Agents of S.H.I.E.L.D. 01X08: "Il pozzo"

Agents of S.H.I.E.L.D. 01X08: “The Well” (USA, 2013)
creato da Joss Whedon, Jed Whedon, Maurissa Tancharoen
episodio diretto da Jonathan Frakes
con Clark Gregg, Brett Dalton, Chloe Bennet, Iain De Caestecker, Elizabeth Henstridge, Ming-Na Wen

Ieri sera, mentre guardavo il nuovo episodio di Agents of S.H.I.E.L.D., sono stato improvvisamente colto da illuminazione e mi sono reso conto di cosa realmente m’infastidisce del modo in cui gli sceneggiatori stanno portando avanti i segreti, i segretini e la trama di fondo. Non è il fatto in sé di prendersela comoda, è questo impacciato e fastidioso voler tenere il piede in due scarpe. Mi spiego, prendendola molto alla lontana, come mio solito. Tanto tempo fa, c’era X-Files. Gli episodi erano tutti autoconclusivi, col mostro della settimana. Ogni tanto saltava fuori la singola puntata, o la coppia di puntate (o il tris, magari col film di mezzo) dedicata alla “mitologia”, in cui si portavano avanti le faccende, per poi tornare agli episodi singoli. Era una formula ben definita, all’epoca funzionava così (bene o male, ricordo una struttura simile anche per Star Trek: The Next Generation).

Col passare degli anni, le cose si sono fatte più sfumate, si è iniziato a sperimentare con la serialità. Penso per esempio alla guerra durata tanti episodi di Star Trek: Deep Space Nine. Penso a Buffy l’ammazzavampiri, in cui ogni episodio era autoconclusivo ma portava anche avanti in maniera organica il racconto. E poi arriva Lost, arriva la storia raccontata in maniera ininterrotta da una puntata all’altra, seppur mantenendo sempre una struttura ciclica degli episodi. Tutti questi, sia chiaro, sono solo i primi esempi che mi sono venuti in mente di serie di alto profilo che hanno fatto queste cose, non mi interessa star qui a discutere su chi le abbia fatte per primo. Il punto è che tutte queste serie, pur magari sperimentando e commettendo errori, avevano una direzione chiara, sapevano quel che stavano facendo. Agents of S.H.I.E.L.D. mi sembra invece andare davvero troppo a tentoni e soprattutto mi sembra stare facendolo in maniera furbetta e poco convinta. Il problema non è costituito dagli episodi autoconclusivi, il problema è che all’interno degli episodi autoconclusivi fai finta di stare portando avanti anche una trama di fondo, ma lo fai mostrandomi ogni volta una scorreggia da due minuti che non dice sostanzialmente nulla. Ecco, questo, per me, ha il sapore della presa per il culo. Poi, per carità, è dichiarato che si tratta di una cosa in larga parte figlia dell’essere partiti senza sapere di che morte sarebbero morti e che da metà stagione in poi, ora che sono stati confermati i ventidue episodi, le cose dovrebbero decollare, però, eh, che palle.

 L’ho già detto che le serie da 22 episodi, secondo me, sono sempre un errore? La foto non c’entra nulla.

Il succo di tutto ‘sto pippone sta nel fatto che è bello vedere lo sforzo per cominciare a introdurre qualche elemento in più sui personaggi, fra l’episodio incentrato quasi completamente su Ward, l’accenno a una vita fuori dallo S.H.I.E.L.D. per i due nerd, l’ammiccare a cose nel passato di May, ma, per la miseria, che modo stressante e stitico di trattare le cose. Praticamente tutta la puntata ruota attorno al fatto che Ward sbrocca e ripensa a un suo trauma infantile, però comunque non ce lo spiegano, ci buttano lì un po’ di immagini a caso pescate dagli scarti della batcaverna di Christian Bale e si chiude ancora sul non detto, su chissà quale incredibile segreto MACHEPPALLE! E poi, inevitabilmente, ci sono anche i due secondi di questa settimana su Tahiti e su Coulson che sta sbroccando. La prossima settimana avremo l’episodio dedicato a May e a raccontare cinque minuti del suo passato, poi tre secondi di Tahiti, Simmons telefona a sua zia, tanti saluti. Bah.

Al di là di queste considerazioni, l’episodio in sé è anche gradevole, ha un paio di gag azzeccate (ma anche un paio di battute che si sforzano davvero troppo), parla un po’ di universo Marvel in senso ampio e mette in scena un personaggio asgardiano. Che, di fondo, anche se non fa praticamente nulla dall’inizio alla fine, quantomeno riesce a dare più del solito la sensazione di star guardando un telefilm basato su un universo fumettistico pieno di divinità, alieni e cose bizzarre e potentissime. In più l’attore che lo interpreta è bravo come al solito e l’accenno al fatto che non conosce Thor è simpatico, dai. Peccato solo che tutta la fanfara sul primo crossover con un film Marvel sia stata una gran presa per i fondelli figlia del marketing.

Di fatto, il cuore dell’episodio non ha nulla a che vedere col film, anche se si parla di Asgard e si cita velocemente il nuovo status di Thor. Il caso della settimana ruota attorno a una reliquia sepolta da un millennio e non affronta minimamente le conseguenze di quanto avvenuto al cinema. L’unico vero “incastro” sta nel prologo britannico, anche simpatico, ma con una gran puzza di posticcio e appiccicato, tant’è che guardacaso la parte prima dei titoli è chiaramente spezzata in due sezioni. Il paradosso, poi, è che se non se la fossero menata tanto con “Ehi, arriva il crossover!” sarebbe magari stata una piacevole sorpresa, ma partendo da quella base diventa difficile non sentirsi un po’ presi per i fondelli. Ma insomma, son dettagli.

Ma poi, quando arrivano a metà stagione, fanno la pausa invernale o che?

2 pensieri riguardo “Agents of S.H.I.E.L.D. 01X08: "Il pozzo"”

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