Il luogo delle ombre

Odd Thomas (USA, 2013)
di Stephen Sommers
con Anton Yelchin, Addison Timlin, Willem Dafoe

Se non ricordo male, una quindicina d’anni fa ho letto per la prima volta un romanzo di Dean Koontz. Si intitolava Intensity, era in un’edizione di quelle piccoline da edicola, sulle stile degli economici a stelle e strisce, che stavano diventando di moda in quel periodo, aveva scritte in copertina le solite robe tipo “A Stephen King è piaciuto un sacco” ed era un thrilleretto. Non ho la minima idea di che cosa raccontasse, ricordo solo una sensazione di “ci sta dentro” e ricordo anche di non aver mai più sentito il bisogno di leggere un romando di Dean Koontz. Non ho quindi mai letto i cinque o sei romanzi della serie di Odd Thomas e, prima di ritrovarmi questo film davanti agli occhi al Fantasy Filmfest, neanche sapevo esistessero. Sapevo in compenso che il film era stato diretto da Stephen Sommers, uno che trovavo molto simpatico quando faceva i film scemotti e un po’ B con Deep Rising e un po’ meno B ma comunque scemotti con La mummia, ma con il quale ho perso affinità quando, verso metà di La mummia – Il ritorno, gli è partito l’embolo degli effetti speciali al computer e ha poi finito per vomitar fuori Van Helsing. E insomma, pur essendo io una fra le quattro persone al mondo che tutto sommato non hanno odiato il suo G.I. Joe, non è che gli dessi più molto credito. Eppure, per qualche motivo, questo Odd Thomas mi incuriosiva. E mi incuriosiva nonostante non avessi mai visto Addison Timlin che si mostrava mezza ignuda in Californication! Pensa te se l’avessi fatto.

Ciao, sono il labbruccio allinsù di Addison Timlin, voglimi bene.

Comunque, non divaghiamo: Odd Thomas è il nome “funzionale” (un po’ come il famoso calciatore Felice Evacuo, o come quelle battutacce da quarta elementare tipo Gustavo La Pizza e Yokopoko Mayoko) del protagonista di una serie di romanzi per ragazzi del Koontz, da cui Sommers ha tratto un film pseudo horror, pseudo thriller, pseudo agiografia del posteriore di Addison Timlin, ma soprattutto innocuetto, con qualche brividino, ma fondamentalmente per ragazzi pure lui. Thomas ha il potere di vedere i morti male che sono rimasti legati al pianeta Terra e che gli chiedono di improvvisarsi Topolino, risolvere i misteri dei loro omicidi e consegnare i responsabili al capo della polizia, una specie di incapace commissario Basettoni interpretato da Willem Dafoe, in un raro caso di ruolo che potrebbe rivelarsi a sorpresa quello del cattivo e invece non lo fa. Inoltre, Oddie vive in una soleggiata cittadina californiana che pare il reboot della Sunnydale di Buffy l’ammazzavampiri, per la quantità di sfighe soprannaturali che vi si verificano, manco fosse posizionata su una hellmouth. Tant’è che Thomas non vede solo i morti, ma anche altre creature bizzarre che portano disgrazia dovunque vadano, più o meno come noi milanesi ci portiamo dietro nebbia e pioggia. In tutto questo, Tommy, che di giorno lavora preparando pancake al diner locale, ha come aiutante, nonché fidanzata, nonché amore della sua vita, nonché una delle poche persone che conoscono la sua reale identità di slayer indagatore dell’incubo quello che vede la gente morta, nonché indossatrice di jeans corti aderenti che ti fanno innamorare al primo sguardo, Addison Timlin.

Sono molto triste, stringimi forte.

