Questione di tempo

About Time (GB, 2013)
di Richard Curtis
con Domhnall Gleeson, Rachel McAdams, Bill Nighy

Oggi torniamo a parlare di quella subdola pratica dei trailer ingannevoli. Tanto ingannevoli? Poco? Volontariamente? Vai a sapere. Il punto, però, è che ogni tanto uno va a vedersi un film aspettandosi quel che si vede nel trailer e trovandosi poi davanti qualcosa di un po’ diverso. Osserviamo, nello specifico, il trailer di About Time. Anzi, facciamo due, per non sbagliare.

Ora, dopo aver visto il primo trailer, e maggior ragione dopo aver visto il secondo ogni santa volta che sono andato al cinema nelle scorse settimane, io mi aspettavo una specie di versione zuccherosa e un po’ più brit di Ricomincio da capo. Sbagliavo? Può essere. E invece? E invece, a voler essere superficiali, l’ultimo film di Richard Curtis è in effetti una versione sconsigliata ai diabetici di quel film là con Bill Murray e le marmotte, ma in realtà va abbastanza a parare altrove e punta molto meno sul lato comico della faccenda. Le scene mostrate nei trailer sono bene o male le uniche (o giù di lì) che giocano davvero sul lato comico del viaggiare nel tempo e oltretutto nel film sono pure state accorciate, con meno “esperimenti”. Quindi, insomma, si ride decisamente meno di quanto i trailer facciano pensare. È un problema? Beh, innanzitutto dipende anche un po’ da quel che uno s’aspetta di vedere, ma no, non è un problema, così come non è un problema – anzi! – il fatto di non ritrovarsi davanti a una copia tutta brit di quell’altro film là, perché le fotocopie non piacciono a nessuno, no?

Intendiamoci, per quanto agrodolce, Questione di tempo è sicuramente una commedia, ma è anche una commedia che, pur abbracciando senza pudore il suo essere romantica e zuccherosa, sfugge abbastanza a tanti stereotipi e snodi narrativi “obbligatori” del genere, è scritta più che bene nel dare un senso ai personaggi e a quel che dicono e di fondo, pur avendo al centro del racconto una storia d’amore e i viaggi nel tempo, parla soprattutto della crescita personale del protagonista e del suo rapporto col padre (e col proprio diventare padre). Quello che sembra un tema sullo sfondo diventa in realtà molto velocemente la colonna portante del film e là dove ti aspetteresti il canonico momento drammatico che mette in crisi la situazione di coppia, si va improvvisamente a parare da tutt’altra parte. Il risultato è quindi un bel racconto di crescita e una bella storia di legame forte fra genitori e figli, che dietro alle risatine sceme e al soggetto assurdo nasconde temi dalla carica emotiva potente e la voglia di affrontare discorsi anche profondi, seppur inevitabilmente risolvendo un po’ tutto con una morale in zona Perugina. Il film poi è tenuto in piedi da una truppa di ottimi caratteristi e bravi attori, col trio principale Gleeson / McAdams / Nighy che domina e ti fa venire voglia di abbracciarli e sposarli tutti e tre. Insomma, ottimo.

E poi loro due sono tremendamente cicci.

Però ci son dei problemi. Innanzitutto, c’è la sorella del protagonista, che è il solito personaggio femminile tutto pazzerello e dolce e stralunato ma che simpatica guarda è adorabile ma com’è buffa le voglio tanto bene UCCIDITI. Non la descrivo oltre perché altrimenti mi torna alla memoria Elizabethtown e divento volgare, ma va detto che, per fortuna, si tratta di un personaggio secondario, dallo scarso minutaggio, e la cui esistenza, se vogliamo, è – volontariamente o meno – giustificata dal fatto che lo zio del protagonista è un ritardato. Quindi, insomma, magari la cosa è ereditaria. Ad essere onesti, va detto anche che un po’ tutta la famiglia del nostro eroe è percorsa da quella vena di “ma quanto siamo bizzarri e simpatici”, però si tratta di un aspetto fortunatamente secondario. Non siamo in un film di Wes Anderson, per capirci. E soprattutto, il personaggio di Rachel McAdams è un’adorabile donna normale, non una fottuta squilibrata.

In secondo luogo, c’è il fatto che a un certo punto viene applicata una regola totalmente arbitraria ai viaggi nel tempo, all’insegna del “perché sì”, palesemente perché c’era bisogno di inserire un limite che mettesse il protagonista di fronte a un dilemma morale. E la trovata funziona, è legata a ciò che si vuole raccontare e si inserisce comunque in un film che fin dal primo minuto mette in chiaro di non essere interessato a chissà quale approccio rigoroso ai paradossi. Solo che, nella scena in cui tutto questo viene introdotto, il funzionamento dei viaggi nel tempo entra in contraddizione con se stesso in maniera abbastanza palese, trattando diversamente due personaggi coinvolti nello stesso “salto”. È un peccato perché si tratta di una cosa che poteva essere tranquillamente evitabile senza cambiare di una virgola il resto del racconto, ma alla fine, anche qui, non si tratta di un elemento fondamentale del film. E oltretutto è coinvolta la sorella, quindi vai a sapere, magari il tutto dipende dal suo essere cretina. Poi ci sarebbe il finale, che è toccante e azzeccato in quel che racconta, ma soffre un po’ della sindrome di dover mettere il tutto nero su bianco, col pippone che illustra la già di suo chiarissima morale in favore dei non capenti.

Per tutti questi motivi, non si tratta del gran, gran film che sarebbe potuto essere, ma Questione di tempo è comunque una bella e intelligente commedia, che si merita sicuramente una chance. A patto di non patire fortissimo i toni senza dubbio zuccherosi, di non essere soggetti a chiusura immediata della vena sul collo di fronte alle sorelle pazzerelle e SIMPATICISSIME (però, insomma, se ho retto io… ) e di non farne una malattia se il film esagera un po’ con la voce narrante del protagonista e col volerti infilare a forza in gola la sua morale. Troppo?

Ah, è una commedia britannica, piena di umorismo al sapore di fish & chips, con un personaggio americano di mezzo: devo dirlo, che sarebbe meglio guardarsela in lingua originale?

2 pensieri riguardo “Questione di tempo”

  1. Mi hai fatto ricordare elisabethtown e per questo ti odio, ma ho letto anche la tua recensione e per questo ti amo (platonicamente)… Sono passati un fracco di anni ed ancora se ci penso mi fa incazzare ma so che la tua recensione mi ha finalmente vendicato… Fanculo hipster rockettaro del cazzo…grazie cesco

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