, nella recitazione sempre e costantemente sopra le righe di ogni singolo attore. Ne viene fuori un film surreale e adorabilmente naif, che sulle prime può magari lasciare perplessi per questa sua faccia un po’ caramellata, ma è veramente difficile non prendere in simpatia.

I cinque episodi non sono tutti riusciti allo stesso modo, ma hanno tutti motivi di fascino, e non solo per il cast pieno di facce note. La cassa è forse quello che funziona meglio sul piano dell’inquietudine e delle suggestioni, Alta marea ha dalla sua un’idea di base fulminante, La festa del papà è troppo assurdo per non volergli bene, Strisciano su di te è roba da non far dormire la notte chiunque abbia timore o disgusto degli insetti e La morte solitaria di Jordy Verrill è un piccolo racconto tragicomico, capace di lasciare addosso uno strano senso di malinconia e impreziosito dalla delirante prova d’attore di Stephen King. Tutti assieme formano un oggetto strano, figlio dei suoi tempi e che difficilmente oggi potrebbe nascere alla stessa maniera. Riguardarlo trent’anni dopo – mamma mia, trent’anni dopo, che ansia – è strano, surreale, bello. Farlo al cinema, per la prima volta, è bellissimo.

Per la cronaca, la maratona è iniziata alle 22:00 e si è conclusa alle 7:00. Avevo controllato tutto preoccupato gli orari degli autobus notturni, ma alla fine sono uscito dal cinema che la metropolitana aveva già riaperto. Fra l’altro, la sala era strapiena e davvero in pochi hanno mollato in corsa. Fra un film e l’altro c’era una pausa, durante la quale si creavano la processione al bagno e quella al tavolino dove alcune ragazze distribuivano caffè. Poi afferravano il microfono i due organizzatori che introducevano il film e si ripartiva. Io, lo sottolineo, ce l’ho fatta senza bere un goccio di caffè. Passato il giro di boa delle tre di notte, ho anche smesso di avere sonno. Bello.

2 pensieri riguardo “Creepshow”

  1. Che invidia, una simile maratona è una figata, nonostante Christine come film non mi sia mai piaciuto troppo.
    Pet sematary è un capolavoro e anche questo Creepshow si difende bene (sicuramente molto meglio del secondo, ormai datatissimo), soprattutto per l'effetto nostalgia e quell'assurdo episodio con King! 🙂

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