E alla fine quel che ne viene fuori è proprio una storiellina in stile Joss Whedon dei bei tempi, con un po’ di pacchianerie, qualche demone, mostri assortiti, misteri da svelare, brividi si fa per dire, ma poi di fondo quasi tutta incentrata sulle battutone, l’umorismo assortito e il melodramma dei protagonisti, tutti impegnati in una tenera storia d’amore che c’ha un po’ la sfiga addosso perché la presenza di morti viventi tende a far rischiare la vita. Ci sono un po’ di colpi di scena e tutto sommato non tutti sono telefonatissimi, in un paio di occasioni il Sommers tira perfino fuori qualche idea e, sì, c’è il solito tripudio di effetti speciali gommosi al computer totalmente privi di fisicità e mosci nell’interazione con gli attori, ma, per qualche motivo, sembra cozzare meno del solito col tono del film. Al di là di questo, Odd Thomas funziona, se funziona, e non è detto che funzioni, ma per me ha abbastanza funzionato, più che altro per i protagonisti. Il Dafoe non fa molto più che incassare l’assegno, e OK, ma il film è popolato da piccoli caratteristi di passaggio che fanno colore e la coppia di protagonisti fa abbondantemente il suo dovere.

Sì, così, stringimi, con la borsa in mano.

Anton Yelchin è proprio un simpaticone, già lo si sapeva, e alla fine il ruolo di quello un po’ strano, tutto matto, ma adorabile e buono nell’animo, che non riesce a fare a meno di aiutare la gente anche quando non sarebbero fatti suoi, gli calza a pennello. Poi c’ha il fisicaccio, che fa sempre il suo ed è narrativamente giustificato dal fatto che Tommaso ha deciso di tenersi in allenamento, visto che trascorre tutto il suo tempo libero combattendo criminali e creature bizzarre. Tanto più che, ehi, dovrai ben essere quantomeno di bell’aspetto, se vuoi convincerci che, pur essendo mezzo matto e costantemente alle prese con i morti viventi, c’è Addison Timlin perdutamente innamorata di te. E poi, appunto, c’è Addison Timlin, che è tutta simpatichina, col labbruccio imbronciato e perfetta nel ruolo di quella che deve fare la fidanzatina innamorata ma un po’ smartass, col jeans aderente, la camminata tutta sexy e una mezz’ora finale da damigella in pericolo. Apposto.

Stringimi, mangiamo il gelato assieme.

Quel che impedisce a Odd Thomas di essere veramente bello è il tono non completamente azzeccato. Vorrebbe essere simpatico, sbarazzino, ma anche ganzo, pieno di battute autoconsapevoli e con la sua voce narrante che rompe il quarto muro in stile Ferris Bueller. A tratti la cosa funziona, per brevi tratti perfino molto bene, ma ci sono parecchi momenti in cui dà sul serio l’impressione di sforzarsi troppo, ben più del dovuto, e assume quell’aria da bambino con la faccia tutta gonfia e paonazza che spinge, spinge, spinge e poi gli esce la puzzetta. Nonostante questo, però, e mi rendo conto che è anche un po’ una faccenda di gusti e sensibilità personale, non sono riuscito a volergli male. Anzi, ‘sto Odd Thomas m’è proprio risultato simpatico, gradevole e divertente, senza contare che ha un finale sì abbastanza prevedibile, ma tutto sommato neanche scontatissimo, in questo genere di produzione, con un taglio melodrammatico che mi alza il tasso di simpatia. Insomma, lo consiglio? Non lo so. Però, se in questo post c’avete letto qualcosa che vi intriga, potete dargli una chance.

L’ho visto a settembre, in lingua originale, al Fantasy Filmfest di Monaco della Baviera. Non è che sia esattamente un film dalla grande scrittura, però la voce stramba di Yelchin e quella tutta sexy della Timlin meritano e, in generale, mi sembra proprio il classico film che viene trattato maluccio negli adattamenti. In linea teorica, il film doveva uscire un po’ dappertutto quest’anno, compresa l’Italia, ma sono scoppiati dei bubboni dietro le quinte e, tolta l’uscita in DVD in Ungheria, pare tutto rimandato all’anno prossimo. Boh?

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