Haunter

Haunter (USA, 2013)
di Vincenzo Natali
con Abigail Breslin

Dunque, fra una cosa e l’altra, ho avuto tre mesi pieni di tempo per pensarci, eppure non so ancora bene come scrivere di Haunter, soprattutto considerando che nel frattempo, se IMDB non mente, il film è uscito solo in qualche pezzetto degli USA e in Polonia (wut?), chissà quando arriverà dalle nostre parti e probabilmente mi leggeranno molte persone che non l’hanno visto. Il problema è che la maggior parte del divertimento nel guardare Haunter sta nell’andarlo a vedere come ho fatto io: senza saperne nulla, se non che il regista è Vincenzo Natali e che si intitola Haunter, quindi, presumibilmente, ci sarà di mezzo una qualche forma di possessione. Così, in linea di massima, ci si diverte. Mi sento addirittura di sconsigliare la visione del trailer, che però piazzo qua sotto per voglia d’indurre in tentazione: non è particolarmente spoileroso, ma insomma, comunque svela cose che per me è stato divertente scoprire guardando il film. Quindi, se quanto scritto fino a qui, per qualche motivo, vi intriga, smettete di leggere, non mi offendo. Se invece ve ne fregate degli spoiler e/o avete già visto il film, proseguite pure. Segue un secondo paragrafo in cui non faccio spoiler ma elargisco qualche dettaglio in più sulla produzione e sulla natura del film.

Alla regia, l’ho detto, c’è Vincenzo Natali, che è un po’ l’emblema del regista che bene o male tira sempre fuori film pieni di spunti interessanti, originali in molti aspetti, magari divertenti per la struttura su cui si basano, ma che non riescono a convincermi fino in fondo, anche se poi c’è chi li adora. Ecco, vale anche per Haunter, che fra l’altro ha per protagonista Abigail Breslin, la bambina di Little Miss Sunshine a cui avrei molto volentieri tirato una vangata sui denti e che con Benvenuti a Zombieland s’è poi riscoperta attricetta da film horror. La storia ruota tutta attorno a lei seguendo una struttura che gente migliore di me probabilmente identificherebbe come “a scatole cinesi” e che proprio per questo rende un po’ difficile parlarne senza rovinarne la visione. Qualche colpo di scena è prevedibile, qualcun altro un po’ meno, in generale il punto sta anche nel fatto che, almeno per un po’, il giochetto funziona, perché ti fa adagiare su una rivelazione, ti suggerisce che hai capito tutto e poi prova a coglierti di sorpresa, dando vita a un film che non rallenta mai e fa anzi capitare cose a getto continuo, risultando appassionante nonostante l’atmosfera di reale tensione si sciolga relativamente in fretta. Quando poi la struttura diventa troppo palese, Natali e i suoi fidi sceneggiatori finiscono di scoprire le carte ed esplode il casotto finale, che ha il gran sapore pacchiano da finale catartico stile horror medio anni Ottanta/Novanta, pur non rinunciando  completamente a una certa forma di malinconia di fondo.. Non è, insomma, un film in cui te la fai sotto dall’inizio alla fine. E, di fondo, gran parte del riuscire a godersi o meno Haunter sta anche lì, nel riuscire (o meno) ad apprezzare il modo in cui Natali getta nella fornace ogni pretesa di delicatezza e sbraca, buttandola in caciara. Io, nel complesso, mi sono divertito, anche se ammetto che il tripudio di pacchiano finale mi ha un po’ fatto “uscire” dal film. Segue – dopo il trailer – un terzo paragrafo in cui mi concedo qualche spoiler ma, insomma, anche meno di quel che si vede nel trailer.

In pratica, il film inizia, tu sei lì che lo guardi e pensi “Ah, ho capito, è come in quell’altro film là”, ma prima ancora di essere riuscito a completare il pensiero, ecco che Natali ti cambia le carte in tavola. E allora subito ti ritrovi a pensare “AAAAAHHHH, hai capito, sta mescolando le cose, è ANCHE come quell’altro film là! T’ho sgamato, hai provato a fregar… ” ed ecco che di nuovo si aggiungono elementi e situazioni. A quel punto, ti ritrovi che “Hahahahaha, ma grande, aspetta, quindi adesso succede che… ” e lì si entra più o meno nella situazione in cui le carte iniziano ad essere tutte belle scoperte sul tavolo, la Breslin smette sostanzialmente di investigare sulla natura del suo destino e viene chiaramente identificato il problema della situazione, da affrontare nella totalmente sbroccata parte finale di film. A quel punto, il pensiero dominante è “ROTFL, OK” e ti limiti a divertirti con quel che succede davanti ai tuoi occhi. Più o meno. Segue un quarto paragrafo in cui SPOILER.

All’inizio, si vede fin dal trailer, è Ricomincio da capo, con però un mezzo retrogusto da casa infestata. Poi, però, e questo il trailer lo suggerisce ma non lo dice chiaramente, ti rendi conto che siamo anche in The Others. Dopodiché scoppia il bordello e, come il trailer mostra in abbondanza, ci si ritrova con Stephen McHattie che interpreta il diabolico cattivone un po’ in stile Freddy Krueger, con la faccia brutta, onnipotente, pressoché inarrestabile, e diventa per l’appunto tutto un pacchianotto – ma divertente, oserei dire appassionante – cercare di fermarne le azioni, fino al catartico scontro finale. Magari io ho vissuto la cosa in maniera più spiazzante del dovuto perché sono arrivato al cinema totalmente vergine, quindi non sapevo cosa attendermi, ma per quanto mi riguarda, la formula un po’ alla René Ferretti funziona complessivamente bene, nonostante qualche passo falso, e il film merita. Insomma, whatever.

L’ho visto a settembre al Fantasy Filmfest di Monaco della Baviera. Come dicevo là sopra, al momento, potete recuperarlo in Polonia. O giù di lì.

5 pensieri riguardo “Haunter”

  1. …..e perché avresti dato una vangata sui denti alla bambina di miss little sunshine?!?
    È stato forse il film migliore del anno in cui usci….ad averne di pellicole così piene di humor, inventiva, trovate….. La bimba era perfetta (nella sua imperfezione) per la parte!

    Mi piace

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