The Human Race

The Human Race (USA, 2013)
di Paul Hough
con Paul McCarthy-Boyington, Eddie McGee, Trista Robinson

Nel leggere la premessa alla base di The Human Race, è difficile non farsi venire in mente La lunga marcia, quel vecchio delizioso romanzo che Stephen King aveva firmato con lo pseudonimo di Richard Bachman. Anche qua, infatti, si racconta che s’affronta in una gara di corsa, su un circuito prestabilito, nella quale infrangere le regole porta all’eliminazione fisica. In realtà, poi, la sostanza della situazione è abbastanza diversa e Paul Hough ci infila dentro anche un po’ di Battle Royale, con la gente selezionata in giro e sbattuta a forza in un’arena che diventa presto teatro di un conflitto brutale, alimentato dalla natura stessa delle regole, e un po’ di fantascienza, dato che il funzionamento del tutto si basa su trovate non proprio delle più ancorate alla realtà. Il risultato è un frullatone che a modo suo riesce ad essere quasi originale e che dà vita a un filmetto divertente e pieno di spunti azzeccati, pur con tutti i suoi limiti.

In particolare, è apprezzabile la voglia di prendere lo spettatore in contropiede giocando con le aspettative, dalla classica mossa di pasticciare con l’importanza dei personaggi, ammazzandoti magari a sorpresa quello che pensavi sarebbe stato un protagonista, al modo in cui le – infami – regole della competizione vengono pian piano svelate e poi utilizzate per alimentare l’azione e i bagni di sangue. Non c’è nulla di clamorosamente mai visto prima e, anzi, diverse svolte sono abbastanza prevedibili, ma i cliché vengono utilizzati bene e in generale c’è abbastanza da divertirsi, pur nella consapevolezza di star guardando un film d’esordio fatto con quattro soldi, che per altro si vedono tutti nei momenti in cui Hough prova a fare l’ambizioso con gli effetti speciali.

Ma soprattutto, The Human Race è un film onesto, che non si nasconde dietro a un dito e prende di petto il suo essere serie B, senza per questo scivolare nell’autoparodia o nel frullato di citazioni a caso. Sa quel che è e non se ne vergogna. Dopodiché, se funziona, è anche perché il cast è azzeccato. Non ci sono certo interpreti da Oscar, anzi, ma fanno tutti il loro dovere e funzionano. Con menzione d’onore in particolare per Eddie McGee, attore privo di una gamba (gli è stata amputata a undici anni a seguito di un tumore), ovviamente limitato da questo nella sua carriera, ma forte di una grande presenza fisica, grazie alla quale prende abbastanza in fretta il controllo del film e riesce ad esibirsi in due o tre bei momenti d’azione. Il che, considerando che tutto ruota attorno a una corsa, non è certamente male. Fra l’altro, curiosità, scopro oggi, spulciando Wikipedia, che si tratta del vincitore della primissima edizione del Grande Fratello americano.

Ho visto il film al cinema a settembre, al Fantasy Filmfest di Monaco di Baviera. L’uscita negli USA sembra essere prevista per gennaio, ma in generale non mi aspetterei una gran distribuzione in giro per il mondo. D’altra parte è il classico film che ti godi se lo guardi con un pubblico da festival a far casino o con un gruppo di amici armati di pizza e birra. Regolatevi di conseguenza.

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